Conosci Te Stesso

Curare i disturbi alimentari con la psicoterapia

Quando il rapporto con il cibo diventa disordinato, restrittivo o eccessivo, e l’alimentazione si trasforma in nemico, anestetico o conforto per un disagio emotivo, si entra nel territorio dei disturbi del comportamento alimentare. Sono condizioni serie, con cause molteplici e rischi concreti per la salute, ma da cui si può guarire: la psicoterapia, e in […]

Giornale di psicologia — Curare i disturbi alimentari con la psicoterapia
Quando il rapporto con il cibo diventa disordinato, restrittivo o eccessivo, e l’alimentazione si trasforma in nemico, anestetico o conforto per un disagio emotivo, si entra nel territorio dei disturbi del comportamento alimentare. Sono condizioni serie, con cause molteplici e rischi concreti per la salute, ma da cui si può guarire: la psicoterapia, e in particolare la CBT-E, resta oggi la scelta d’elezione. Vediamo cosa sono, quali rischi comportano e come affrontarli.

Cosa sono e quali sono i disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare indicano problematiche in cui l’individuo ha un rapporto distorto con il proprio corpo e con il cibo. Il sentirsi brutti e socialmente non accettabili influenza l’autostima e porta a un rapporto poco sano con l’alimentazione. Non si tratta quindi di semplici questioni di dieta, ma di sofferenze psicologiche profonde che si esprimono attraverso il cibo.

I disturbi più diffusi e noti sono l’anoressia (letteralmente mancanza di appetito, in cui la persona è ossessionata dall’ingerire il minor numero di calorie possibili per non ingrassare), la bulimia (letteralmente fame da bue, in cui dopo aver mangiato grandi quantità di cibo ci si auto-induce il vomito) e il disturbo da alimentazione incontrollata, o BED (binge eating disorder, in cui la persona mangia in modo spropositato).

Le forme meno note ma in aumento

Accanto ai disturbi più conosciuti esistono forme meno note ma in crescita:

  • Sindrome da alimentazione notturna (night eating syndrome): al mattino la persona prova disgusto al pensiero del cibo, mentre durante la notte si assiste all’opposto, con un’assimilazione incontrollata legata alla difficoltà ad addormentarsi e a manifestazioni di insonnia.
  • Nibbling (spiluccamento): porta a ingerire di continuo piccole quantità di cibo.
  • Bigoressia (detta anche dismorfofobia muscolare, vigoressia o complesso di Adone): disturbo presente in prevalenza nella popolazione maschile, in particolare tra i frequentatori di palestre e gli appassionati di body building.
  • Ortoressia: descritta come una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche, tanto da condizionare i rapporti sociali.

Questi disturbi coinvolgono in media 9 donne per ogni uomo affetto, con l’eccezione della bigoressia, che riguarda per lo più gli uomini.

Quali rischi comportano i disturbi alimentari

Un’alimentazione non regolata è estremamente pericolosa per il corpo: a lungo termine può compromettere la buona funzionalità di tutti gli apparati. Basti pensare che il tasso di mortalità annuo per i disordini alimentari si aggira intorno al 3%, un dato che colloca queste condizioni tra i disturbi psichiatrici più letali.

La complessità della diagnosi è legata alle molteplici cause, che possono essere genetiche, sociali, psicologiche e psichiatriche, e alla complessità del quadro generale del paziente. Per questo serve un approccio multidisciplinare, con un’equipe specializzata capace di definire un percorso terapeutico e diagnostico altamente personalizzato: supporto alla famiglia, terapia individuale e di gruppo, fino alle consulenze psico-nutrizionali.

Quali sono i tipi più frequenti di anoressia

L’anoressia, chiamata anche anoressia nervosa, presenta due tipologie di manifestazioni:

  • Tipo con restrizioni: negli ultimi 3 mesi la persona non ha presentato episodi di abbuffate o condotte di eliminazione. La perdita di peso è ottenuta principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva.
  • Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione: negli ultimi 3 mesi la persona ha presentato ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione, come vomito autoindotto, uso di lassativi o diuretici.

