Specialmente l’uso dei social ha contribuito a creare un concetto fittizio di amicizia. “Amico” è chi mette un like ai messaggi che pubblichiamo: non conta la qualità dell’amicizia ma il numero, e chi vanta una pagina social con tanti like è automaticamente ritenuto una persona con tanti “amici”. Ma l’amicizia, quella vera, è un’altra cosa.
Definizione di amicizia
Possiamo definire l’amicizia come il “reciproco affetto, costante e operoso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine”. Dietro questa formulazione si nascondono alcuni elementi fondamentali, che vale la pena distinguere uno per uno.
L’amicizia è una scelta. Una preferenza motivata che accordiamo ad una persona piuttosto che a mille altre.
L’amicizia è somiglianza, di carattere, di valori condivisi, di intenti.
L’amicizia è condivisione che deriva dalla somiglianza, è confronto e impegno nel perseguire obiettivi comuni.
L’amicizia è un sentimento, un aspetto della vita interiore che rientra nella sfera degli affetti e delle emozioni: non è razionale e non è controllabile, ma è spontanea e sfugge la ragione.
È un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la sincerità, la fiducia, la stima e la disponibilità reciproca. Sono proprio questi ingredienti a distinguere un legame autentico dalle tante relazioni superficiali che oggi tendiamo a chiamare, impropriamente, amicizia.
A cosa serve un amico?
Un amico è una persona che ti sta vicina, che ti capisce, che ti sopporta e supporta. Se è vero che anche soli si può stare bene, il rischio è che la nostra mente venga interamente occupata dai nostri pensieri, isolandoci dal resto del mondo. Un amico è il modo per mantenere un contatto con l’esterno.
Una delle più suggestive spiegazioni della necessità di un amico ce la dà Friedrich Nietzsche nel suo libro “Così parlò Zarathustra”:
“Io e Me conversiamo insieme con assiduità troppo viva; come si potrebbe sopportare ciò, se non ci fosse di mezzo un amico? L’amico è sempre un terzo per il solitario; e il terzo è il sughero che non permette che il discorso dei due cada nel fondo.”
(F. Nietzsche, “Così parlò Zarathustra”)
L’immagine del “terzo” è potente: l’amico non solo ci fa compagnia, ma impedisce che il nostro dialogo interiore ci trascini verso il basso, offrendoci uno sguardo esterno che ci ancora alla realtà.
Quanto tempo ci vuole per diventare amici?
Ce lo svela uno studio dell’Università del Kansas pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationships, che quantifica in 50 ore il tempo necessario da passare insieme per avere un’amicizia occasionale, in 90 ore il tempo necessario per poter parlare di amicizia, e in 200 ore il tempo da trascorrere insieme per potersi dire veri amici. Numeri che ci ricordano una verità semplice: l’amicizia autentica non si improvvisa, ma si accumula ora dopo ora.
Come si costruisce un’amicizia
Costruire un rapporto di amicizia vero e duraturo richiede volontà, richiede tempo, interesse, sincerità e contatto. Tempo da trascorrere insieme, da dedicare all’altro; interesse nell’ascoltarsi e sincerità nel confrontarsi; vicinanza per fare progetti e per dar vita ad un’intimità che è caratteristica tipica dei rapporti di amicizia più profondi. È un investimento reciproco che, proprio come suggeriscono i dati sulle ore condivise, cresce solo se entrambe le persone scelgono di alimentarlo.
Quanto dura l’amicizia?
Difficile dirlo. Come ogni esperienza umana, l’amicizia risponde ad un bisogno che avvertiamo, e i bisogni sono dettati dal momento, dalle circostanze, da specifiche esigenze. Le evoluzioni che si attraversano nella vita implicano dei cambiamenti sia nel nostro modo di pensare che nelle nostre necessità. Questo può far sì che persone che hanno condiviso con noi anche una parte importante della nostra vita ad un certo punto si trovino ad essere distanti da noi.
Resterà un bel ricordo di un pezzo di strada fatto insieme, gratitudine per il ruolo svolto dall’altro nella nostra vita. Forse nostalgia. Ma sono fasi naturali della vita, e riconoscerle come tali aiuta a viverle senza rancore.
Quando l’amicizia è eterna
Se l’idea di poter perdere l’amico del cuore vi rattrista, niente paura! Dalla University of Texas ci arriva infatti uno studio molto incoraggiante: l’amicizia può essere eterna! Esaminando 7600 coppie di amici è risultato che un’amicizia potrà dirsi indistruttibile se riuscirà a superare la durata di 8 anni. A partire da questo momento, infatti, termina la “fase di valutazione”, si vanno riducendo in modo evidente scontri e periodi di allontanamento e l’amicizia può dirsi definitivamente acquisita.
Domande frequenti
Qual è la vera definizione di amicizia?
L’amicizia può essere definita come il reciproco affetto, costante e operoso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine. In pratica è insieme una scelta, una somiglianza, una condivisione e un sentimento, basato su rispetto, sincerità, fiducia, stima e disponibilità reciproca.
Quante ore servono per diventare veri amici?
Secondo uno studio dell’Università del Kansas pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationships, servono circa 50 ore insieme per un’amicizia occasionale, 90 ore per poter parlare di amicizia e 200 ore per potersi dire veri amici.
Perché abbiamo bisogno di un amico?
Perché un amico ci tiene in contatto con il mondo esterno ed evita che la nostra mente resti chiusa nei propri pensieri. Come scriveva Nietzsche, l’amico è il “terzo” che impedisce al dialogo interiore del solitario di cadere nel fondo.
Dopo quanto tempo un’amicizia diventa indistruttibile?
Uno studio della University of Texas, condotto su 7600 coppie di amici, indica che un’amicizia può dirsi definitivamente acquisita quando supera gli 8 anni: da quel momento termina la “fase di valutazione” e si riducono sensibilmente scontri e periodi di allontanamento.
[…] dice che gli amori vadano e vengano ma le amicizie rimangano per tutta la vita. Ma è sempre così? Certamente sentire al proprio fianco persone a noi […]
[…] relazioni personali, invece, il bluff può manifestarsi attraverso l’omissione o la minimizzazione di un errore […]