“Io sono un grande fautore della parola compromesso, oggi tanto disprezzata. Compromesso, secondo alcuni, vuol dire non essere onesti, mancare di ideali; nel mio vocabolario, invece, è sinonimo di vita. Non ci può essere una vita senza scendere a compromessi, e l’opposto di compromesso è fanatismo. Incontrarsi a metà strada non significa capitolare, porgere l’altra guancia, ma cercare di accettare le ragioni dell’altro.”
Amos Oz
La parabola del serpente: una verità che morde
C’era una volta un vecchio serpente che voleva arrampicarsi in cima alla collina per dare un ultimo sguardo al tramonto, prima di passare a miglior vita. Era vecchio e malandato: con le sue forze non ce l’avrebbe mai fatta. All’improvviso vide un bambino che camminava verso di lui e non si fece sfuggire l’occasione: lo implorò di prenderlo in braccio per esaudire il suo ultimo desiderio.
“Non sono uno stupido” rispose il bambino. “Sei un serpente velenoso e potresti uccidermi con il tuo morso.”
“Ma dai… ti giuro solennemente che non lo farò. Tutt’altro: ti sarei immensamente grato.”
Convinto dalle promesse, il bambino se lo caricò in braccio e lo portò sano e salvo in cima alla collina. Il calare del sole era bellissimo, come sempre; lo ammirarono sdraiati vicini sull’erba. Poi il serpente chiese di essere riportato in basso, e il bambino lo fece con cura, lo nutrì e lo salutò.
L’indomani il serpente avanzò una nuova richiesta: voleva tornare nel bosco in cui era nato. Il bambino, ormai fiducioso, lo prese ancora in braccio. Ma prima di posarlo a terra il serpente lo morse sul petto.
Piangendo, il bimbo gridò: “Perché mi hai fatto questo? Perché mi uccidi?”.
“È inutile che piangi” sibilò il serpente. “Sapevi benissimo chi ero quando mi raccogliesti.”
Onestà o autenticità? Una differenza che cambia tutto
Non si può dire che il serpente sia stato inautentico: alla fine dei conti, aveva rivelato la sua vera natura. Eppure resta un disagio. Al pari del serpente, molte persone si appellano all’obbligo della trasparenza e dell’autenticità senza curarsi minimamente del danno e del dolore che le loro parole insensibili provocano. “Sono stato sincero, ho detto quello che pensavo”: e questo, ai loro occhi, li assolve.
Ma il dubbio rimane. Si tratta di onestà o di autenticità? Sono persone disoneste e autenticamente malvagie, oppure incoscienti perfettamente sincere? La distinzione non è sottigliezza filosofica. Autenticità significa essere in contatto con ciò che si prova davvero nel momento presente; onestà relazionale significa scegliere con cura cosa, come e quando dire ciò che proviamo, tenendo conto dell’altro. La psicologia lo conferma: l’autenticità fa bene al benessere e alla soddisfazione di vita, ma la cosiddetta sincerità radicale, quella che “dice tutto”, diventa facilmente un’arma che allontana invece di avvicinare.
Il fardello che scarichiamo sugli altri: le proiezioni
Probabilmente ciò che molti di noi intendono per “essere onesti” o “essere se stessi” è, in realtà, un doppio atto di inganno. Inganniamo noi stessi e gli altri senza saperlo, portando sulle spalle un grosso fardello di illusioni ed errori di valutazione. Su quel fardello si accumulano recriminazioni, giudizi, accuse e, spessissimo, problematiche irrisolte con le persone significative del nostro passato.
Saturi di emozioni negative e confusione, basta poco per perdere il controllo. In uno stato di scarsa consapevolezza, scarichiamo facilmente sugli altri quel mare di tossine non identificate a cui la psicologia dà un nome: proiezioni. È il meccanismo per cui attribuiamo all’altro ciò che non riconosciamo dentro di noi. Da qui nasce anche il “comportamento di reazione”: interpretiamo l’atteggiamento del partner attraverso le nostre ferite passate e reagiamo a quell’interpretazione, non alla persona reale che abbiamo davanti.
Così, quando decidiamo di essere “onesti”, ciò che spesso ne esce è una paccottiglia di accuse caotiche, ricordi parziali trasferiti in modo apparentemente razionale ma sarcastico, condiscendente o aggressivo, pensato per mettere l’altro sotto tiro e farlo sentire inferiore.
La menzogna travestita da sincerità
A quel punto possiamo mentire a noi stessi dicendoci “sono stato onesto”, e mentire anche agli altri pretendendo di esserlo stati. Quanta violenza, quante aggressioni, quanti modi rudi e volgari vengono razionalizzati e sdoganati come onestà e autenticità?
