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Psicotraumatologia e medicina nello studio dell’obesità

L’obesità non è soltanto una questione di calorie ed equilibrio metabolico: sempre più studi mostrano che ha radici anche psicologiche, e in particolare traumatiche. La psicotraumatologia si interroga sul legame tra esperienze avverse, stress post-traumatico e peso corporeo. Un’indagine sperimentale condotta nella Valle di Susa, in collaborazione con la dottoressa Schimenti, ha provato a mettere […]

Giornale di psicologia — Psicotraumatologia e medicina nello studio dell’obesità
L’obesità non è soltanto una questione di calorie ed equilibrio metabolico: sempre più studi mostrano che ha radici anche psicologiche, e in particolare traumatiche. La psicotraumatologia si interroga sul legame tra esperienze avverse, stress post-traumatico e peso corporeo. Un’indagine sperimentale condotta nella Valle di Susa, in collaborazione con la dottoressa Schimenti, ha provato a mettere alla prova questa connessione, esaminando le correlazioni tra disturbo da stress post-traumatico, indice di massa corporea, infiammazione e qualità della vita.

Il legame tra trauma e obesità

L’idea che il peso corporeo possa dipendere anche da fattori psicologici e traumatici non è nuova. Il dottor Felitti afferma la correlazione tra il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e l’indice di massa corporea (BMI) come conseguenza dei traumi infantili. Le esperienze avverse vissute nell’infanzia, secondo questa prospettiva, possono lasciare tracce durature che si riflettono anche sul rapporto con il cibo e sul peso in età adulta.

Bottaccioli propone una lettura complementare, che chiama in causa la dimensione biologica: l’infiammazione può comportare l’obesità e favorire l’insorgenza del disturbo da stress post-traumatico. In questa cornice, corpo e mente non sono compartimenti separati ma un unico sistema, in cui i processi infiammatori, lo stress e l’accumulo di peso si influenzano a vicenda.

Che cosa sono PTSD, BMI e qualità della vita

Per comprendere lo studio è utile chiarire alcuni termini. Il disturbo da stress post-traumatico è una condizione che può insorgere dopo l’esposizione a eventi fortemente stressanti o traumatici, e si manifesta con sintomi come rievocazioni intrusive, evitamento e alterazioni dell’umore e della reattività. L’indice di massa corporea, o BMI, è un parametro che mette in rapporto peso e altezza ed è comunemente usato per classificare il sottopeso, il normopeso, il sovrappeso e l’obesità. La qualità della vita, indicata con la sigla QoL, descrive invece la percezione soggettiva del proprio benessere fisico, psicologico e sociale.

Mettere in relazione queste dimensioni significa chiedersi se chi ha vissuto un trauma tenda ad avere un peso maggiore, se l’infiammazione accompagni entrambe le condizioni e se un livello più alto di obesità si accompagni a una qualità della vita percepita più bassa.

L’indagine nella Valle di Susa

Lo studio ha voluto verificare diverse ipotesi: la correlazione tra PTSD e BMI, la correlazione tra PTSD e infiammazione, la correlazione tra livello di obesità e qualità della vita, e infine la relazione tra istruzione, BMI e PTSD, considerando anche l’uso di psicofarmaci. In collaborazione con la dottoressa Schimenti è stato selezionato, con campionamento casuale, un gruppo di 45 pazienti obesi, tutti con almeno 18 anni di età e residenti nella Valle di Susa.

I soggetti sono stati valutati attraverso due questionari self-report, cioè strumenti in cui è la persona stessa a rispondere sulle proprie esperienze. Per il PTSD è stato utilizzato il questionario MSS-C, mentre per la valutazione della qualità della vita è stato impiegato l’EQ-5D. L’analisi dei dati è stata elaborata con il software statistico SPSS.

Le caratteristiche del campione

Il campione era composto da 11 uomini e 34 donne, con un’età media di 53,40 anni e un BMI medio di 39,33, valore che rientra nella fascia dell’obesità. I pazienti assumevano farmaci anti-infiammatori nel 44,4 per cento dei casi e psicofarmaci nel 37,8 per cento. Sul piano dell’istruzione, il 6,7 per cento delle persone selezionate aveva un livello elementare, il 64,4 per cento un livello intermedio, il 24,4 per cento un livello superiore e solo il 4,4 per cento una laurea.

