In Italia il mobbing viene definito comunemente terrorismo psicologico sul luogo di lavoro. È un’aggressione prolungata fatta di vessazioni e angherie, le cosiddette azioni mobbizzanti, che comprendono un’ampia gamma di comportamenti. Perché si possa parlare davvero di mobbing, la durata deve essere di almeno sei mesi, con la frequenza di almeno un’azione mobbizzante a settimana. Vediamo attori, forme, cause e conseguenze del fenomeno.
Che cos’è il mobbing e chi sono gli attori
Gli attori del mobbing sono di solito il mobber, cioè il persecutore, il mobbizzato, ovvero la vittima, i side-mobber, i complici, e gli spettatori neutrali, i bystanders. In caso di presenza di un whistle-blower, colui che segnala l’illecito, i comportamenti vessatori talvolta finiscono. Esiste sia il mobbing emotivo sia quello strategico. Quello strategico viene perseguito razionalmente da certe società, talvolta per allontanare lavoratori indesiderati, ad esempio mentre sono in corso ristrutturazioni aziendali.
Il mobbing può essere verticale, quando il persecutore è il superiore, orizzontale, quando sono i colleghi, oppure ascendente, quando ad esempio un gruppo di operai si coalizza contro un capofficina. Esiste inoltre il doppio mobbing, che si verifica quando un mobbizzato viene isolato anche dalla sua famiglia.
Le cause del mobbing
Sono di solito quattro le cause del mobbing: il mobber; la vittima, che in rari casi può provocare e iniziare il conflitto, evenienza molto rara ma possibile; le dinamiche di gruppo; l’organizzazione del lavoro, dove una leadership troppo autoritaria, un conflitto di ruolo o una competizione esasperata possono determinare il mobbing. C’è anche un altro fattore, che riguarda il diritto del lavoro e che può influire sul mobbing, ovvero la flessibilità sul lavoro di un Paese.
Le dinamiche di gruppo e il mobbing
Per quanto riguarda le dinamiche di gruppo bisogna ricordare che il gruppo informale in un’organizzazione può fornire sostegno emotivo, come può emarginare i devianti ed escludere i “diversi”. Il gruppo può allontanare chi è differente o chi ha semplicemente divergenze di vedute.
Esiste una psicodiagnostica del mobbing. Di solito chi si ammala soffre di disturbo d’ansia generalizzata, depressione reattiva o disturbo da stress post-traumatico. Ma non tutti coloro che sono sottoposti a questo stress psicosociale si ammalano, perché alcuni dimostrano una maggiore resistenza, avendo degli anticorpi psicologici. Per diagnosticare il mobbing è meglio recarsi da un neuropsichiatra, che non si baserà solo sui sintomi, i quali risentono anche della percezione soggettiva, ma sottoporrà il paziente a esami neurologici per individuare eventuali anomalie e fare una diagnosi di natura. Basandosi solo sulla percezione soggettiva si può confondere, ad esempio, la paranoia con l’ipervigilanza.
Alcuni studiosi hanno sostenuto che i mobber siano dei caratteriali, dei narcisisti perversi o dei sadici. In realtà non è certo che esistano tratti di personalità comuni a tutti i mobber.
Il risarcimento e gli aspetti legali
La legge italiana prevede questi tipi di danni: quello patrimoniale e quelli non patrimoniali, ovvero il danno biologico, quello morale e quello esistenziale; il danno psichico è una sottospecie del danno biologico. Un mobbizzato può chiedere, a seconda del caso, il risarcimento in base a questa tipologia di danni. Secondo alcuni sociologi il conflitto è inevitabile e può talvolta rivelarsi una risorsa. Secondo gli esperti, in Italia la conflittualità sul lavoro è fisiologica e quotidiana, risentendo anche della nostra emotività e della concezione della sofferenza sul lavoro.
È vero che una sentenza della Corte di Cassazione del 17 agosto 2018 ha riconosciuto il mobbing come malattia professionale, ma è altrettanto vero che chi accusa ingiustamente una persona di mobbing potrebbe essere costretto a risarcirle le spese legali e vari danni. Per qualsiasi dubbio a proposito è sempre meglio rivolgersi a un avvocato e a uno psicologo.
