LA HUG THERAPY O TERAPIA DELL’ABBRACCIO

Nata negli anni ’80, la terapia dell’abbraccio sostiene in benefico effetto di un abbraccio nel contenere ansia, depressione e stress. Non solo, un abbraccio ha effetti sulla nostra autostima, ci insegna l’importanza della condivisione e l’amore per noi stessi. Ci insegna a lasciarci andare, incoraggia empatia e comprensione.

Nei bambini l’abbraccio ha la funzione di rafforzare l’autostima, ma il suo effetto perdura negli adulti regalando un senso di sicurezza che argina la pressione della vita quotidiana.

A sottolineare l’importanza di questa pratica è stata istituita un’apposita ricorrenza che ha preso il nome di “National Hug Day”, cade il 21 gennaio e si è ormai estesa in ogni parte del mondo.

Cosa dice la scienza

Una risposta neurofisiologica a questo fenomeno chiama in causa la produzione di ossitocina, ovvero l’ormone dell’amore e del benessere, un neurotrasmettitore che consente al cervello di produrre sensazioni di soddisfazione e appagamento diminuendo, come conseguenza, i livelli di ansia, paura e stress. L’abbraccio aumenta il livello di serotonina, che migliora l’umore e accresce il senso di felicità, rilassa i muscoli aumentando la circolazione nei tessuti molli e ottenendo un effetto benefico sui dolori.

Silvoterapia

E’ una terapia che promette di raggiungere il benessere interiore attraverso il contatto con le piante. Se viene spesso riassunta nell’abbracciare il tronco di un albero, in realtà è molto di più. Prevede un vero percorso di immersione nella natura, lunghe passeggiate nei boschi, lasciando che la mente si liberi da ogni pensiero per entrare in perfetta sintonia con l’armonia della natura. Nata in Giappone intorno agli anni ’80, è una pratica i cui effetti terapeutici sono ormai ampiamente riconosciuti.

Non serve essere in due

Ebbene si, la “hug therapy” può essere praticata ovunque, e anche senza alberi, con ottimi risultati! Come? Ce lo dice uno studio condotto dall’università Vrije di Amsterdam: l’effetto benefico dell’abbraccio si manifesta anche se tra le nostre braccia stringiamo un oggetto inanimato (il classico orsacchiotto di peluches, per intenderci).

Anche il Italia questa pratica sta prendendo piede, proprio a Milano è stato da poco inaugurato il primo negozio dedicato alla Hug Therapy, il Biancolatte Hug, dove, tra peluches di ogni tipo, un grande coniglio bianco accoglie i clienti offrendo abbracci gratuiti e mettendo così subito in pratica i benefici della terapia.

Abbracciare un pupazzo ci rende più buoni

Pare che la tendenza negli adulti a cercare conforto e rassicurazione in un amico di pezza sia molto più diffusa di quanto si potrebbe pensare.

Il quotidiano inglese “The Telegraph” ha pubblicato una ricerca condotta da una fabbrica inglese di materassi e accessori per il sonno, la Time4Sleep, dalla quale scopriamo che il 51% degli uomini intervistati e il 39% delle donne conservano ancora il loro pupazzo preferito di quand’erano bambini. Ma non è tutto: il 28% dichiara di dormire ancora abbracciato al suo pupazzo!

E andiamo ancora oltre. Questa volta la fonte è un autorevole rivista, la “Harvard Business Review” che ha svolto una ricerca dalla quale è emerso che tra chi si trova a contatto con oggetti che ricordano l’infanzia, comportamenti quali truffe e imbrogli hanno subito un calo quantificabile intorno al 20%.

Ciò si spiegherebbe con il fatto che la vicinanza con questi oggetti attiva, anche a livello inconscio, un senso di innocenza che colleghiamo all’infanzia e che ci porta a non voler “inquinare” quello stato con comportamenti inadeguati. Non è solo la presenza di un bambino, quindi, che ci rende eticamente più corretti, ma anche solo l’idea dell’infanzia.

Un peluche è per sempre

A tutto questo si aggiunge l’importanza cha del valore affettivo. Conservare il pupazzo che ci rasserenava da bambini significa mantenere legami con i ricordi rassicuranti dell’infanzia ma anche saper essere costanti nell’attaccamento e nell’affetto alle cose al di là del fatto che siano usurate o superate da nuovi interessi. Questo, ci suggeriscono le ricerche svolte, è un comportamento che saremo portati a mettere in atto anche nei rapporti con le persone reali che ci sono vicine. Con le conseguenze che possiamo facilmente immaginare.

In conclusione, se siamo tra coloro che si addormentano con il nostro vecchio pupazzo sul cuscino, non facciamoci problemi e andiamone fieri. In caso contrario, non possiamo che suggerire di fare un giro in soffitta in cerca dell’orsacchiotto che usavamo per addormentarci un certo numero di anni fa.

E per quel 30% di adulti che al sondaggio condotto dalla Time4Sleep ha dichiarato di non aver mai posseduto un peluches, non è comunque tropo tardi: andate in un apposito negozio e rimediate! Un abbraccio rassicurante è alla portata di tutti.

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