Psicologia e Società

Il significato dei colori: il marrone

Il marrone è il colore dell’autunno, della terra e del legno, ma anche della rinuncia, della povertà e della concretezza. Spesso poco amato eppure onnipresente in natura, racchiude un simbolismo ambivalente che attraversa religione, storia, pittura e perfino il neuromarketing. Ecco una panoramica completa sul significato di questo colore caldo e materico. Il marrone e […]

Il significato dei colori: il marrone
Il marrone è il colore dell’autunno, della terra e del legno, ma anche della rinuncia, della povertà e della concretezza. Spesso poco amato eppure onnipresente in natura, racchiude un simbolismo ambivalente che attraversa religione, storia, pittura e perfino il neuromarketing. Ecco una panoramica completa sul significato di questo colore caldo e materico.

Il marrone e il significato dei colori

Nell’ambito del significato dei colori gli psicologi hanno spesso opinioni contrastanti. E. Aeppli (1963), per esempio, sostiene che il marrone puro agisca in modo caldo, riposante, materno, prossimo ai fatti semplici. Al contrario P. Portal (1847) lo considera simbolo dell’amore sotterraneo, parametro infernale e fuoco oscuro. Già da questa distanza di vedute si intuisce come il marrone sia un colore tutt’altro che neutro sul piano psicologico.

Il marrone viene considerato una variante di uno dei colori dello spettro del visibile, ossia dell’arancione. La composizione spettrale di un arancione e di un marrone, infatti, talvolta può essere la stessa, sia con uno spettro monocromatico sia con uno a più componenti. In entrambi i casi, se diminuiamo l’intensità delle componenti senza variare la saturazione e la tinta, l’arancione diventa marrone.

Questo spiega un fatto curioso: il marrone è assente nell’arcobaleno. Non è infatti possibile regolare l’intensità della luce solare responsabile di questo fenomeno e, al suo posto, nello spettro compare l’arancione. Nella teoria dei colori il marrone si ottiene miscelando il giallo e il rosso (l’unione di questi due colori primari produce l’arancione) con il blu o con il nero. Le quantità variabili di ognuno di questi colori che lo originano gli conferiscono le diverse sfumature.

Simbolismo del marrone tra religione e culture

Il marrone viene associato alla terra, al fango, alla sporcizia, alla protezione, al nido, alla casa, al ritegno, al tronco d’albero, alla materialità, alla semplicità, alla terracotta, alla materia, alla comodità, alla povertà e all’infelicità. È un colore radicato nel concreto, nel quotidiano e nel materiale più che nell’ideale.

Nel Cristianesimo è associato alla rinuncia dei beni materiali ed è infatti indossato da molti ordini di monaci e di preti. Con un significato biblico negativo viene invece collegato al fumo del fuoco di Sodoma e Gomorra e quindi anche al diavolo. In Etiopia rappresenta il lutto, mentre in Cina simboleggia il passato.

Da una ricerca sociologica è emerso che il marrone è uno dei colori meno amati dalle persone. Secondo Michel Pastoureau, lo storico più importante nello studio del significato dei colori, con il termine marrone si indicano le sfumature più sgradevoli e volgari del bruno: una valutazione che riflette proprio questa scarsa popolarità.

Perché il marrone è spesso poco amato

La diffidenza verso il marrone nasce dalle sue associazioni più dirette: lo sporco, il fango, ciò che è povero e dimesso. A differenza di colori brillanti come il rosso o il blu, il marrone non comunica energia né freschezza, ma stabilità, sobrietà e attaccamento alle cose semplici. Proprio questa concretezza, tuttavia, può trasformarsi in un punto di forza in contesti dove si vogliono evocare autenticità e naturalezza.

Il marrone nel neuromarketing

Nel neuromarketing il marrone simboleggia autenticità, qualità, naturalità e semplicità, tant’è che viene usato soprattutto nei packaging dei prodotti alimentari o di antiquariato. È un colore che parla al desiderio di genuinità e di ritorno alle origini, sempre più presente nelle strategie di comunicazione delle merci che vogliono apparire artigianali e poco industriali.

