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Il child neglect: quando il bambino diventa invisibile

Il maltrattamento non ha sempre un volto visibile. Accanto alle forme fisiche, sessuali o economiche ne esiste una più silenziosa e larvata, ma non meno dannosa: il child neglect, la trascuratezza affettiva che rende il bambino, di fatto, invisibile agli occhi di chi dovrebbe prendersene cura. Il maltrattamento può declinarsi in una serie di modalità […]

Giornale di psicologia — Il child neglect: quando il bambino diventa invisibile
Il maltrattamento non ha sempre un volto visibile. Accanto alle forme fisiche, sessuali o economiche ne esiste una più silenziosa e larvata, ma non meno dannosa: il child neglect, la trascuratezza affettiva che rende il bambino, di fatto, invisibile agli occhi di chi dovrebbe prendersene cura.

Il maltrattamento può declinarsi in una serie di modalità potenzialmente riguardanti la sfera psicologica, economica, fisica o sessuale. Ma esiste un’altra forma di maltrattamento, più larvato e silenzioso rispetto ai suoi analoghi più noti, ma non per questo meno dannoso.

Si tratta del Child Neglect, termine con il quale viene indicato l’insieme degli atteggiamenti genitoriali che si esprimono a mezzo di un’omissione affettiva o accuditiva. Il child neglect, indica perciò le condotte di nurture e di affetto che, pur dovendo essere concretizzate, mancano di effettiva realizzazione. È una mancanza, un fenomeno che si afferma in negativo, tramite il non detto e il non fatto.

Cos’è il child neglect

Una definizione largamente condivisa di child neglect è quella proposta da Polansky: “Una condizione in cui un caregiver responsabile per il bambino, o deliberatamente o con una disattenzione del tutto casuale, permette al bambino di vivere un’esperienza di sofferenza da evitare, e/o fallisce nel provvedere in uno più elementi generalmente essenziali, richiesti per lo sviluppo delle capacità fisiche, intellettuali ed emozionali della persona.” (Polansky et al., 1987).

Di primo acchito potrebbe essere identificato come un analogo della discuria e dell’incuria, forme di maltrattamento in cui il bambino è reso vittima di trascuratezza a vari livelli, e tuttavia se ne distingue per la natura meno marcata e l’attuazione più inconsapevole da parte del genitore, che spesso non si mostra conscio della propria condotta omissiva. Anzi, in molti casi i genitori che praticano forme di child neglect sono assolutamente convinti di amare i figli, credono di non commettere alcuna mancanza verso di loro e dunque di adempiere tutte le funzioni necessarie a mantenerne il benessere evolutivo. Al limite riconoscono di avere troppo da fare per stare a sentire ogni loro singolo bisogno. Nei casi più comuni si tratta di genitori soverchiati da impegni lavorativi, vissuti stressogeni che non riescono a conciliare con l’aspetto accuditivo, e che tendono a far prevalere, alla fine, su quest’ultimo.

Modalità attuative

Sono molti i modi in cui un genitore può ignorare il proprio figlio. Non ascoltarlo quando ha dei problemi, non chiedergli com’è andata a scuola, minimizzare o ancor peggio ignorare le sue paure e i suoi disagi, non cercare momenti di empatia e confidenza con lui, non costruire una relazione affettiva reciprocante nella quale il bambino possa trovare sicurezza e conforto.

Le mancanze tipiche del child neglect si realizzano dunque in un contesto familiare freddo, distante, quasi anaffettivo, pervaso da stili di accudimento rifiutante e non responsivo rispetto ai bisogni anaclitici del bambino. Molto spesso si mostrano il correlato di una genitorialità evitante ed autoriferita, la cui attenzione regolativa è focalizzata più su investimenti narcisistici che sulle necessità affettivo-evolutive del piccolo.

Talvolta oltre a mostrarsi carente, la condotta genitoriale presenta anche una carica oppositiva, più nota come antipathy, mirata a far sentire il bambino rifiutato e non accolto nelle sue esigenze di comprensione e di empatia; si riscontrano con frequenza anche condotte colpevolizzanti, finalizzate a liquidare nel bambino ogni sorta di carico stressogeno che coinvolge la famiglia, rendendolo una sorta di “capro espiatorio”, e di genitorializzazione, con cui il bambino viene investito di compiti e competenze inadeguate al suo stadio evolutivo, iperresponsabilizzato e trattato come un adulto.

È tuttavia la noncuranza l’espressione elettiva di questa forma di maltrattamento, che vede il genitore sommerso nei propri impegni a discapito di condotte attentive e di premura. Una madre e un padre che pospongono le necessità del figlio rispetto a quelle personali o lavorative, che zittiscono il bambino e i suoi bisogni con ostilità o indifferenza, che hanno sempre qualcosa di più importante da fare rispetto a farsi carico dei propri doveri accuditivi, stanno praticando esplicite condotte di child neglect. Il bambino viene trattato con trascuratezza, indifferenza, ostilità, privato dell’assistenza necessaria a soddisfare i suoi bisogni, materiali e affettivi, pur prioritari rispetto al resto: con il tempo arriva a maturare una percezione di inutilità e impotenza, che lo spinge a sentirsi un peso per i genitori e persino per se stesso.