La diagnosi di questo disturbo è particolarmente complessa, perché spesso è il paziente stesso a non riconoscere di avere un problema e a non riuscire a chiedere aiuto. Il senso di vergogna e la falsa illusione di avere tutto sotto controllo sono tipici di tutte le forme di disturbi alimentari: per questo lo psicologo dovrà lavorare in concerto con un’equipe, così da rendere possibile la guarigione.

Come trovare lo psicologo più adatto

Compiuto il primo e fondamentale passo, ossia capire che occorre aiuto, si può iniziare a cercare il supporto giusto. È importante individuare non solo un professionista vicino a dove si vive e si lavora, ma soprattutto uno psicologo psicoterapeuta con esperienza specifica sui disordini alimentari e sulla CBT-E, e in particolare sulla forma di cui si soffre (bulimia, anoressia, BED e altre).

L’obiettivo è intraprendere un percorso volto al raggiungimento di una maggiore autostima e di un migliorato benessere fisico e mentale. Troppo spesso, infatti, chi è affetto da questi disturbi fa fatica persino ad ammetterlo con se stesso. Il percorso non sarà breve: il secondo passaggio importante consiste nell’aiutare la persona a capire come affrontare il proprio problema alimentare, preparandola a un cambiamento attivo che dipenderà soprattutto da lei stessa.

Perché la CBT-E è la scelta d’elezione

Per i disturbi alimentari la migliore scelta terapeutica è attualmente la CBT-E, la terapia cognitivo comportamentale migliorata: una forma specifica di terapia cognitivo comportamentale focalizzata sulla psicopatologia del disturbo dell’alimentazione. Il suo scopo è affrontare la psicopatologia specifica del disturbo e i processi che la mantengono, per contrastarli e neutralizzarli.

Il percorso con la CBT-E adotta strategie e strumenti mirati a modificare i comportamenti problematici, così da evitare il riattivarsi delle situazioni che hanno scatenato il disturbo. Nella parte finale del trattamento si affrontano tutte le preoccupazioni legate alla conclusione del percorso, con l’obiettivo di prevenire il rischio di ricadute.

Domande frequenti

Quali sono i principali disturbi alimentari?

I più noti sono anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata (BED). Esistono poi forme meno conosciute ma in aumento, come la sindrome da alimentazione notturna, il nibbling, la bigoressia e l’ortoressia. Complessivamente colpiscono in media 9 donne per ogni uomo, con l’eccezione della bigoressia.

I disturbi alimentari sono pericolosi per la salute?

Sì. Un’alimentazione non regolata può compromettere nel tempo il funzionamento di tutti gli apparati del corpo. Il tasso di mortalità annuo si aggira intorno al 3%, il che rende questi disturbi tra i più gravi in ambito psichiatrico. Per questo è fondamentale un intervento tempestivo e multidisciplinare.

Qual è la terapia più efficace per i disturbi alimentari?

Attualmente la scelta d’elezione è la CBT-E, la terapia cognitivo comportamentale migliorata, focalizzata sulla psicopatologia specifica del disturbo e sui processi che lo mantengono. Agisce sui comportamenti problematici e prepara la persona a prevenire le ricadute.

Perché è difficile chiedere aiuto?

Perché il senso di vergogna e la falsa illusione di avere tutto sotto controllo sono caratteristiche comuni a tutte le forme di disturbi alimentari. Spesso è la persona stessa a non riconoscere il problema. Il primo, fondamentale passo verso la guarigione è proprio ammettere di aver bisogno di aiuto.

I disturbi del comportamento alimentare sono sofferenze psicologiche serie, con cause molteplici e rischi concreti per la salute, ma da cui si può guarire. La diagnosi è complessa perché chi ne soffre fatica a riconoscere il problema: il primo passo è ammettere di aver bisogno di aiuto. Da lì, un percorso multidisciplinare basato sulla CBT-E, con il coinvolgimento di un’equipe specializzata, resta oggi la strada più efficace.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Una risposta a “Curare i disturbi alimentari con la psicoterapia”

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.