La Solitudine

Facciamone un’alleata

Solitudine.

Che sensazione vi ha provocato leggere questa parola? Quasi sicuramente un vago senso di disagio e di tristezza.

Oggi più che mai alla solitudine sono associati significati negativi. E’ solo chi non riscuote consensi. Eppure, nel corso della nostra vita, tutti sperimentiamo la solitudine. Nasciamo da soli affrontando per la prima volta il distacco, impariamo che le figure che ci circondano sono “altro da noi”, ci affanniamo peri raggiungere la nostra indipendenza. E’ un percorso naturale che si trasforma in disagio quando cominciamo a “sentirci soli”.

Uno stato d’animo

Più che una situazione reale, la solitudine è uno stato d’animo. Siamo soli perché ci sentiamo soli. Ci sentiamo soli perché ci sentiamo incompresi, perché nel rapporto con le altre persone ci sentiamo in credito. Ma se impariamo a conoscere la solitudine possiamo farne una preziosa alleata.

Per iniziare cerchiamo di dare una definizione dei diversi tipi di solitudine che possiamo sperimentare.

Tipi di solitudine

Esiste una solitudine oggettiva quando mancano effettivamente dei punti di riferimento e delle persone che si interessano a noi. E’ difficile però stabilire un confine netto tra questo tipo di solitudine e la solitudine soggettiva: ci sentiamo soli anche se le persone intorno a noi non mancano ma non sono come le vorremmo, non ci capiscono come ci aspetteremmo, non si interessano a noi come pensiamo che dovrebbero fare. L’era dei social favorisce questo senso di disagio perché ci porta spesso a creare e a confrontarci con identità fittizie che, se da un lato ci danno l’illusione di poter superare i nostri limiti, dall’altro ci comunicano, anche a livello inconscio, che non saremmo mai accettati dagli altri se ci presentassimo per quello che realmente siamo.

Esiste , infine, una solitudine voluta, una scelta consapevole.

Generalmente riguarda periodi definiti o si alterna a normali momenti di socialità e ci da modo di prenderci del tempo per ascoltarci, per conoscerci e capire meglio le nostre esigenze.

La “solitudine positiva”

Parliamo di solitudine con un’artista che si definisce “un solitario” tanto di arrivare a scrivere di se stesso “Ricordo bene che scorrendo in modo più razionale la scelta delle canzoni che avevo inciso, mi ero reso conto di quanto il tratto comune di tutte potesse essere racchiuso in una sola parola e che, tale parola, era solitudine.”

Massimo Priviero ha raccolto i suoi pensieri in un libro, “Amore e rabbia”, che ripercorre la sua vita attraverso un intenso percorso introspettivo. Gli chiediamo di condividere con noi le sue riflessioni sulla solitudine.

Massimo, in due parole, che reazione ti suscita il termine “solitudine”?

massimo priviero

Qualunque artista ha essenzialmente un’indole solitaria. Un atto creativo, sia esso una musica, un quadro o un tavolo fatto da un falegname, inizia da uno stato di solitudine che poi si cerca di condividere col mondo. Partendo da questo presupposto, se vuoi la mia è una condizione naturale. Se poi vuoi un’esatta reazione al termine, posso dirti che è uno stato dell’anima che ho sempre vissuto come conseguenziale alla mia indole e al mio posto in questa terra. Ora però non pensare che questo voglia dire “bastarsi”. Il confronto, l’incontro e la relazione con gli altri rimane fondamentale e arricchente. Diciamo che un “solitario positivo” cerca di entrare e di uscire da una porta stabilendo il più possibile quando farlo.

Ti definisci un solitario ma da quello che scrivi l’amicizia risulta essere uno dei sentimenti che per te contano di più, non c’è una contraddizione di fondo?

Al contrario! Per un solitario il valore di una relazione, specie se parliamo di amicizia, può invece diventare speciale proprio perché spesso non è scontata e indotta dalla paura di ritrovarsi da solo.

Scegliere di vivere dei periodi di solitudine è conseguenza di un ambiente in cui non ci sentiamo capiti o si può voler essere soli anche se si è in sintonia con chi ci circonda?

massimo priviero

Assolutamente la seconda che hai detto. Come accennavo prima, e magari parlando in termini certo semplicistici, esiste almeno per me una solitudine positiva e una solitudine negativa. Non è neanche una questione di quanto grande sia un ego o di quanto uno sia in conflitto con un ambiente. Se magari preferisco leggere, ovviamente da solo, un buon libro piuttosto che ingannare il tempo girando intorno insieme a qualcuno, mi piaccia o meno questo qualcuno, non è che vuol dire che ho difficoltà a rapportarmi col prossimo. Semplicemente scelgo di fare qualcosa che può dare più piacere al mio spirito.

Solitudine e felicità possono convivere o sono in contrasto?

massimo priviero

Spesso definisco alcuni passaggi della mia vita di “felice solitudine”. No, non c’è alcun contrasto tra i termini. Il nostro impegno può essere invece quello di educare la nostra mente alla meditazione, alla non ossessione dei pensieri, all’attenzione rispetto a quel che vediamo, alla distrazione, allo stupore rispetto alla bellezza che spesso non scorgiamo. All’impegno verso chi al mondo può davvero aver bisogno di noi. A tante cose. E guarda che non lo sto dicendo da saggio, diciamo che è un lavoro che uno cerca di imparare a fare ogni giorno spesso senza riuscirci.

Cosa cerchi nei tuoi momenti di solitudine, e cosa trovi?

massimo priviero

Spesso cerco la parte più intima di me stesso augurandomi che sia in pace e in equilibrio. Poi, si cercano anche nuovi sogni, si cercano risposte, si cercano ricordi. Si disegnano volti. Si immaginano nuove strade da seguire. Nel mio caso, ovviamente, spesso si cercano melodie e parole da fissare su un pezzo di carta.

Ti fa mai paura?

Certo che si ha anche paura. Quando si è soli con se stessi tutto quello che fa parte di un uomo finisce per emergere. Dunque anche mille paure.

Sei un artista, dopo questi periodi vissuti solo con te stesso arriva il momento della condivisione con il tuo pubblico. Una forzatura, per una persona che si definisce un solitario, o due dimensioni che possono felicemente convivere?

massimo priviero

La condivisione è essenziale per me. Non c’è nulla di più importante, anche per un solitario, del trovare un momento in cui si entra in un frammento di vita di un altro. In qualunque modo questo accada. Ma credo che questo concetto meriti di essere approfondito a parte e magari ne riparleremo.

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