La domanda di un lettore
Molte persone si riconoscono in una difficoltà comune: avere a che fare con interlocutori complicati e non sapere come gestirli. Ci si blocca, non si trovano le parole giuste, si ha la sensazione di non riuscire a farsi capire. A volte gli altri sembrano scavalcarci con le parole, e alla fine ci si resta male, o addirittura si raccoglie ostilità. La domanda che ne nasce è semplice e profonda: come deve essere il mio comportamento, e come devo agire in questi casi, perché gli altri riescano a cogliere il senso di ciò che voglio dire?
È una richiesta che tocca un tema centrale della vita relazionale: il rapporto tra ciò che proviamo, ciò che diciamo e il modo in cui veniamo compresi. Di seguito riportiamo la risposta dello psicologo psicoterapeuta Loris Pinzani.
Risponde Loris Pinzani
Il comportamento è espressione della personalità. Dovendo definire questa condizione umana, potremmo dire che la personalità è il modo di vedere la realtà, di affrontarla e di trarne linee di comportamento. Per questo motivo è quanto meno complesso rispondere alla domanda su cosa fare in una determinata situazione, dal momento che non esiste alcuna ricetta stabile e generale per definire quale sia la condotta opportuna nei vari frangenti.
Tuttavia possiamo certamente affermare che il modo più corretto di affrontare un contesto relazionale o affettivo è quello di evitare una reazione immediata e dare a se stessi il tempo di riflettere, allo scopo di riconoscere le proprie emozioni e di individuare quali siano quelle dell’interlocutore. Potremmo dire che è necessario “fermarsi” per impostare una reazione e darsi il tempo di riconoscere il motivo del comportamento dell’altro, al quale spetta una riflessione pacata e logica quanto la tua.
Questa breve esposizione può essere riassunta con la frase “riflettere prima di agire”, che in realtà nasconde un argomento più ampio: l’espressione stessa della personalità, continuamente gestita. Oltre a questo, mi pare di capire che il tuo desiderio sia quello di non essere fraintesa. Se lo temi, è certamente perché è già accaduto. Ancora una volta il modo migliore per spiegarsi è quello di indugiare sulla comunicazione.
Le parole e le azioni sono macigni, non sono aria: non passano mai inosservate, né siamo disposti a non dare peso a quelle altrui. Sono concetti espressi, ma lasciano il segno, e questo accade sia quando sei tu ad ascoltare sia quando chi ascolta è l’altro. Componi la tua esposizione e rifletti ancora prima di esporla. Già con queste due attenzioni molte cose cambieranno. A presto.
Dr Loris Pinzani, Psicologo Psicoterapeuta
Perché non esiste un comportamento giusto valido per tutti
Il punto di partenza della risposta è fondamentale: il comportamento è espressione della personalità. Ognuno di noi vede e affronta la realtà in modo diverso, e da questo modo personale derivano le nostre reazioni. Cercare una regola fissa che dica esattamente come agire in ogni situazione è destinato a deludere, perché le situazioni relazionali sono uniche e cambiano a seconda delle persone coinvolte, del contesto e del momento.
Questo non significa che siamo in balìa del caso. Significa, piuttosto, che l’attenzione va spostata: non dalla ricerca della formula perfetta, ma dallo sviluppo di una maggiore consapevolezza di sé e dell’altro. È un cambio di prospettiva importante, perché libera dall’ansia di “fare la cosa giusta” e invita a coltivare un atteggiamento più flessibile e presente.
Riflettere prima di agire
Il cuore del consiglio è racchiuso in una frase semplice: riflettere prima di agire. Nelle relazioni difficili la tentazione più forte è quella di reagire d’impulso, soprattutto quando ci sentiamo scavalcati, non ascoltati o sotto pressione. Ma la reazione immediata raramente ci aiuta a farci capire: spesso amplifica il malinteso.
Fermarsi, anche solo per qualche istante, ha un doppio effetto. Da un lato permette di riconoscere le proprie emozioni, distinguendo per esempio la rabbia dalla paura di non essere compresi. Dall’altro apre uno spazio per provare a leggere lo stato d’animo dell’interlocutore, chiedendosi quale sia il motivo del suo comportamento. Questa pausa non è debolezza né esitazione: è il presupposto di una comunicazione più efficace.
Riconoscere le proprie emozioni e quelle dell’altro
Riconoscere ciò che proviamo è il primo passo per non lasciarci guidare ciecamente dall’emozione. Quando diamo un nome a quello che sentiamo, possiamo scegliere come esprimerlo invece di subirlo. Allo stesso modo, provare a immaginare le emozioni dell’interlocutore aiuta a non interpretare ogni sua parola come un attacco. Spesso ciò che ci ferisce non è tanto il contenuto, quanto il modo in cui lo abbiamo interpretato.
Il peso delle parole nella comunicazione
Una delle immagini più forti della risposta è che le parole e le azioni sono macigni, non sono aria. Tutto ciò che diciamo lascia un segno, sia in chi ascolta sia in noi stessi. È un invito a prendere sul serio la comunicazione, senza darla per scontata.
Da qui il secondo suggerimento pratico: comporre la propria esposizione e rifletterci ancora prima di pronunciarla. Non significa controllare ossessivamente ogni parola, ma dedicare attenzione a come vogliamo dire le cose, scegliendo i termini e il momento. La paura di essere fraintesi, del resto, nasce quasi sempre da esperienze passate in cui ci siamo sentiti non capiti. Curare la comunicazione è il modo più diretto per ridurre questo rischio.
Domande frequenti
Esiste un comportamento giusto valido in ogni situazione?
No. Il comportamento è espressione della personalità e ogni situazione relazionale è diversa. Non esiste una ricetta stabile e universale: più che cercare la formula perfetta, è utile sviluppare consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle dell’interlocutore, adattando di volta in volta il proprio modo di comunicare.
Cosa significa “riflettere prima di agire”?
Significa evitare la reazione immediata e concedersi il tempo di fermarsi. Questa pausa serve a riconoscere le proprie emozioni e a interrogarsi sul motivo del comportamento dell’altro. È un atteggiamento che aiuta a impostare una risposta più ponderata e a ridurre i malintesi nelle relazioni difficili.
Come posso evitare di essere frainteso?
Il modo migliore è curare la comunicazione: comporre con attenzione ciò che si vuole dire e riflettere prima di esprimerlo. Le parole lasciano sempre un segno, quindi scegliere i termini e il momento giusto, oltre a chiarire le proprie intenzioni, aiuta l’altro a cogliere meglio il senso del messaggio.
Perché mi blocco quando devo affrontare persone difficili?
Il blocco nasce spesso dalla paura di non riuscire a farsi capire o di essere fraintesi, soprattutto se è già accaduto in passato. Riconoscere questa paura e darsi il tempo di riflettere, invece di reagire d’impulso, può aiutare a ritrovare lucidità e a comunicare in modo più sicuro e chiaro.
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