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dolce; pralina; cioccolato;
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Come affrontare la seconda ondata Covid

Tempo stimato di lettura: < 1 minuto Una seconda ondata è alle porte, i nostri animi già tormentati dalla prima si trovano ora a provare l’angoscia di rivivere i brutti momenti passati. Come affrontare al meglio la situazione?

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La sindrome di Stendhal

Tempo stimato di lettura: 4 minuti La bellezza di un’opera d’arte può talvolta lasciare senza fiato.
Talvolta nel vero senso della parola, e capita dunque che certi soggetti, di fronte alla bellezza di uno stimolo formale, presentino una sintomatologia di malessere psico-fisico diffuso, con notevole coivolgimento di sintomatologia somatica.
Dato come si tratti di un disturbo che si manifesta soprattutto in occasione di viaggi ed esperienze turistiche, gli scettici credono si tratti di un semplice effetto della stanchezza, magari dovuto al viaggio o al jet-leg.
La psicologia, e in particolar modo la psicoanalisi, sostiene invece l’esistenza di una psicopatologia che sia in grado, attraverso la visione di opere d’arte, di risvegliare conflitti psichici inconsci non rielaborati di cui la contemplazione dello stimolo artistico consente l’attivazione specifica.
La sindrome di Stendhal, così come viene denominato il disturbo, sembra inoltre in grado di proiettare l’osservatore dell’opera d’arte nella medesima dimensione emotiva dell’artista che l’ha realizzata, creando un legame formale-affettivo che, per quanto non scientificamente provato, gode di innegabile fascino.

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Il dono nascosto della pandemia

Tempo stimato di lettura: < 1 minuto La pandemia ci ha messo a dura prova. Assaliti da un nemico insidioso, sconosciuto e invisibile siamo stati in lockdown sperimentando la possibilità di guardarci dentro. Talvolta con esiti sorprendenti.

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La fobia sociale

Tempo stimato di lettura: 2 minuti L’ansia sociale colpisce sempre più persone e sembra un male inesturpabile; parafossalmente più si cercano strategie risolutive, maggiore è l’aggravarsi della sintomatologia

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Il falso mito della mancanza di empatia degli autistici e come imparare tutti a comportarsi in maniera più empatica

Tempo stimato di lettura: 3 minuti Si ritiene, generalmente, che una delle caratteristiche principali dell’autismo sia la mancanza di empatia. In realtà, dal racconto dell’esperienza diretta di autistici adulti e di genitori di bambini autistici, si rileva di frequente che i bambini e gli adulti autistici siano spesso molto più empatici di quanto si creda o ci si aspetti da loro. E allora sorge il dubbio che la mancanza di empatia negli autistici possa derivare, spesso, dall’attivazione di quel meccanismo che in psicologia è noto come profezia che si autodetermina, in base al quale il genitore autistico, cui viene detto che il figlio autistico non può essere empatico, tenderà a non impegnarsi a insegnargli a essere empatico e a interpretare ogni suo comportamento poco empatico come una dimostrazione della sua natura mancanza di empatia, rafforzando involontariamente il comportamento del figlio verso una mancanza di empatia, anche contro la sua personale percezione di se stesso. In realtà, l’empatia, diversamente da come spesso si ritiene non è una capacità innata, ma un comportamento appreso e in quanto tale può essere appreso e può essere migliorato. Da tutti. Autistici e neurotipici, che spesso nell’esperienza quotidiana sono molto meno empatici degli autistici, ma credono di esserlo, perchè si emozionano e si commuovono e manifestano queste emozioni e questa commozione. Ma l’empatia è un’altra cosa.

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