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Bullismo in eta’ adulta

Dicono che il bullismo sia proprio dell’età infantile. In età adulta si parla piuttosto di mobbing, un fenomeno che avviene per lo più in ambito lavorativo. Eppure la prepotenza, la denigrazione e l’abuso di potere sui più fragili non si fermano ai banchi di scuola: attraversano tutte le età della vita. Meglio, allora, usare termini […]

Bullismo in eta’ adulta
Dicono che il bullismo sia proprio dell’età infantile. In età adulta si parla piuttosto di mobbing, un fenomeno che avviene per lo più in ambito lavorativo. Eppure la prepotenza, la denigrazione e l’abuso di potere sui più fragili non si fermano ai banchi di scuola: attraversano tutte le età della vita. Meglio, allora, usare termini chiari e comprensibili, e continuare a chiamare bullismo ciò che bullismo resta anche tra gli adulti.

Ma chi è il bullo?

Il bullo è prevalentemente un essere umano che adora prendere a calci nel sedere il prossimo, soprattutto se più fragile di lui. Intendiamoci: il bullo è, e resterà sempre, il codardo, il fallito, il buono a niente, capace solo di denigrare le persone migliori di lui. Se pensate che sia un giudizio troppo duro, provate a pensare a quanto sia facile prevalere su una creatura debole come un bambino o un anziano. Anche uno sciocco ci riuscirebbe, e proverebbe l’ebbrezza di sentirsi importante. È proprio questa la radice della prepotenza: la ricerca di un potere a buon mercato, esercitato su chi non può difendersi.

Il bullismo adulto non ha bisogno del cortile della scuola. Si annida nei luoghi di lavoro, nelle relazioni familiari, nei gruppi sociali, e prende di mira soprattutto chi è percepito come diverso o vulnerabile. Gli artisti, per esempio, sono stati tra i più bullizzati dai loro concittadini, solo perché magari avevano una visione diversa del mondo in cui si trovavano. Non peggiore o migliore, semplicemente diversa, più colorata rispetto alla gradazione di grigi in cui quotidianamente una persona comune vive la sua vita. La diversità, agli occhi del bullo, è già di per sé una colpa da punire.

I bersagli preferiti: chi il bullo sceglie di colpire

Ci sono gli anziani, magari affetti da patologie come l’Alzheimer o la demenza, che li fanno sentire smarriti e soli. Provate solo a pensare per un attimo di trovarvi in un ambiente sconosciuto e di ricordare soltanto volti e fatti che riguardano un passato lontano. Vedete volti di gente che non sapete chi sia, che vi fa domande o vi tratta male; non sapete dove siete, che giorno sia o cosa fare, e nemmeno il vostro corpo riconoscete più, perché vi sentite bambini ma quel corpo vi è estraneo. Immaginate come ci si può sentire. Per una persona in questa condizione, la prepotenza di chi dovrebbe accudirla è una ferita che non ha voce per raccontarsi.

Poi ci sono i disabili, altri soggetti su cui l’opinione pubblica e molti dei nostri bulli si scagliano senza pietà. Un disabile è, per il bullo, qualcuno che dà fastidio, un impiccio per la perfetta vita di chiunque. Ma un disabile non l’ha voluto, non l’ha cercato; eppure viene trattato come se fosse colpa sua. Chiedo lo sforzo di mettersi nei panni del prossimo, so che per molti sarà difficile, presi come sono ad affrontare le loro vite indaffarate, ma provateci.

Un uomo o una donna, magari giovani, si trovano ad avere una patologia degenerativa o malformativa, ed ecco che tutto diventa difficile. Il corpo che prima rispondeva a ogni richiesta si ferma, fa i capricci, diventa un nemico. Riuscite a immaginarlo? Proviamo ad andare più piano, con un esempio concreto. È una bella giornata, c’è il sole e fa caldo ma non troppo. Volete scendere dal letto ma non ci riuscite: poco male, forse è solo il sonno. Vi prude il naso, volete grattarlo, ma le mani non si spostano. Volete dare una carezza al vostro bambino che dorme accanto a voi, mentalmente vi sporgete, ma il corpo non si muove; il bambino piange, ha bisogno di voi, vorreste parlare ma nemmeno la bocca risponde, e allora rimanete lì a soffrire, mentre il corpo non risponde più. Chiara l’idea?

