Ipocondria e internet

Quando è l’autodiagnosi a creare le malattie

Spesso ci preoccupiamo per sintomi che notiamo, per un battito cardiaco che non ci convince, per segnali che spesso interpretiamo male. Soprattutto negli ultimi anni cercare su Google le cause dei nostri sintomi è diventata una pratica più che comune. Cerchiamo insieme di capire quali cause ci portano ad agire così, e quali sono gli strumenti per rompere questo circolo vizioso.

Stai male? Chiedi a Dottor Google

dottor google

Lo fanno tutti, cercare una soluzione su internet, un aiuto, una risposta in un mondo virtuale. Perché? Perché arriva sempre il momento in cui si apre Google, si inseriscono delle parole chiave e si schiaccia INVIO? Sarebbe più semplice rivolgersi al proprio medico, che ci conosce da tantissimo tempo; o andare da uno psicologo, uno psicoterapeuta; o ancora chiedere un consiglio alle persone a noi vicine, un fidanzato, i genitori, l’amico di sempre.

E invece no. Noi siamo fatti così, ci affidiamo al dottor Google, che magicamente ci fornirà le risposte che cerchiamo, che nel migliore dei casi ci diagnosticherà una malattia inguaribile e presumibilmente mortale. Quindi va così: ho un’emicrania persistente da tre giorni, non è mai successo prima, non è mai durata tanto, inizio a preoccuparmi, provo a prendere una pastiglia, ma nulla. Ma non posso andare dal medico per un mal di testa, mi prenderebbe per pazza squinternata. Allora ecco che l’ultima spiaggia si delinea davanti ai nostri occhi: il carissimo, gettonatissimo Dottor Google.

Sarebbe tutto bellissimo, veloce ed efficace, ma purtroppo inserisco le parole chiave “emicrania tre giorni”, ed ecco qui che i risultati si allineano in una terribile escalation di malattia e morte: ictus, tumore al cervello, trombosi, aneurismi, emorragie cerebrali e chi più ne ha, più ne metta.

Quanti di voi leggendo queste righe si sono rivisti? Tantissimi di voi, si, è proprio così. Il primo regalo che potete fare a voi stessi, è quello di smettere di affidarvi al web; sì, è vero, è semplice, è veloce, ci dà un quantitativo di informazioni impressionante, è indubbiamente uno strumento utile, ma non è lo strumento che ci aiuterà a trovare la soluzione.

Che cos’è l’ipocondria?

La maggior parte di noi, è caduta almeno una volta in questo magnifico tranello chiamato ipocondria. L’ipocondria altro non è che l’ansia di avere una malattia, l’ansia di poterla sviluppare, solitamente legata ad un’autodiagnosi basata su sintomi che abbiamo o che pensiamo di avere. E’ vero, ti fa male la testa, ma invece di essere una meningite, potrebbe essere una conseguenza del fatto che da tre giorni dormi male e studi come un pazzo per l’esame della prossima settimana. Ma la mente umana, naturalmente catastrofica, si fa spesso abbindolare e quindi eccoci qui a farci prescrivere analisi del sangue, TAC, risonanze magnetiche, viaggi a Lourdes.

Il vero problema è che quando il tuo medico ti riferisce gioisamente che i risultati degli esami sono ineccepibili, è tutto assolutamente a posto, non c’è nulla che non va, tu ti rassicuri, sei contentissimo, finalmente ti sei tolto un enorme peso da dosso… Però. Però il giorno dopo ci ripensi, quel mal di testa alla fine c’è ancora, non è andato via del tutto, è sempre lì in agguato. E se gli esami non fossero stati fatti bene? E se i medici in questione fossero incompetenti? E se in realtà avessi bisogno di altri esami? E siamo di nuovo nel tunnel. Questo è l’adorabile ingegno dell’ipocondria, che anche davanti a delle evidenze mediche, non ci lascia pace. Non c’è esame che tenga, rassicurazione che ci faccia stare meglio.

Come capisco di essere ipocondriaco?

internet e ipocondria
Little cute child running away from a funny monster – Child fears and insecurities concept

L’ipocondria si denota in gesti come controllare il proprio battito cardiaco dieci volte al giorno, mettere sotto stretta osservazione ogni movimento, rumore, sintomo che ci paia strano, ed esasperare anche quel piccolo taglietto sulla mano che “forse sta diventando di un colore strano, forse è iniziata un’infezione”. Beh, quest’articolo è per tutti voi, che vi sentite soli, non compresi, che a volte pensate di essere pazzi o che a volte vi ci fanno sentire. Non lo siete, non siete gli unici a misurarvi la pressione un giorno sì e uno no, state sereni.

Vogliamo parlare poi della gioia di essere in un locale nei pressi dell’ospedale, o di esser capitato a cena seduto accanto al prozio cardiochirurgo? Si, una bella sensazione.

Perché ho l’ipocondria?

Ma, perché diventiamo ipocondriaci? Perché non riusciamo ad essere sereni come la nostra cara amica? Spesso l’insorgenza di ansia di malattia è associata ad episodi di gravi malattie nell’infanzia, o ad un membro della famiglia con diagnosticate importanti patologie. Queste esperienze, come tutte quelle che facciamo nel corso della nostra vita, ci segnano, ce le portiamo dentro e si manifestano. Solitamente le prime “ansie di malattia” iniziano a manifestarsi nella prima età adulta.

Come risolvo il mio problema?

Abbiamo quindi appurato che siamo uno dei tanti soggetti ipocondriaci al mondo, quindi cosa si fa? La risposta sta nella psicoterapia. Non sarà una semplice chiacchierata, non sarà una persona che vi dirà “Dai, lo sai che stai bene, non allarmarti per nulla”; sarà molto di più. L’ipocondria si alimenta di circoli viziosi, di pensieri che innescano determinate reazioni interne; lo scopo della psicoterapia è proprio quello di rompere le catene di pensieri che ci portano all’ansia, cercando invece di portare questi pensieri ad un livello razionale, dove saranno naturalmente destinati ad estinguersi. Prerequisito per iniziare un percorso di psicoterapia è la consapevolezza della persona che non tutte le sue preoccupazioni sono reali; il vero cambiamento parte sempre da noi, un percorso come questo si porta avanti con le proprie forze, ed è impensabile iniziarlo controvoglia, o con scetticismo. Quindi rimbocchiamoci le maniche e riprendiamoci le nostre giornate !

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