Nella società attuale, altamente competitiva l’invidia è un emozione molto diffusa, in cui la rivalità e la sfida prevalgono su qualsiasi altra necessità. Attualmente stiamo vivendo una situazione veramente tragica, (la pandemia da coronavirus), ma nonostante ciò i dissidi, le invidie e i malcontenti non si placano. Siamo di fronte ad una società che tende a stigmatizzare l’altro, in base al suo reddito e alla sua visione politica,sia esso autoctono o immigrato. Tutti coloro che non accettano uno stile di vita competitivo volto solo alla crescita economica del paese e al progresso tecnologico vengono tagliati fuori. Ormai non esistono altri obiettivi, se non quello di mettersi in tasca i soldi senza parlare, accentando qualsiasi dinamica anche ingiusta pur di stare bene. Ma il progresso non è legato alle battaglie, non c’è mai stata una battaglia che si è conclusa arricchendo il paese. Dopo tutte le battaglie c’è sempre stata la carestia e la crisi. Il progresso della nostra società dovrebbe essere prima di tutto spirituale e dopo economico e tecnologico, ma se economia e tecnologia non hanno cuore, la gente rischia d’impazzire perdendo di vista la strada giusta.
Le nuove generazioni dovranno affrontare il problema della pandemia, della crisi economica e tante altre conseguenze di una società invidiosa e competitiva. Sicuramente l’invidia non aiuterà i giovani a migliorare il loro stile di vita e quello della società in cui vivono. Questa è un emozione negativa, perché pervade l’animo del soggetto e lo costringe a provare rabbia. Il lavoro oggi, incoraggia l’alta competizione e l’invidia perché i posti sono veramente pochi. Il datore di lavoro mantiene solo i migliori e coloro che non si salvano sono i più sensibili, che lavorano con passione ma vengono esclusi proprio per questo. Anche la scuola commette lo stesso errore, utilizzando le antiche valutazioni, gare di matematica, gare di italiano, ecc. Esiste ancora il maestro che per ottenere il miglioramento degli altri elogia l’unico alunno che lo segue non pensando che invece l’intera classe non è riuscita a comprendere le sue lezioni. Questi meccanismi generano invidia e non danno risultati. Gli insegnanti, i datori di lavoro e l’intera società mettono a dura prova l’emotività della gente, che cerca in tutti i modi di sembrare perfetta in tutto. L’ideale della perfezione ha superato qualsiasi altro e l’invidia trionfa in questa atmosfera.
Quando il soggetto prova invidia si sente mortificato e pieno di rancore occasionato dalla contemplazione di qualche vantaggio superiore posseduto da un altro.
L’ invidia si manifesta quando una persona è infelice perchè qualcun altro possiede qualcosa che non ha e per tale motivo si sente inferiore. Il senso di inferiorità e lo stato d’animo dell’invidioso influenzano le sue reali capacità e sembra quasi che, semplicemente per il fatto di non essere riuscito ad essere come l’altro, lui non possa mai diventarlo. La persona invidiosa si convince della sua incapacità di raggiungere alcuni obiettivi e si sente inferiore. Questa emozione danneggia l’invidioso ma anche l’invidiato, infatti il primo diviene insistentemente rabbioso di fronte alla felicità altrui, provando un forte desiderio per la cosa invidiata e odio e risentimento verso la persona che le possiede, mentre l’invidiato si sente minacciato e odiato.
L’invidia nasce quando un altra persona emette dei giudizi facendo un confronto tra noi e un altro, proprio come avviene nel mondo del lavoro, della scuola e in qualsiasi altro settore. Oggi gli uomini sono diventati più invidiosi delle donne rispetto a prima e molto spesso utilizzano parole offensive e nervose contro di loro proprio per sminuirle di fronte ad altre e poi magari con queste ultime fanno la stessa cosa un secondo dopo.
Immaginate questa situazione: siete con la vostra vicina di casa e ad un tratto si ferma di fronte a voi sul pianerottolo un signore che pronuncia questo complimento: <> Sicuramente se voi siete l’altra vicina e non Pamela, quella valutazione costerà cara al vostro amor proprio. Se fino a quel momento non avevate mai provato invidia in seguito incomincerete a dubitare della vostre capacità culinarie e dell’impossibilità di raggiungere la bravura di Pamela.
Molto probabilmente, questi atteggiamenti maschili derivano da dispiaceri provati sul lavoro con colleghe di sesso femminile con le quali a loro volta hanno gareggiato per il potere oppure da situazioni in cui le donne dovevano scegliere tra loro e un altro maschio, magari proprio il capo. Questo atteggiamento potrebbe essere imitato e sfruttato poi in famiglia per generare nuovamente invidia. L’emozione dell’invidia può essere tollerata da un certo ambiente a tal punto da trasmettere questa malattia dal lavoro alla famiglia. Esistono delle persone che amano sperimentare i propri apprendimenti sugli altri e questo è solo un caso.
In ogni modo, le donne quando diventano invidiose sono molto aggressive e questo succede in ambienti lavorativi altamente competitivi. “Una donna può rendere un inferno la vita di un altra donna con cui compete per il posto di lavoro. Le più anziane e i piccoli gruppi femminili generalmente, sottomettono le ragazze più giovani con la prepotenza, in particolare vengono prevaricate le donne più graziose, più intelligenti e sessualmente più libere e diverse”. Gli scienziati da un po’ di tempo hanno incominciato a studiare l’aggressività indiretta, utilizzata sopratutto dalle ragazze costituita da pettegolezzi in grado di distruggere la reputazione della vittima e dall’ostracismo, entrambe cause della morte sociale del soggetto. Mentre i comportamenti aggressivi maschili vengono considerati naturali, quelli femminili vengono reputati irregolari, perchè si dice che le donne che lottano con un altra dello stesso genere “non hanno classe”. Donne e uomini attualmente sono immersi nelle trame di una società altamente aggressiva che privilegia legami fondati sull’apparenza e l’opportunismo, mentre sarebbe opportuno creare occasioni di incontri finalizzati alla nascita di legami autentici fondati sull’amicizia e la solidarietà, sull’ammirazione e sulla stima, proponendo una politica contraria alla competizione e all’invidia.
Bibliografia e sitografia:
– P. Chesler, Donna contro donna. Rivalità, Invidia e cattiveria nel mondo femminile, Saggi Mondadori, Milano, 2003
-L. H. Farber, H. Rosenfeld, C. Sopena, P. M. Spielman, L’invidia, Bollati Boringhieri, Torino, 1994.
– S. Capodieci, Riconoscere l’invidia, pdf in www.sippnet.com
www.modenapsicologica.it/
Firma
Maria Cristina Lorusso
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