Volete portare la vostra ragazza a mangiare un gelato, ma non riuscite a guidare perché le gambe sono stanche e pesanti, e soprattutto tremano senza che possiate fare nulla per fermarle. Ci sono sempre gli amici, direte. E invece no, perché malattia molte volte significa paura per chi vi frequenta, e così molti dei vostri “amici” se la svignano. E cosa rimane? Rimane la famiglia. Eppure, credetemi, a volte nemmeno questa c’è, perché tutti parlano e parlano e parlano, ma nessuno ascolta il suono del dolore. Prima di giudicare cosa uno deve o non deve fare, bisognerebbe passarci attraverso, ma molti parlano senza sapere. Un disabile dà fastidio, ed ecco che arriva il bullo, che ovviamente parla e comanda, infierisce senza domandarsi se le sue parole avranno o meno un peso.

Il peso delle parole: bullismo verbale e omertà

E torniamo alla domanda: chi è il bullo? Bullo è colui che infierisce sul prossimo denigrandolo con parole o insulti. Bullo è colui che si fa trascinare dagli altri. Bullo è colui che agisce di prepotenza, schiacciando le persone più fragili con il potere dell’arroganza. Bullo è colui che non comprende il fatto che sensibilità non significa essere deboli, ma è una qualità che in molti non hanno.

Bullo è tutto ciò che riguarda la prepotenza, la falsità, le meschinità su persone fragili o malate, su bambini o animali, o anche solo su persone che stanno attraversando i momenti difficili che la vita propina. E bulli sono anche gli omertosi, quelli che tacciono per paura o per indifferenza. Perché il bullismo non vive solo di chi colpisce, ma anche di chi guarda e sceglie di non intervenire. Il silenzio complice è una forma di violenza silenziosa, che rende possibile la prepotenza e la legittima.

Una scelta che riguarda ognuno di noi

Sta a ciascuno di noi capire se vuole essere bullo oppure no. E non serve alzare le mani: basta una parola detta con leggerezza, un insulto, un’esclusione, un silenzio nel momento in cui bisognerebbe difendere qualcuno. Il bullismo adulto è spesso proprio questo: sottile, verbale, socialmente tollerato, ma non per questo meno doloroso per chi lo subisce.

Ricordate che “bullo” non è una parola che ci si lascia dietro ai banchi di scuola. È un modo di stare al mondo che possiamo scegliere di rifiutare ogni giorno, in ogni relazione. Pensate prima di parlare, mettetevi nei panni dell’altro, ascoltate il suono del dolore che spesso non ha voce. È da qui che comincia il rispetto.

Domande frequenti

Esiste il bullismo in età adulta?

Sì. Sebbene il termine venga associato all’infanzia, la prepotenza esercitata sui più fragili non si esaurisce a scuola. In età adulta assume spesso la forma del mobbing sul lavoro, ma può manifestarsi anche in famiglia, nei gruppi sociali e verso persone anziane, malate o con disabilità.

Qual è la differenza tra bullismo e mobbing?

Il mobbing è il termine con cui si indica in genere la prepotenza ripetuta in ambito lavorativo. Il bullismo è un concetto più ampio e comprensibile, che descrive ogni forma di sopraffazione, denigrazione e abuso di potere su chi è più debole, a prescindere dal contesto e dall’età.

Chi sono i bersagli più frequenti del bullo?

Il bullo colpisce chi percepisce come fragile o diverso: anziani, spesso segnati da patologie come l’Alzheimer o la demenza, persone con disabilità, chi vive una malattia, chi ha una visione del mondo differente. La vulnerabilità della vittima è ciò che alimenta il senso di potere di chi prevarica.

L’indifferenza è una forma di bullismo?

Sì. Chi tace per paura o per indifferenza, pur assistendo alla prepotenza, ne diventa complice. Il silenzio degli spettatori rende possibile e legittima la violenza: per questo anche l’omertà è parte del fenomeno del bullismo.

Il bullismo non è un problema che resta confinato all’infanzia: è una forma di prepotenza che attraversa tutte le età e prende di mira chi è più fragile. Riconoscerlo, dare peso alle parole e rompere il silenzio degli spettatori è la prima, concreta responsabilità di ognuno. Essere bullo, o non esserlo, è sempre una scelta.
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