Psicologia e Società

Recitare fa bene alla salute

Perché recitare fa bene? Partecipare a un laboratorio teatrale è molto più di un passatempo: è un gioco fatto dal vivo, tra persone vere e in un contesto reale, che allena corpo, emozioni e relazioni. In questo approfondimento vediamo come la recitazione metta in moto strumenti fisici e psicologici, perché aiuti a uscire dai ruoli […]

Recitare fa bene alla salute
Perché recitare fa bene? Partecipare a un laboratorio teatrale è molto più di un passatempo: è un gioco fatto dal vivo, tra persone vere e in un contesto reale, che allena corpo, emozioni e relazioni. In questo approfondimento vediamo come la recitazione metta in moto strumenti fisici e psicologici, perché aiuti a uscire dai ruoli rigidi della vita quotidiana e per chi può essere un vero rimedio naturale per il benessere.

Recitare è un gioco serio

Recitare è un gioco. Un gioco fatto dal vivo, tra persone vere e in un contesto reale. È proprio questa dimensione concreta e condivisa a renderlo divertente e, al tempo stesso, profondamente formativo. Dietro al piacere di interpretare un personaggio c’è infatti un lavoro che coinvolge il corpo, la mente e la capacità di stare in relazione con gli altri.

Il corpo in azione

Per imparare a recitare bisogna apprendere a utilizzare una serie di “strumenti” fisici. Essenziale è imparare a usare le corde vocali come fossero uno strumento musicale. Anche il rilassamento è un elemento importante: serve a dimenticare i nostri “tic”, cioè le abitudini comportamentali, i modi di parlare e di muoverci, per assumere quelli del personaggio.

Occorre poi analizzare le caratteristiche psicologiche del personaggio, e a questo scopo si utilizza spesso l’improvvisazione. Recitare è dunque un insieme di tecniche fisiche, ma anche un modo per “calarsi” nei panni degli altri. Come si muoverebbe una persona anziana affetta da artrite? Come cammina una donna incinta? Come si muove un adolescente? Cosa prova un innamorato appena lasciato e come lo manifesta? Il corpo in azione diventa protagonista nella sua interezza: movimenti, pensieri ed emozioni, nostri e del personaggio, a confronto. Questo tipo di lavoro permette di uscire dai nostri modi abituali di rapportarci agli altri.

Il ruolo, tra finzione e realtà

Senza rendercene conto, spesso interpretiamo nella vita dei ruoli che diventano molto rigidi: significa relazionarci con gli altri in modo stereotipato, sempre uguale. Attraverso la recitazione si impara invece a “calarsi” nel ruolo di un altro, a immedesimarsi in quello che prova e pensa un’altra persona in una situazione specifica. Vuol dire uscire dai propri ruoli, prenderne le distanze e interrogarsi su di essi.

Un attore, in genere, recita per mestiere: interpreta tanti ruoli e dunque “finge” di essere tante persone diverse da sé. L’attore è “colui che finge”, colui che agisce una finzione. Non a caso, a chi crediamo stia mentendo diciamo spesso “non recitare!”.

Cosa distingue una grande interpretazione

Cosa distingue una grande interpretazione da una mediocre? La verità che l’attore sa mettere nella sua performance. Oltre alle capacità tecniche, l’attore deve poter utilizzare i propri pensieri e le proprie emozioni come fa il pittore con la sua tavolozza di colori: deve metterci se stesso, senza risparmiarsi. All’interno di un laboratorio teatrale ognuno mette se stesso, e nel lavoro di gruppo si cerca di restituire la verità del personaggio: come agisce, perché agisce in quel modo, come restituire fisicamente quel suo modo di pensare e di sentire.

Il gioco del teatro

Attraverso la recitazione torniamo bambini e ritroviamo la spensierata voglia di giocare. Il laboratorio diventa una fucina di idee dove sperimentarsi, ridere, piangere. Giocare il gioco del teatro significa riscoprire le emozioni, non solo le proprie ma soprattutto quelle degli altri, e conoscere parti di sé sconosciute in un contesto giocoso.

