QUANDO LA VIOLENZA DIVENTA INVISIBILE…

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“Chi accetterebbe mai di subire violenza dall’ uomo che ama?” quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase o l’abbiamo pensata noi stessi, eppure i dati della violenza domestica sono attualmente allarmanti. Ciò significa che ancora oggi si parla troppo poco di un fenomeno che è difficile anche quantificare, soprattutto pensando ai numerosi casi sommersi (circa 96%).

VIOLENZA PSICOLOGICA

La domanda da porsi è che cosa si intende per violenza? Nell’ immaginario comune subire violenza significa subire percosse, avere lividi sulla pelle, vivere nel terrore di essere picchiata, maltrattata, torturata, ma cosa accade quando la violenza diventa invisibile?

Si discute ancora poco sulla violenza psicologica, un tipo di violenza non così evidente come quella fisica, caratterizzata da offese, intimidazioni, insulti, controllo psicologico e svalutazione costante. Non è certo una parola offensiva a minare l’autostima, ma se queste parole e questi atteggiamenti sono reiterati nel tempo, per mesi o addirittura anni, per la vittima è impossibile uscirne senza perdere se stessa, soprattutto perché quella violenza è perpetrata da chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla. L’aspetto più insidioso in questa situazione è proprio la difficoltà a riconoscerla, sia da parte della donna che la subisce, sia da parte della collettività.

“Come tentare di catturare il vuoto, invisibile, inafferrabile”.

E allora come può la psicologia aiutare ad affrontare la violenza domestica?
Senza dubbio l’informazione e la conoscenza rimangono le armi più potenti a disposizione.

Sapere che il controllo è la prima modalità con cui si mette in atto la violenza e riconoscere che in dose eccessiva da origine ad un relazione malsana, comprendere che la gelosia può diventare patologica se impone isolamento e che umiliazioni e intimidazioni sono solo uno strumento per sentirsi forte, ma non hanno niente a che fare con l’amore. Ecco conoscere questo non garantisce l’immunità dalla violenza, ma alimenta la consapevolezza e con essa la forza di reagire.

UN TIPO DI VIOLENZA PSICOLOGICA: IL GASLIGHTING

La violenza psicologica tocca l’apice in un fenomeno ampiamente diffuso, quanto tristemente ignoto, il Gaslighting, neologismo americano con cui si fa riferimento alla più grave forma di ricatto emotivo e violenza relazionale in cui il gaslighter, spinge l’altro a dubitare di se stesso a mettere in discussione le sue facoltà mentali.
Il gaslighter confonde la vittima, arriva a convincerla di essere diventata pazza e mette in crisi la sua realtà, andando a confermare che ciò che lei racconta in realtà non è mai accaduto.

LA TECNINCA DEL GASLIGHTER

Il Gioco del manipolatore, noto come “narcisista perverso” consiste nell’ imporre un amore finto, malsano il quale imprigiona il partner in una relazione tossica e anaffettiva.

Tutto ciò avviene attraverso una serie di fasi: una prima fase di confusione, in cui il gaslighter inizia ad insinuare il dubbio, nella seconda fase dell’incredulità la vittima è sconvolta, ma ancora non crede completamente al suo gaslighter, che nel frattempo la allontana dalla realtà, dagli amici e della famiglia diventando per lei, l’unico punto di riferimento.
Segue una fase della difesa, in cui la donna tenta disperatamente di aggrapparsi alla realtà, di appigliarsi alla veridicità dei suoi pensieri, ma spesso isolata e disperata, cade nell’ ultima fase quella depressiva in cui non le resta che soccombere al suo aggressore, in grado di ferirla, distruggerla e manipolarla senza neppure lasciare un segno sulla pelle.

Quei segni però fanno ancora più male, perché portano il peso della vergogna, del senso di colpa, dell’inadeguatezza, spesso la donna non si sente all’altezza delle aspettative del compagno, inizia a sentirsi “pazza” e proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di aiuto, intorno a lei nessuno è più disponibile ad aiutarla, allontanato proprio da lei stessa.

Conclusioni

La donna vittima vive quindi immersa in un sentimento di vuoto: niente la emoziona più, niente la rende felice, vive nell’ apatia alternata al terrore e senza un intervento immediato essa può arrivare a sviluppare patologie sempre più gravi, come il disturbo post-traumatico da stress, i disturbi dell’alimentazione o abuso di alcool e sostanze stupefacenti.

Un’ attenta analisi criminologica ed una maggiore comprensione del fenomeno sono fondamentali per prevenire ed agire al meglio nel sostegno alle vittime di violenza, garantendo loro una maggiore protezione, la possibilità di riscattarsi e di tornare a vivere realmente.

Dott.ssa Natasha Becuzzi
Psicologa
Master in Criminologia e Scienze Forensi

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