I risultati dello studio

Durante lo studio è stata confermata la correlazione statistica tra PTSD e BMI: chi presentava indicatori più marcati di stress post-traumatico tendeva ad avere anche un indice di massa corporea più elevato. È stata inoltre confermata la correlazione tra PTSD e consumo di psicofarmaci, così come una correlazione inversa con il livello di istruzione, a suggerire che un titolo di studio più basso si associava a una maggiore presenza del disturbo nel campione considerato. Infine, è stata confermata anche la correlazione tra PTSD e infiammazione in rapporto alla qualità della vita e al BMI.

Va ricordato che si tratta di correlazioni, non di rapporti di causa ed effetto: il fatto che due fenomeni si presentino insieme non dimostra che l’uno provochi l’altro. Il campione, inoltre, è limitato e circoscritto a un territorio specifico. I risultati, però, vanno nella direzione indicata da Felitti e Bottaccioli e rafforzano l’ipotesi di un intreccio profondo tra trauma, infiammazione e obesità.

Perché conta uno sguardo integrato

Il valore di questo tipo di indagine sta nel superare la separazione tra corpo e mente. Se l’obesità fosse solo un problema di alimentazione, basterebbe intervenire sulla dieta. Ma se dietro l’aumento di peso ci sono traumi non elaborati, stati infiammatori e una qualità della vita compromessa, allora il trattamento richiede uno sguardo integrato, che tenga insieme la medicina, la psicotraumatologia e l’attenzione al vissuto della persona. È questa la prospettiva che rende la psicotraumatologia un alleato prezioso della medicina nello studio dell’obesità.

Domande frequenti

Che rapporto c’è tra trauma e obesità?

Secondo studiosi come Felitti esiste una correlazione tra disturbo da stress post-traumatico e indice di massa corporea, spesso legata a traumi infantili. Bottaccioli aggiunge il ruolo dell’infiammazione, che può favorire sia l’obesità sia l’insorgenza del PTSD. L’indagine nella Valle di Susa ha confermato la correlazione statistica tra PTSD e BMI nel campione esaminato.

Come è stato condotto lo studio nella Valle di Susa?

È stato selezionato con campionamento casuale un gruppo di 45 pazienti obesi, tutti maggiorenni e residenti nella Valle di Susa. I partecipanti hanno compilato due questionari self-report: l’MSS-C per il disturbo da stress post-traumatico e l’EQ-5D per la qualità della vita. I dati sono stati analizzati con il software statistico SPSS.

Quali correlazioni sono state confermate?

Lo studio ha confermato la correlazione tra PTSD e BMI, tra PTSD e consumo di psicofarmaci e una correlazione inversa con il livello di istruzione. È stata inoltre confermata la correlazione tra PTSD e infiammazione in rapporto alla qualità della vita e all’indice di massa corporea. Restano però correlazioni, non rapporti di causa ed effetto.

Che cosa significano i termini PTSD, BMI e QoL?

Il PTSD è il disturbo da stress post-traumatico, una condizione che può insorgere dopo eventi traumatici. Il BMI è l’indice di massa corporea, che rapporta peso e altezza e serve a classificare sovrappeso e obesità. La QoL è la qualità della vita, cioè la percezione soggettiva del proprio benessere fisico, psicologico e sociale.

L’obesità non si spiega con la sola alimentazione. L’indagine condotta nella Valle di Susa su 45 pazienti conferma la correlazione tra disturbo da stress post-traumatico, indice di massa corporea, infiammazione e qualità della vita, in linea con le ipotesi di Felitti e Bottaccioli. Pur trattandosi di correlazioni e non di rapporti causali, il messaggio è chiaro: affrontare l’obesità richiede uno sguardo integrato che unisca medicina e psicotraumatologia.

Cristina Peluso

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