Si ha la possibilità di entrare in un luogo magico, dove il tempo sembra fermarsi. È quello “spazio” importantissimo in cui il celebre psicoanalista Donald Winnicott individuava già nel bambino la possibilità creativa. Recitare, giocare, muovere il corpo, provare emozioni, allenare la memoria e la concentrazione, relazionarsi con gli altri indossando “abiti” fisici e psichici inusuali: tutto questo fa bene alla salute. Recitare è un’esperienza viva, che lascia un segno indelebile nella mente di chi ha il coraggio di sperimentarla.

Recitare, un rimedio naturale per la salute

Da un punto di vista psicologico, imparare a recitare aiuta a relazionarsi con gli altri con maggiore sicurezza. Per chi è indicato frequentare un corso di recitazione? Per tutti: giovani, bambini, adulti e anziani. Ne traggono giovamento sia i soggetti timidi sia quelli più esuberanti, perché recitare è anche imparare a calibrare le proprie emozioni all’interno di un gruppo.

È particolarmente indicato per quei ragazzi chiusi nelle loro stanze, in contatto con il prossimo solo a livello virtuale. Aiuta chi ha difficoltà a riconoscere e a manifestare le proprie emozioni, scongiura l’isolamento e sostiene chi fatica a parlare in pubblico. Migliora così la vita relazionale delle persone, aprendo uno spazio creativo che può poi estendersi ad altri ambiti.

Dare vita a uno spettacolo, infatti, oltre a imparare a recitare implica lavorare insieme in vista di uno scopo comune. Significa creare uno spazio laborioso di creatività in cui si intrecciano discipline diverse, come la musica, la danza, la pittura e la scultura. Possiamo concludere dicendo che imparare a recitare all’interno di un gruppo è un vero rimedio naturale per la salute: quasi un farmaco senza controindicazioni, che aiuta a rapportarsi meglio con se stessi e con gli altri.

Domande frequenti

Perché recitare fa bene alla salute?

Recitare allena contemporaneamente corpo, emozioni e relazioni. Aiuta a riconoscere e manifestare i propri stati d’animo, a uscire dai ruoli rigidi della vita quotidiana e a relazionarsi con gli altri con maggiore sicurezza. Per questo viene spesso descritto come un rimedio naturale per il benessere, quasi un farmaco senza controindicazioni.

Per chi è indicato un corso di recitazione?

Un laboratorio teatrale è adatto a tutti: bambini, giovani, adulti e anziani. Ne traggono beneficio sia le persone timide sia quelle più esuberanti. È particolarmente utile per chi tende all’isolamento, per chi ha difficoltà a parlare in pubblico e per chi fatica a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni.

Serve avere talento per partecipare a un laboratorio teatrale?

No. L’obiettivo di un laboratorio teatrale a scopo di benessere non è formare attori professionisti, ma offrire uno spazio creativo in cui sperimentarsi. Conta più la disponibilità a mettersi in gioco che il talento: il valore sta nel percorso di crescita personale e relazionale, non nella performance.

Che ruolo ha il gruppo nella recitazione?

Il gruppo è centrale. Dare vita a uno spettacolo significa lavorare insieme verso uno scopo comune, imparando a coordinarsi e ad ascoltarsi. Questa dimensione collettiva aiuta a calibrare le emozioni, a costruire fiducia e a sperimentare modi nuovi di stare in relazione con gli altri.

Recitare non è solo divertimento: è un modo per allenare corpo, emozioni e capacità relazionali. Calarsi nei panni di un personaggio aiuta a uscire dai ruoli rigidi, a riconoscere i propri stati d’animo e a stare meglio con gli altri. Per questo un laboratorio teatrale può diventare, a ogni età, un autentico rimedio naturale per il benessere.
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