È dimostrato che il marrone evochi per lo più associazioni con il legno, il che contribuisce a dare un senso di conforto e di rassicurazione. Il legno naturale, sulle pareti o nell’arredamento, è consigliabile nei ristoranti perché stimola l’appetito e suggerisce alta qualità e genuinità dei piatti, ed è indicato anche per l’arredamento delle cucine in quanto stimola il desiderio di cucinare.

È consigliabile tinteggiare con questo colore le pareti dei negozi di antiquariato, dei calzolai e dei negozi di alimentari, tanto più dei cioccolatai, perché evoca il colore del cioccolato. È invece sconsigliabile usarlo come tinta per le pareti delle toilette, delle sale da bagno e delle cucine, perché susciterebbe una sensazione di sporcizia. Pare inoltre che in Asia l’uso del marrone sulle pareti degli ambienti sia poco gradito e che venga tollerato solo se molto chiaro.

Breve storia del marrone

Il marrone abbonda in natura: è il colore dei terreni, dei tronchi degli alberi e così via, eppure è considerato una mezza tinta. In particolare nel Medioevo si ricavava da elementi naturali, soprattutto da piante come l’ontano comune, il catecù (un’acacia), il noce comune, l’henné, il salice rosso, il nocciolo e la piantaggine.

Il termine “marrone” venne coniato nel XVIII secolo e deriva dal nome di un frutto, una grossa castagna, a sua volta comparso nel XVI secolo e di etimologia incerta. Da qualche decennio, soprattutto nella lingua parlata, si suole usare “bruno” come sinonimo, derivante dal germanico “braun”, il colore del manto dell’orso. Tuttavia il marrone non è identico al bruno e sembra anche meno neutro, perché più tendente al bruno rossastro e quindi più caldo.

Il marrone nella tradizione pittorica

Nella tradizione pittorica italiana è raro che si usi il termine marrone: solitamente ci si riferisce ai bruni e alle terre con denominazioni come “Bruno di Marte”, “Bruno Vibert”, “Bruno Van Dyck”, “Terra di Siena”, “Terra d’ombra” e così via. Al giorno d’oggi, soprattutto nella lingua scritta, quando si cerca di usare un linguaggio più sofisticato è consuetudine utilizzare sinonimi di marrone, termini più ricercati ma non cromaticamente precisi come bruno rossiccio, mogano, caramello e cioccolato, che in realtà può essere anche nero o bianco ma che convenzionalmente richiama al marrone.

Il marrone ha conosciuto anche un capitolo oscuro della propria storia. Da quando le SA, le squadre d’assalto del primo gruppo paramilitare del Partito Nazista, adottarono il marrone per la loro divisa, questo colore divenne sinonimo del nazionalsocialismo del Reich tedesco e di altre associazioni di tipo analogo che evocano violenza e brutalità.

Domande frequenti

Perché il marrone non compare nell’arcobaleno?

Perché il marrone è in sostanza un arancione a bassa intensità luminosa. Nell’arcobaleno non è possibile regolare l’intensità della luce solare che genera lo spettro, quindi al posto del marrone compare l’arancione da cui deriva.

Quali significati ha il marrone nelle diverse culture?

Nel Cristianesimo è legato alla rinuncia dei beni materiali e viene indossato da molti ordini religiosi. In Etiopia rappresenta il lutto, in Cina simboleggia il passato, mentre in chiave biblica negativa è stato collegato al diavolo.

Perché il marrone è usato nel packaging alimentare?

Perché nel neuromarketing comunica autenticità, qualità, naturalità e semplicità. Richiama inoltre il legno e il cioccolato, suggerendo genuinità e artigianalità, qualità apprezzate soprattutto nei prodotti alimentari e di antiquariato.

Da dove deriva la parola “marrone”?

Il termine venne coniato nel XVIII secolo e deriva dal nome di un frutto, una grossa castagna comparsa nel XVI secolo e di etimologia incerta. È quindi una denominazione relativamente recente rispetto ad altri nomi di colore.

Il marrone è il colore della terra, del legno e della concretezza: poco amato eppure radicato in natura, oscilla tra simbolismi di umiltà e protezione e associazioni meno gradevoli legate allo sporco e alla povertà. Nel neuromarketing diventa sinonimo di autenticità e genuinità, mentre nella storia ha attraversato la pittura, la religione e perfino le pagine più cupe del Novecento.
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