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Curare i disturbi alimentari con la psicoterapia

Un rapporto non sano con il cibo, dove l’alimentazione è disordinata, restrittiva o eccessiva, dove il cibo diventa nemico, anestetico o ancora “conforto” per un disagio emotivo, sfocia in un disturbo del comportamento alimentare o DSA.

Giornale di psicologia — Curare i disturbi alimentari con la psicoterapia

Un rapporto non sano con il cibo, dove l’alimentazione è disordinata, restrittiva o eccessiva, dove il cibo diventa nemico, anestetico o ancora “conforto” per un disagio emotivo, sfocia in un disturbo del comportamento alimentare o DSA.

Cosa e quali sono i disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare indicano problematiche in cui l’individuo ha un rapporto distorto con il proprio corpo e con il cibo; il sentirsi brutti e socialmente non accettabili, influenza la propria autostima e porta ad avere un rapporto poco sano con il cibo.

I disturbi più diffusi e noti sono l’anoressia, (letteralmente mancanza di appetito, dove una persona è ossessionata dall’ingerire il minor numero di calorie possibili per non ingrassare), la bulimia (letteralmente fame da bue, dove la persona dopo aver mangiato grandi quantità di cibo si auto-induce il vomito) e il disturbo dell’alimentazione incontrollata (o BED, binge eating disorder, dove la persona mangia in modo spropositato).
Forme meno conosciute, ma in aumento, sono la sindrome da alimentazione notturna (night eating syndrome, dove una persona al mattino, prova disgusto al pensiero del cibo, ma durante la notte evolve nella direzione opposta dell’assimilazione incontrollata di cibo per la difficoltà nell’addormentarsi e per le manifestazioni di insonnia), il nibbling (spilucca mento, che porta ad ingerire continuamente piccole quantità di cibo), la bigoressia (detta anche dismorfofobia muscolare, vigoressia o complesso di Adone è un disturbo presente in prevalenza nella popolazione maschile e in particolare tra i frequentatori di palestre e appassionati di body building). e l’ortoressia (disturbo alimentare proposto da alcuni medici e psichiatri, descritto come una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche, tanto da condizionare anche i rapporti sociali).
Questi disturbi coinvolgono in media 9 donne per ogni uomo affetto (ad eccezione della bigoressia che riguarda per lo più gli uomini).

Quali rischi comportano i disturbi alimentari?

Un’alimentazione non regolata è estremamente pericolosa per il corpo poiché a lungo termine può compromettere la buona funzionalità di tutti gli apparati del corpo: basti pensare che il tasso di mortalità annuo per i disordini alimentari è intorno al 3%.
La complessità della diagnosi è collegata alle molteplici cause (genetiche, sociali, psicologiche e psichiatriche) e alla complessità del quadro generale del paziente, che ha bisogno di un approccio multidisciplinare attraverso un equipe specializzata che possa definire un percorso terapeutico e diagnostico altamente personalizzato, con supporto alla famiglia, terapia singola e di gruppo, fino ad arrivare alle consulenze psico-nutrizionali.

Quali sono i tipi più frequenti di anoressia?

L’anoressia (chiamata anche anoressia nervosa) presenta due tipologie di manifestazioni:

  • Tipo con restrizioni: negli ultimi 3 mesi la persona non ha presentato episodi di abbuffate o condotte di eliminazione. La perdita di peso è ottenuta cioè principalmente attraverso la dieta, il digiuno e/o l’attività fisica eccessiva.
  • Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione: negli ultimi 3 mesi, la persona ha presentato ricorrenti episodi di abbuffate o condotte di eliminazione (es. vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici …).

Perciò la diagnosi di questo disturbo è particolarmente complessa, poiché spesso è il paziente in primis a non riconoscere di avere un problema e di non riuscire a chiedere aiuto.
In realtà il senso di vergogna e la falsa illusione di aver tutto sotto controllo è tipica di tutte le forme di disturbi alimentari; per questo lo psicologo dovrà lavorare in concerto con un equipe per poter permettere la guarigione dei pazienti.

Come trovare lo psicologo più adatto per la gestione dei disordini alimentari

Compiuto il primo e fondamentale passo (ossia capire che occorre aiuto), si può iniziare a cercare l’aiuto che occorre: attraverso portali come miodottore o www.psicologi-italia.it si possono trovare i professionisti in tutta Italia e selezionare non solo quelli più vicini a dove si vive e si lavora, ma anche gli psicologi psicoterapeuti con maggiore esperienza sui disordini alimentari e sulla CBT-E e in particolare su quello che si sta soffrendo (bulimia, anoressia, BED, e altri) per intraprendere un percorso volto al raggiungimento di una maggiore autostima e un migliorato benessere fisico e mentale; troppo spesso infatti chi è affetto da questi disturbi fa fatica persino ad ammetterlo con se stesso.
Il percorso infatti non sarà breve ed il secondo ed importante passaggio sarà di aiutare le persone a capire come affrontare il loro problema alimentare per concluderlo, cioè prepararle ad affrontare un cambiamento attivo che dipenderà solo da loro stessi.
Per i disturbi alimentari la miglior scelta terapeutica è attualmente la CBT-E (Terapia Cognitivo Comportamentale), che è una specifica forma di terapia cognitivo comportamentale focalizzata sulla psicopatologia del disturbo dell’alimentazione e affrontare la psicopatologia specifica del disturbo alimentare e i processi che la mantengono, per contrastarli e neutralizzarli.

Il percorso terapeutico con la CBT-E adotta quindi strategie e strumenti specifici volti a modificare i comportamenti problematici, per evitare il reinnesco di situazioni che hanno scatenato il disturbo, fino ad arrivare ad affrontare, nella parte finale del percorso, tutte le preoccupazioni legate alla fine del trattamento e di prevenire rischi di ricaduta.

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