Niente potrebbe essere più distante dalla verità. Perché c’è un principio che regge tutto: non possiamo essere onesti con gli altri più di quanto lo siamo con noi stessi. La prima persona con cui dovremmo iniziare un rapporto trasparente e genuino siamo noi. È verso di noi che abbiamo l’obbligo morale primario dell’onestà.
Cominciare da sé: l’onestà dentro i propri confini
Dovremmo praticare l’onestà all’interno dei nostri confini prima di lanciarla addosso agli altri. Solo allora si apre l’occasione di un’autentica auto-scoperta. Ci accorgeremmo, per esempio, che i nostri sentimenti verso una persona possono essere ambivalenti e complessi, e potremmo approfondirli da soli o con l’aiuto di qualcuno di cui ci fidiamo, prima di scaricarli sul malcapitato di turno.
Esplorare i propri vissuti in privato, conoscerli meglio, permette ai sentimenti di sgorgare direttamente dal cuore: solo a quel punto saremmo davvero onesti. Tutti noi abbiamo sperimentato mancanze e ferite fin dalla nascita; proprio per questo dobbiamo essere cauti quando parliamo di “essere onesti”, e scegliere con attenzione cosa esprimere e cosa custodire.
Tre domande da porsi prima di “dire tutto”
- Di chi è davvero questo sentimento? Sto reagendo all’altro o a una vecchia ferita che l’altro ha solo risvegliato?
- Qual è la mia intenzione? Voglio costruire vicinanza e comprensione, o voglio colpire, punire, avere ragione?
- È il momento giusto? Questa verità, detta ora e così, avvicina o distrugge?
Quando tacere è più saggio (e quando no)
Ci sono innumerevoli situazioni in cui è molto più saggio trattenersi dal rivelare tutto, mantenendo per sé certi pensieri e certe fantasie. Tacere non è sempre disonestà: a volte è rispetto, protezione, misura. In altre situazioni, però, specialmente con le persone con cui abbiamo una relazione intima, questa riservatezza rischia di diventare distanza, freddezza, delusione.
La strada delle relazioni è difficilissima: non esistono ricette preconfezionate. Si procede per tentativi ed errori, nella conoscenza di noi stessi e dell’altro. Umiltà e prudenza si rivelano, spessissimo, i nostri migliori alleati. E il compromesso di cui parlava Amos Oz, l’arte di incontrarsi a metà strada, non è una resa: è la forma più matura dell’amore.
Se la comunicazione di coppia è in difficoltà
Quando la sincerità si trasforma sistematicamente in conflitto, ferite ripetute o silenzi che pesano, può essere utile chiedere aiuto. Uno psicologo o psicoterapeuta aiuta a distinguere i propri vissuti dalle proiezioni e a comunicare senza distruggere. In Italia è possibile rivolgersi al proprio medico di base per un orientamento, contattare i Consultori familiari della ASL (gratuiti) o cercare un professionista iscritto all’Albo degli Psicologi. In situazioni di forte sofferenza o pensieri di crisi è attivo il Telefono Amico Italia (02 2327 2327).
Domande frequenti sull’onestà nella coppia
Qual è la differenza tra onestà e autenticità?
L’autenticità è essere in contatto con ciò che si prova davvero; l’onestà relazionale è scegliere con cura cosa, come e quando comunicare ciò che si prova, tenendo conto dell’effetto sull’altro. Si può essere autentici (“questo è ciò che sento”) ed essere comunque crudeli; l’onestà matura unisce verità e rispetto.
Dire sempre tutto al partner è un segno di onestà?
No. “Dire tutto” non è automaticamente onestà: spesso è sfogo o aggressività travestita da sincerità. L’onestà sana sceglie il momento, il tono e l’intenzione. A volte trattenere una fantasia o un pensiero impulsivo è più rispettoso che riversarlo sull’altro.
Cosa sono le proiezioni nella coppia?
Le proiezioni sono il meccanismo per cui attribuiamo all’altro emozioni, intenzioni o difetti che in realtà appartengono a noi o a ferite del nostro passato. Reagiamo così a un’immagine distorta del partner, non alla persona reale, alimentando incomprensioni e conflitti.
Come essere onesti senza ferire chi amo?
Prima di parlare, chiediti di chi è davvero il sentimento, quale sia la tua intenzione e se sia il momento giusto. Usa toni pacati, parla in prima persona (“io mi sento”) invece di accusare, e fai esempi concreti. L’obiettivo è costruire vicinanza, non vincere.
Quando rivolgersi a uno psicologo per i problemi di comunicazione?
Quando i conflitti si ripetono, le ferite si accumulano o i silenzi diventano insopportabili, un percorso con uno psicologo o un terapeuta di coppia aiuta a comunicare in modo più sano. In Italia puoi rivolgerti ai Consultori familiari della ASL o cercare un professionista iscritto all’Albo degli Psicologi.
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