I costi del mobbing
Il mobbing causa costi aziendali, sanitari e previdenziali. Come costi aziendali basti pensare all’assenteismo, all’aumento del turn over, al calo di produttività dell’azienda. In assenza di una legislazione specifica, i sindacati talvolta aprono sportelli antimobbing e alcune aziende nominano un responsabile antimobbing.
Va detto che il mobbing è una violenza psicosociale, ma in Italia spesso anche la violenza fisica non viene perseguita legalmente come dovrebbe. Di conseguenza, nel nostro Paese siamo ancora arretrati rispetto ad esempio a nazioni come la Svezia, la Germania e la Francia. Non c’è ancora una adeguata sensibilità rispetto a questo fenomeno e molto probabilmente esiste molto mobbing sommerso. In estrema sintesi, oggi il nonnismo è diminuito, il mobbing è sottovalutato e tra i giovanissimi sta crescendo il cyberbullismo. Da una parte tutti hanno diritto a stare bene sul luogo di lavoro: è un diritto irrinunciabile e sacrosanto dei lavoratori, e la stessa Costituzione parla di “utilità sociale” delle imprese. Dall’altra parte è difficile trovare un lavoro che realizzi, ed è anche vero che se tutto è mobbing niente è mobbing.
Il mobbing emotivo
Il mobbing emotivo, inteso come conflitto interpersonale esasperato prodotto da un’anomalia dei rapporti umani, è sempre esistito. Consiste nel deridere la persona, farla sentire inadeguata, farle perdere fiducia, farle perdere la faccia, farle perdere l’autostima. Il mobbing è spesso caratterizzato da una serie sistematica di comunicazioni negative che produce distress e umiliazione. La vittima viene spesso screditata, boicottata, demansionata, sovraccaricata di lavoro. Spesso si giunge all’isolamento sociale.
Il mobbing è l’escalation di un conflitto insanabile sul luogo di lavoro. Per Olweus è determinato dallo squilibrio di potere tra persecutore e vittima. Le azioni mobbizzanti rarissimamente sono fisicamente violente e denotano una certa sottigliezza psicologica: spesso la vittima viene presa di mira con frecciatine, sarcasmo e un certo cinismo di fondo. Il mobbing è fonte di stress non solo per i mobbizzati, ma anche per gli spettatori, che hanno paura a loro volta di diventare vittime. Esiste inoltre una relazione tra stress e malattia, ricordando che il mobbing è stress psicosociale prolungato sul luogo di lavoro. Alcune patologie in cui è implicato lo stress sono, ad esempio, l’ipertensione, le coliti e le ulcere gastrointestinali.
Domande frequenti
Quando si può parlare davvero di mobbing?
Quando le azioni vessatorie si protraggono per almeno sei mesi con una frequenza di almeno un’azione mobbizzante a settimana. Non basta un conflitto isolato: servono sistematicità, durata e un chiaro squilibrio di potere tra persecutore e vittima.
Quali tipi di mobbing esistono?
Il mobbing può essere verticale, quando il persecutore è il superiore, orizzontale, quando sono i colleghi, o ascendente, quando un gruppo si coalizza contro un superiore. Si distingue inoltre tra mobbing emotivo e strategico, oltre al doppio mobbing, quando la vittima è isolata anche dalla famiglia.
Il mobbing è riconosciuto dalla legge italiana?
Una sentenza della Corte di Cassazione del 17 agosto 2018 ha riconosciuto il mobbing come malattia professionale. La vittima può chiedere il risarcimento per danno patrimoniale e non patrimoniale. Chi però accusa ingiustamente qualcuno rischia a sua volta di dover risarcire spese e danni.
Quali conseguenze psicologiche può avere il mobbing?
Chi si ammala può sviluppare disturbo d’ansia generalizzata, depressione reattiva o disturbo da stress post-traumatico. Trattandosi di stress psicosociale prolungato, il mobbing è collegato anche a patologie fisiche come ipertensione, coliti e ulcere gastrointestinali.
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