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Voglia di Zuccheri?

La voglia di zuccheri che colpisce l’uomo sedentario di oggi nasce da un paradosso: l’uomo primitivo, molto piu’ attivo, aveva una richiesta di carboidrati inferiore. La chiave per capirlo sta nello stress e nel suo effetto sugli ormoni. Confrontare il nostro stile di vita con quello dei nostri antenati aiuta a comprendere perche’ la sedentarieta’, […]

Voglia di Zuccheri?
La voglia di zuccheri che colpisce l’uomo sedentario di oggi nasce da un paradosso: l’uomo primitivo, molto piu’ attivo, aveva una richiesta di carboidrati inferiore. La chiave per capirlo sta nello stress e nel suo effetto sugli ormoni. Confrontare il nostro stile di vita con quello dei nostri antenati aiuta a comprendere perche’ la sedentarieta’, unita a uno stress prolungato, ci spinge verso il cibo dolce, e perche’ l’attivita’ fisica regolare puo’ essere il rimedio piu’ naturale.

Un paradosso che arriva dalla nostra storia

Per comprendere molti aspetti della natura umana e’ utile guardare al passato, con la stessa logica con cui a scuola si studia la storia per capire il presente. Dalla cosiddetta Nutrizione Evoluzionistica emerge chiaramente un paradosso: nell’uomo primitivo, attivissimo, era presente una minore richiesta calorica, soprattutto in termini di alimenti contenenti carboidrati. Era assente quella caratteristica “voglia di zuccheri” che invece colpisce spesso l’uomo inattivo di oggi.

Alcune ricerche mostrano che lo stress protratto nel tempo puo’ predisporre a comportamenti alimentari debilitanti rispetto a condizioni di quiete. Scoprire le differenze tra l’uomo di oggi e quello primitivo, in termini di circostanze vissute, stimoli ambientali e risposta ormonale, aiuta a chiarire i motivi che oggi spingono verso una richiesta cosi’ alta di particolari cibi.

Lo stress dall’uomo primitivo all’uomo di oggi

Uno studio apparso sul Journal of Archaeological Science ha analizzato i capelli di antichi peruviani mummificati, vissuti tra il 550 e il 1532 d.C., rilevando la presenza di cortisolo. I ricercatori hanno cosi’ concluso che anche l’uomo primitivo era soggetto a stress. Tuttavia, dalle deduzioni diffuse su riviste e quotidiani non emergono spesso le distinzioni tra gli effetti psico-comportamentali dei due diversi contesti temporali.

Nelle circostanze primitive lo stress proveniva soprattutto dalle aggressioni di animali o di altri uomini, e dalla necessita’ di procacciare il cibo attraverso attivita’ fisicamente dispendiose e pericolose come la caccia. Erano cioe’ situazioni legate alla sopravvivenza, che richiedevano un notevole dispendio energetico sotto forma di operosita’ fisica.

L’equilibrio ormonale dei nostri antenati

Le reazioni messe in atto dall’organismo, sia per lo stress fisico sia per quello mentale, stimolavano alcuni ormoni che agivano in sincronia per ristabilire la normalita’ e favorire l’adattamento. Nell’aggressione o nella caccia venivano stimolati all’unisono il testosterone e i glucocorticoidi: da un lato sostanze legate all’aggressivita’ e all’energia, dall’altro ormoni deputati alla deplezione energetica della risposta attacco-fuga.

In questa condizione, l’alto livello di testosterone entrava in competizione con il cortisolo sui siti recettoriali, non permettendo il completo espletamento della funzione degli ormoni dello stress cosi’ come la conosciamo oggi nelle nostre “statiche” circostanze. Sono proprio queste ultime, sbilanciando l’equilibrio ormonale, a stimolare l’impellente voglia di zuccheri.

Attivita’ fisica e voglia di zuccheri

L’attivita’ fisica regolare si correla a un aumento dei livelli di testosterone, che influiscono positivamente su determinati neurotrasmettitori legati ai comportamenti alimentari attraverso i meccanismi di gratificazione e ricompensa. E’ uno dei principali motivi per cui spesso sono proprio i sedentari a sentirsi “affamati di carboidrati”.