Come riconoscere i sintomi della trascuratezza

Per quanto questa tipologia di maltrattamento non raggiunga i livelli di distruttività evolutiva tipica di altre forme di violenza, come ad esempio l’abuso fisico o sessuale, è ben ipotizzabile che un rifiuto affettivo, specie ove reiterato nel tempo, non possa non riflettersi negativamente sulla dimensione esistenziale. Nello specifico, una mancanza empatica e affettiva si mostra un autentico attentato alla serenità psicofisica del bambino, che nel genitore trova la propria base sicura, il punto di riferimento al quale appoggiarsi, il modello nel quale rispecchiarsi e a cui ispirarsi per la costruzione del Sé. Di rimando, questa necessità identificativa porta il bambino a colludere totalmente con la visione che il genitore nutre di lui, e a rispecchiarsi in essa come se si trattasse della propria. Da qui le conseguenza più ovvia: se il bambino si percepisce un oggetto non amato nella mente del genitore, e ne subisce il distacco, la distanza, il rifiuto più o meno implicito, tenderà a rivolgere a se stesso il medesimo vissuto di rifiuto e disprezzo, credendosi inadeguato, deplorevole, perennemente fuori posto e mai all’altezza delle situazioni. Queste convinzioni possono rendersi la matrice di un disagio psicopatologico espresso a mezzo di condotte auto isolanti e auto svalutanti, vissuti ansiogeni e depressivi, mancanza di agency e coping reattivi di fronte ad ostacoli e situazioni problematiche. Da qui il possibile consolidarsi di deficit di autostima, autoefficacia e autoconsapevolezza, a causa dei quali il bambino, e in seguito l’adulto, non sarà in grado di sviluppare un vissuto emotivo-relazionale solido e regolato.

Child neglect come fallimento genitoriale

Il child neglect può essere inteso a tutti gli effetti come una forma di maltrattamento, per quanto più difficile da individuare e slatentizzare. I suoi effetti sono quelli di un abbandono emotivo, di un trauma relazionale precoce e reiterato che va a comprimere le capacità relazionali ed affettive, svuotandole di ogni fiducia, solidità e motivazione, e compromettendo inevitabilmente la delicata ritmicità del processo evolutivo.

Il child neglect è a ragione definibile come un autentico fallimento della genitorialità, nei suoi aspetti materiali ed emotivi, che non si è rivelata in grado di superare i propri limiti narcisistici per uniformarsi alle necessità del bambino. La sua più tipica modalità esplicativa va a riflettersi sulla dimensione emotivo-relazionale della sfera evolutiva, attraverso l’attuazione di condotte caratterizzate da una freddezza emozionale più che da una mancata assistenza nei bisogni primari, da un comportamento disattento, transitorio, inattendibile, in un contesto familiare frammentato e disfunzionale nel quale il bambino si trova a venir più o meno dimenticato, ignorato. Messo all’ultimo posto.

Il child neglect è un affetto non agito: un abbraccio non dato, una parola non detta, un’empatia negata; è un atteggiamento di indifferenza e mancato contatto in grado di disegnare un vuoto che col tempo diventa sempre più difficile colmare.

Domande frequenti

Che cos’è il child neglect?

È una forma di maltrattamento che consiste nell’omissione affettiva o accuditiva verso il bambino: le condotte di cura e affetto che dovrebbero essere realizzate mancano di fatto. Si afferma in negativo, tramite il non detto e il non fatto.

In cosa si distingue dall’incuria e dalla discuria?

Se ne distingue per la natura meno marcata e per l’attuazione più inconsapevole: spesso il genitore non è conscio della propria condotta omissiva ed è anzi convinto di amare e provvedere al figlio.

Quali sono le sue modalità tipiche?

Oltre alla noncuranza, che ne è l’espressione elettiva, possono comparire condotte oppositive (antipathy), colpevolizzanti, con il bambino reso “capro espiatorio”, e di genitorializzazione, in cui il bambino è caricato di responsabilità inadeguate alla sua età.

Quali conseguenze può avere sul bambino?

Il bambino può maturare una percezione di inutilità e impotenza, con deficit di autostima, autoefficacia e autoconsapevolezza, vissuti ansiogeni e depressivi e difficoltà relazionali che possono accompagnarlo fino all’età adulta.

Il child neglect è un maltrattamento silenzioso ma reale: un affetto non agito che lascia il bambino invisibile ai suoi stessi genitori. Riconoscerlo significa dare un nome a un vuoto fatto di premure mancate, e restituire valore ai gesti di cura che ogni bambino ha diritto di ricevere.

Bibliografia di riferimento

Green, A. (1991), Child Neglect, in Case studies in Family Violence, pp. 135-152, a cura di Ammerman, R.T., Hersen, M., Springer-Verlag, Berlino.

Perricone, G. (2021), Child Neglect, donna.fanpage.it.

Polansky, N.A., Chalmers, M.A., Werthan Buttenwieser, E., Williams, P.D. (1987), Damaged parents: An Anatomy of Child Neglect, University of Chicago Press, Chicago.

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