Death Education

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Recuperare la morte per gustare la vita

Non è facile parlare di morte, e non lo è perché ormai nessuno ne vuole parlare. La morte è censurata o al contrario spettacolarizzata, ma la morte vera, quella che è di tutti, viene ormai taciuta e nascosta. Così la morte arriva, annunciata o meno, e non si è pronti. Non si è pronti a “viverla” in prima persona, non si è pronti ad accompagnare chi sta per morire. Tutto questo ha importanti conseguenze che possiamo evitare con la Death Education. Vediamo di cosa si tratta.

La morte, esperienza privata o condivisa?

Davanti alla morte ci sentiamo tutti più o meno impauriti e smarriti, incapaci e inefficaci. Un tempo la morte era una questione che riguardava tutti i componenti di una famiglia e anche quelli della comunità intorno alla famiglia. Oggi questa esperienza è persa nella maggior parte dei casi. Solo in alcuni paesi più piccoli, dove anche la strada è casa, si può ancora sperimentare un morire più umano. Accade allora che la persona che muore e la famiglia vengono accompagnate dalla comunità intera. Succede che i vicini di casa si occupano del cibo per i familiari del defunto, che i bambini partecipano alle veglie e ai funerali. Capita che il trasporto della salma al cimitero avvenga a piedi, in corteo, con un tempo adeguato ad un saluto tanto definitivo. La perdita di questa condivisione estremamente utile e significativa è dovuta alla censura della morte stessa e alla delega del periodo finale della vita alle strutture sanitarie.

La morte lontana

L’aspettativa di vita media è quasi raddoppiata in occidente, e anche la qualità della vita è senza dubbio migliorata. Alcune malattie che un tempo uccidevano sono divenute croniche e la fase terminale è sempre più lontana. Tutto questo è certamente positivo ma siamo impreparati ad affrontare uno stadio di vita come questo, proprio a causa della censura della morte. Così i bambini si trovano sempre più spesso ad ascoltare storie incomprensibili che riguardano un familiare o un amico. Storie di malattia, storie di ospedali, storie di qualcosa che spaventa ma che non si capisce. Tuttavia i bambini hanno un naturale bisogno di capire, e cercano spiegazioni dove possono, nei loro giochi, a scuola, sul web ahimè!

La morte vicina

In realtà il futuro ci vedrà obbligati ad assistere sempre di più in casa le persone a fine vita. Sia perché è preferibile per chi muore, sia perché economicamente il sistema sanitario non può reggere le lunghe ospedalizzazioni delle fasi terminali. Dovremo quindi pensare a questi bambini e farli partecipare a momenti così significativi della biografia familiare quali la malattia e la morte. Dovremo prepararli e concedere loro la possibilità di dare un senso a quanto sta accadendo, di intendere la morte come parte naturale della vita. Sarà utile parlare loro e con loro della morte anche quando questa non ci riguarda da vicino, riflettere su di essa perché possano comprenderla ed accettarla. Abbiamo bisogno di preparare gli adulti perché questi possano preparare i bambini. In questo modo sarà possibile re-integrare la morte nella nostra storia come qualcosa a cui prepararsi senza troppa paura.

La morte spiegata ai bambini

parlare ai bambini della morte

Agli adulti contemporanei viene da pensare che i bambini non possano capire il significato di morire. Essi pensano che i bambini potrebbero essere traumatizzati dal parlare loro di morte. In realtà già dai 5 anni i bimbi introducono la morte nei loro giochi, proprio per spiegarsela, comprenderla, e anche per non averne tanta paura. I bambini capiscono perfettamente il significato della morte. Il problema riguarda di più gli adulti, che impreparati a spiegare il rapporto tra esistenza e vita, trasmettono con le proprie insicurezze anche la paura. E’ ovvio che se si ha paura di qualcosa non si può che far passare questa paura con la spiegazione. Dialogare con i bambini sul tema della morte li aiuta anche a valorizzare la vita e a medio termine può ridurre la tipica attitudine di rischio adolescenziale.

Piccoli e grandi, sani e malati

Ognuno di noi, grande o piccolo, sano o malato, riflette sulla morte in base alle esperienze vissute o a quelle ascoltate. Ma quando un bambino si trova a dover interpretare situazioni a cui non sa dare una spiegazione, può cadere preda della paura e dell’angoscia. Se la morte viene censurata il terrore si può insinuare. La Death Education si propone di guidare attraverso la riflessione, sul cammino dell’accettazione e della comprensione della morte.

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