Questo meccanismo aveva un’influenza positiva anche sulla leptina, un gruppo di proteine secrete dalle cellule adipose che agisce a livello ipotalamico, comunicando al cervello se le scorte energetiche siano sufficienti. In particolare, la leptina inibisce la produzione di neurormoni (neuropeptide Y e melanocorticotropina) che attivano il nucleo ipotalamico della fame.

Il ruolo nel dimagrimento

L’attivita’ fisica svolge dunque un ruolo considerevole nel processo di dimagrimento, poiche’ influenza direttamente i centri deputati all’ingestione e la spesa calorica. Al contrario, la scarsa attivita’ fisica non consente ai livelli di testosterone di aumentare abbastanza da competere con il cortisolo e da agire sui meccanismi di ricompensa del cervello, generando piu’ gratificazione legata al cibo e, di conseguenza, piu’ voglia di zuccheri.

Una ricerca evidenzia come, nei ratti, a livelli di testosterone significativamente piu’ alti corrisponda un minor introito di cibo. Viceversa, alcuni dati longitudinali mostrano che l’obesita’ e le cattive condizioni di salute si associano a un calo dei livelli di androgeni.

Perche’ lo stress moderno e’ diverso

Lo stress odierno e’ di intensita’ inferiore ma prolungato nel tempo, a differenza di quello dell’uomo primitivo, che affrontava picchi elevati ma per brevi periodi. Cio’ comporta che l’organismo, in pratica, non stacchi mai la spina della produzione ormonale stressogena, accumulando prodotti tossici e collocandosi in un movimento di alte quote di cortisolo che, come abbiamo visto, stimola la voglia di zuccheri.

L’attivita’ fisica costante ed equilibrata, non eccessiva e non devastante, puo’ essere l’antidoto naturale a questa “epidemia” moderna. Combattere lo stress, anche con l’ausilio di tecniche di rilassamento, allo scopo di adottare comportamenti alimentari piu’ sani, e’ uno dei cardini di uno stile di vita regolare e di una corretta alimentazione.

Domande frequenti

Perche’ chi e’ sedentario ha piu’ voglia di zuccheri?

Nei sedentari i livelli di testosterone restano bassi e non riescono a contrastare a sufficienza il cortisolo. Questo squilibrio ormonale, unito a uno stress prolungato, agisce sui meccanismi cerebrali di gratificazione e si traduce in una maggiore richiesta di carboidrati e cibi dolci.

Lo stress fa davvero venire voglia di dolci?

Lo stress protratto nel tempo mantiene elevati i livelli di cortisolo, che stimolano la voglia di zuccheri. A differenza dello stress breve e intenso dell’uomo primitivo, quello moderno e’ continuo e tiene l’organismo in costante allerta ormonale.

L’attivita’ fisica aiuta a ridurre la voglia di zuccheri?

Si’. L’attivita’ fisica regolare aumenta il testosterone, agisce sui neurotrasmettitori legati all’alimentazione e influenza positivamente la leptina, l’ormone che segnala al cervello la disponibilita’ di energia. Il risultato e’ una minore spinta verso i carboidrati.

Che cos’e’ la leptina e che ruolo ha nella fame?

La leptina e’ un gruppo di proteine prodotte dalle cellule adipose che comunica al cervello, a livello ipotalamico, se le scorte energetiche sono sufficienti. Inibisce i neurormoni che attivano la fame, contribuendo cosi’ a regolare l’appetito.

La voglia di zuccheri dell’uomo moderno non e’ un semplice capriccio, ma il risultato di uno stress cronico unito alla sedentarieta’, che sbilancia l’equilibrio tra testosterone e cortisolo. Muoversi con regolarita’ e imparare a gestire lo stress restano gli strumenti piu’ efficaci per riportare in equilibrio gli ormoni e ridurre il bisogno di cibi dolci.
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