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Il Corpo mortificato

Corpo grasso, corpo magro, corpo in sovrappeso. …..Il corpo siamo noi. Il corpo è ciò che ci separa dal resto del mondo. Il feto maturo viene alla luce ed è pronto per iniziare il suo percorso di soggetto separato dagli altri seppur necessariamente accudito, altrimenti non sopravviverebbe. Al neonato subito si taglia il cordone ombelicale che lo lega alla madre ed avviene la prima separazione. Che poi il neonato abbia bisogno di holding, di accudimento, di coccole e carezze per dirle in parole povere è cosa certa. Ma da quei primi attimi subito dopo la nascita inizia il percorso del cambiamento del corpo che durerà per tutta la vita.

Il cambiamento

Se ci pensiamo bene il cambiamento è connaturato alla vita già dall’incontro delle due prime cellule, che vanno a formare l’embrione. Nei primi mesi dopo la nascita i genitori o caregivers sono ansiosi nel controllare pappe, nel valutare il normale accrescimento corporeo con visite periodiche dal pediatra. Si osserva spuntare il primo dentino, poi il bambino inizia a gattonare, inizia la lallazione, le prime incerte parole un po’ storpiate vengono pronunciate fino alla produzione di frasi di senso compiuto e alla conquista della posizione eretta alla ricerca dell’indipendenza del movimento del corpo nello spazio.  

Nei primi due anni di vita il bambino ha già fatto e sperimentato molto del proprio corpo e del mondo circostante. Poi all’asilo con il grembiulino, e alle elementari. I primi dentini cadono con grande gioia dei genitori che sanno che ne rispunteranno altri. Per fortuna a quell’epoca i denti ricrescono, diverso è quando i denti cadono da anziani. Poi si arriva alla pubertà e se fino a quel momento i genitori si sono presi cura del corpo del bambino, adesso il giovane rifiuta quelle cure e attenzioni familiari. La pubertà  è caratterizzata dalla maturazione dei caratteri sessuali secondari.

Il giovane si ritrova in un corpo sconosciuto che richiede un nuovo modo di stare al mondo. C’è un cambiamento corporeo repentino da bambini ci si ritrova giovani ragazzi in grado di procreare. Il corpo in questo periodo subisce una profonda trasformazione, non si è più bambini ma neanche adulti e questo si ripercuote sugli aspetti psichici della personalità in formazione. Una nuova identità deve essere acquisita. Le insicurezze, le incertezze di quel periodo emergono tutte prepotentemente ad esempio nei rapporti conflittuali con i genitori o nell’abbigliamento dei giovani che si uniforma al gruppo dei pari.

Nuovi punti di riferimento

Il gruppo di riferimento non è più l’ambiente protetto della famiglia ma quello esterno degli amici. Una nuova collocazione all’interno della famiglia deve essere acquisita dal giovane e gli equilibri familiari devono riorganizzarsi su nuove esigenze e questo può creare non pochi conflitti.  Poi arriviamo all’età adulta, alle scelte della vita, al lavoro, ai sogni, agli ideali, alle illusioni e alle delusioni, alla riproduzione, all’età matura, all’ età anziana, al periodo della vecchiaia con il declino del corpo.

Come il corpo influenza la mente

Tutto questo breve excursus per dire di come poco consideriamo di quanto il corpo influisca sulla mente, sui pensieri, sulle azioni e sulla vita delle persone. Il corpo influisce sui nostri pensieri e sulle nostre scelte e allo stesso tempo i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzano il nostro corpo e la sua forma fisica.  La scissione cartesiana tra rex extensa e res cogitans ha contribuito fortemente a separare corpo e mente, corpo e spirito, in realtà ormai sappiamo che sono due aspetti di una stessa medaglia. Stare bene nel proprio corpo fa sentire un senso di benessere diffuso che si ripercuote positivamente sulla vita personale e relazionale delle persone. Anche la religione, in particolare quella cattolica, ma non solo, relegando i normali istinti corporei al peccato non ha aiutato a far si che si diffondesse una cultura serena di quelli che sono gli aspetti vitali e sessuali del corpo. La religione musulmana addirittura arriva ad apportare brutali mutilazioni nei genitali femminili, questo per tenere associato il più possibile il piacere al concetto del peccato.

Il corpo è il primo che accusa il colpo come indica il titolo di un libro. Molti traumi, incidenti, malattie, percorsi di vita difficili possono trasformare il corpo e farlo deviare da un normale percorso di cambiamento. Pensiamo ad esempio a chi per un incidente rimane paralizzato. Il corpo non è più in grado di camminare e la vita di quella persona necessariamente cambia. I suoi pensieri cambiano, i suoi umori e le sue emozioni cambiano ed anche i suoi progetti.

Il corpo ci rappresenta, racconta la nostra storia

Noi non sappiamo perché quella persona che non vediamo da vent’anni abbia preso 20 chili, o perché quell’altra sembra possa morire da un momento all’altro a causa dell’anoressia, però possiamo ribellarci alla convenzione inopportuna, quando incontriamo un amico, che è quella di dire: “Come sei dimagrito”, oppure “Come sei ingrassato”, “Ah, beh, ora si che stai bene, sembri un’altro…la metà….” Sono espressioni non innocue ma molto dannose per chi le deve ascoltare, tanto che si sconfina in vere e proprie mortificazioni che non sono sfuggite all’ analisi critica degli psicologi anglosassoni che gli hanno dato denominazioni precise come Fat shaming (Mortificare chi è grasso e far vergognare o sentire colpevole chi è in sovrappeso), Body shaming (Forme di bullismo che colpiscono l’aspetto fisico, e quindi insultare o etichettare la persona per come appare soprattutto in riferimento ai canoni di bellezza della cultura di riferimento), Thin shaming (far vergognare chi è magra).  In ogni caso sono comportamenti verbali aggressivi che mirano a ledere l’autostima dell’altra persona.

Noi non sappiamo cosa abbia fatto tanto ingrassare, essere in sovrappeso o dimagrire quell’amico ma sappiamo che non c’è bisogno di andare dallo psicologo per praticare la gentilezza ed essere gentili con gli altri cercando di relazionarci non tanto per la loro forma fisica, quanto per quello che hanno da comunicare e condividere.

Se poi dovessimo decidere di approfondire e chiederci perché in noi c’è quella leggera soddisfazione nell’ essere aggressivi con gli altri, un percorso psicoterapeutico può essere molto utile.

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