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La terza ondata della terapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale non e’ un blocco unico: si e’ evoluta in ondate successive. La terza, di cui l’ACT di Steven Hayes e’ l’espressione piu’ nota, sposta il baricentro dal controllo dei sintomi all’accettazione dell’esperienza interiore e all’impegno verso i propri valori. Questo approfondimento spiega cosa distingue la terza ondata, come funziona l’ACT e […]

Giornale di psicologia — La terza ondata della terapia cognitivo comportamentale
La terapia cognitivo comportamentale non e’ un blocco unico: si e’ evoluta in ondate successive. La terza, di cui l’ACT di Steven Hayes e’ l’espressione piu’ nota, sposta il baricentro dal controllo dei sintomi all’accettazione dell’esperienza interiore e all’impegno verso i propri valori. Questo approfondimento spiega cosa distingue la terza ondata, come funziona l’ACT e perche’ smettere di combattere i problemi puo’ essere piu’ efficace che inseguirne la soluzione.

Che cos’e’ la terza ondata della terapia cognitivo comportamentale

Ideata da Steven Hayes, l’ACT, acronimo di Acceptance and Commitment Therapy, ovvero terapia basata sull’accettazione e sull’impegno, e’ considerata il ramo di terza generazione della classica terapia cognitivo comportamentale, la Cognitive Behavior Therapy o CBT. Se le prime due generazioni si concentravano sul modificare comportamenti e ristrutturare i pensieri disfunzionali, la terza ondata introduce un cambiamento di prospettiva: non si tratta piu’ soltanto di correggere il contenuto dei pensieri, ma di trasformare il rapporto che la persona intrattiene con essi.

Le tecniche delle due precedenti generazioni cognitivo comportamentali restano certamente ancora molto utili per molti, e anche l’ACT possiede tecniche e strategie proprie. Questo tipo di approccio, tuttavia, si presenta come una sintesi originale tra cognitivismo, comportamentismo e psicologia del profondo in senso lato. Gli approcci e i tentativi falliti in precedenza vengono per cosi’ dire smontati nel percorso terapeutico, e da li’ si cercano nuove vie per raggiungere cio’ che si desidera.

Le tre lettere dell’ACT: accettare, connettersi, tradurre

In un interessante libro di Russ Harris e’ riportata una sintesi efficace di come opera questa metodologia, costruita proprio sulle tre lettere dell’acronimo. La A sta per accettare i propri stati d’animo ed emozioni. La C significa connettersi con i propri valori. La T, infine, si legge come tradurre i propri valori in azioni concrete.

Queste tre parole disegnano un percorso preciso. Prima si smette di combattere cio’ che si prova, riconoscendolo senza giudicarlo; poi si torna a contatto con cio’ che conta davvero per noi; infine si trasformano quei valori in comportamenti quotidiani. L’obiettivo non e’ eliminare il disagio, ma vivere una vita piena e significativa nonostante il disagio possa presentarsi.

La metafora del giardino

Vale la pena soffermarsi su come la ricerca della felicita’, paradossalmente, ci porti a concentrarci troppo sulla ricerca di soluzioni al problema, che finiscono per alimentarlo invece di costruire una vita piena e significativa, termini cari ai terapeuti ACT. La metafora del giardino chiarisce bene questo punto. Immaginate il vostro problema piu’ assillante come erbacce alte in un giardino che volete rendere ordinato. Mentre strappate erbaccia dopo erbaccia, inevitabilmente ne cresceranno di nuove, e vi affannerete a strappare anche quelle, senza risolvere nulla e alimentando un circolo vizioso, noioso e improduttivo. Se invece di strappare le erbacce spostate l’attenzione su come abbellire il giardino, seminando rose, forse vi godreste di piu’ la vita.

Non identificarsi con i propri problemi

Un passaggio centrale dell’ACT e’ smettere di identificarsi con i propri problemi. Pensate a chi siete veramente: non siete la somma dei sintomi elencati nel DSM, ma persone con pregi e difetti. Avete passioni che magari nemmeno conoscete, perche’ non siete connessi con il vostro vero se’. La vita e’ un viaggio, che possiamo immaginare come una camminata: se a ogni passo pensiamo solo a risolvere problemi, come dove spostare il peso sulle gambe e sui piedi per mantenere l’equilibrio, il viaggio sara’ poco piacevole, non alzeremo lo sguardo verso l’orizzonte e resteremo senza scopi.

Per godersi la vita e raggiungere la realizzazione non dobbiamo tenere tutto sotto controllo, ma agire in modo piu’ istintivo, concedendoci di sbagliare qualche volta: in fondo nessuno e’ perfetto. Accettare di non poter controllare ogni emozione, e orientarsi comunque verso cio’ che si desidera, e’ proprio il cuore di questo approccio.

Domande frequenti

Cosa significa terza ondata della terapia cognitivo comportamentale?

Con terza ondata si indica la generazione piu’ recente della terapia cognitivo comportamentale, che comprende approcci come l’ACT. A differenza delle prime due generazioni, centrate sulla modifica di comportamenti e pensieri disfunzionali, la terza ondata lavora sul rapporto della persona con le proprie esperienze interiori, puntando su accettazione, consapevolezza e valori.

Che cosa vuol dire ACT?

ACT e’ l’acronimo di Acceptance and Commitment Therapy, terapia basata sull’accettazione e sull’impegno, ideata da Steven Hayes. Le sue tre lettere riassumono il metodo: accettare i propri stati d’animo, connettersi con i propri valori e tradurre quei valori in azioni concrete.

Perche’ cercare di eliminare un problema puo’ peggiorarlo?

Perche’, come illustra la metafora del giardino, concentrarsi solo sulla rimozione del disagio tende ad alimentarlo, creando un circolo vizioso. L’ACT propone di spostare l’attenzione dalla lotta contro i sintomi alla costruzione di una vita piena e significativa, orientata dai propri valori.

L’ACT sostituisce le tecniche cognitivo comportamentali precedenti?

No. Le tecniche delle prime due generazioni restano utili e anche l’ACT possiede strumenti propri. L’ACT si presenta piuttosto come una sintesi tra cognitivismo, comportamentismo e psicologia del profondo, integrando piu’ che sostituendo gli approcci precedenti.

La terza ondata della terapia cognitivo comportamentale, e in particolare l’ACT di Steven Hayes, insegna che il benessere non nasce dal controllo dei sintomi ma dall’accettazione dell’esperienza e dall’impegno verso i propri valori. Come nella metafora del giardino, smettere di strappare erbacce per iniziare a seminare rose puo’ cambiare il senso stesso del percorso.
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