Psicologia e Società

Psicoanalisi e neuroscienze: un incontro possibile tra Freud e il cervello

Per oltre un secolo psicoanalisi e neuroscienze sembrano aver parlato lingue diverse. Da un lato il lettino, le associazioni libere, i sogni e l’inconscio descritto da Sigmund Freud. Dall’altro la risonanza magnetica, i neuroni e le mappe del cervello. Eppure, negli ultimi decenni qualcosa e’ cambiato: questi due mondi hanno iniziato a dialogare, fino a […]

Giornale di psicologia — Psicoanalisi e neuroscienze: un incontro possibile tra Freud e il cervello
Per oltre un secolo psicoanalisi e neuroscienze sembrano aver parlato lingue diverse. Da un lato il lettino, le associazioni libere, i sogni e l’inconscio descritto da Sigmund Freud. Dall’altro la risonanza magnetica, i neuroni e le mappe del cervello. Eppure, negli ultimi decenni qualcosa e’ cambiato: questi due mondi hanno iniziato a dialogare, fino a dare vita a una vera e propria disciplina di confine, la neuropsicoanalisi. Ma davvero il pensiero di Freud e i dati delle neuroscienze possono incontrarsi? E che cosa ci guadagniamo, come persone interessate a capire meglio la mente?

Due modi diversi di guardare la mente

La psicoanalisi nasce alla fine dell’Ottocento dall’ascolto clinico: Freud osservava i suoi pazienti, i loro sintomi, i lapsus, i sogni, e ne ricavava una teoria della mente fondata su concetti come l’inconscio, la rimozione, il conflitto tra desideri e divieti. E’ un sapere che parte dall’esperienza soggettiva e dal significato.

Le neuroscienze, invece, studiano la mente dal di fuori: misurano l’attivita’ dei neuroni, osservano quali aree del cervello si accendono durante una certa emozione, ricostruiscono i circuiti della memoria. E’ un sapere fatto di dati oggettivi e misurabili.

Per molto tempo questa differenza di metodo e’ sembrata un muro invalicabile. La svolta e’ arrivata quando alcuni studiosi hanno capito che non si trattava di scegliere tra le due prospettive, ma di metterle in dialogo: la psicoanalisi descrive l’esperienza interiore, le neuroscienze ne cercano le basi nel cervello. Lo stesso oggetto, la mente umana, osservato da due finestre diverse.

La nascita della neuropsicoanalisi

Un momento simbolico e’ il 1999, quando il neuroscienziato Eric Kandel (Premio Nobel per la Medicina nel 2000 per le sue ricerche sulla memoria e la plasticita’ dei neuroni) pubblica un articolo destinato a fare storia. Kandel afferma che la psicoanalisi resta “ancora la concezione della mente piu’ coerente, e quella intellettualmente piu’ soddisfacente”, invitando pero’ a fondarla su basi biologiche solide.

L’anno successivo, a Londra, nasce la Societa’ Internazionale di Neuropsicoanalisi. Tra i suoi promotori figurano nomi di primo piano: oltre a Kandel, neuroscienziati come Antonio Damasio, Oliver Sacks, Gerald Edelman e Jaak Panksepp, accanto a psicoanalisti di rilievo. A guidare questo movimento e’ Mark Solms, neurologo e psicoanalista sudafricano, considerato il padre della disciplina per i suoi studi su pazienti con lesioni cerebrali trattati anche con l’ascolto psicoanalitico.

In Italia il dialogo e’ stato portato avanti da studiosi come Mauro Mancia, neurofisiologo e psicoanalista, e da clinici come Giovanni Liotti e Clara Mucci, che hanno contribuito a far conoscere questi temi anche al di fuori degli ambienti specialistici.

Dove psicoanalisi e neuroscienze si incontrano

I punti di contatto piu’ interessanti riguardano alcune funzioni della mente che stanno al cuore sia della teoria di Freud sia della ricerca sul cervello.

L’inconscio e la memoria implicita

Una delle scoperte piu’ affascinanti e’ quella del doppio sistema della memoria. Esiste una memoria esplicita (o dichiarativa): cosciente, verbalizzabile, fatta di ricordi che possiamo richiamare e raccontare. E ne esiste una implicita: non cosciente, non verbalizzabile, che riguarda apprendimenti e schemi emotivi che agiscono in noi senza che ce ne accorgiamo.

Questa distinzione ha permesso di ampliare il concetto freudiano di inconscio. Accanto all’inconscio rimosso (i contenuti che la mente allontana dalla coscienza perche’ dolorosi o inaccettabili), si e’ iniziato a parlare di inconscio non rimosso: un nucleo che si forma molto presto, nei primi due anni di vita, prima ancora che esistano le parole. Le prime esperienze con chi si prende cura di noi, i contatti, gli affetti, ma anche le frustrazioni, si depositano nella memoria implicita e influenzano per sempre il nostro modo di sentire e di stare in relazione. In un certo senso, le neuroscienze hanno offerto una conferma indiretta a una vecchia intuizione di Freud: gran parte di cio’ che ci muove sfugge alla nostra consapevolezza.

Le emozioni e gli affetti

Studiosi come Jaak Panksepp e Antonio Damasio hanno mostrato che le emozioni non sono un “disturbo” della ragione, ma sistemi cerebrali antichi e fondamentali, alla base di ogni decisione e di ogni legame. E’ un terreno di incontro naturale con la psicoanalisi, che da sempre mette al centro la vita affettiva e la sua intensita’.

L’empatia e i neuroni specchio

La scoperta dei neuroni specchio, da parte del gruppo di Giacomo Rizzolatti, ha offerto una possibile base biologica all’empatia: alcuni neuroni si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando vediamo qualcun altro compierla, contribuendo a farci “sentire” lo stato emotivo dell’altro. E’ un meccanismo che aiuta a capire come avvenga quella sintonizzazione affettiva tanto importante nella relazione tra genitore e bambino e nello stesso rapporto terapeutico.

Il sogno

Anche il sogno, tema classico della psicoanalisi fin da L’interpretazione dei sogni, e’ stato studiato dalle neuroscienze. Le ricerche di Mark Solms hanno mostrato che il sogno e’ legato a circuiti cerebrali della motivazione e del desiderio, riaprendo, su basi nuove, la discussione sul significato dell’attivita’ onirica.

Un incontro senza forzature: anche le divergenze contano

Sarebbe ingenuo immaginare una fusione perfetta. Psicoanalisi e neuroscienze restano discipline diverse, con metodi e linguaggi propri, e il dialogo e’ vivace proprio perche’ non mancano i disaccordi.

Un esempio: Solms sostiene che la coscienza affettiva nasca in strutture profonde e antiche del cervello, come il tronco encefalico, ridimensionando il ruolo della corteccia. Altri ricercatori, come Vittorio Gallese, pur condividendo parte della sua critica, ritengono che Solms sottovaluti l’importanza della neocorteccia nella vita inconscia e nella costruzione del Se’. Sono discussioni tecniche, ma raccontano qualcosa di importante: l’incontro tra questi due mondi e’ un cantiere aperto, non un punto d’arrivo. E proprio per questo e’ fecondo.

Perche’ tutto questo ci riguarda

Al di la’ dei tecnicismi, questo dialogo ha un valore concreto per chiunque si interroghi sul proprio funzionamento. Ci ricorda che la nostra vita psichica non e’ un mistero impalpabile ne’ una semplice questione di chimica cerebrale: e’ entrambe le cose insieme. Le ferite precoci lasciano tracce reali, ma la mente conserva una capacita’ di cambiamento, la plasticita’, che rende possibili crescita e cura. Capire che pensieri, emozioni e relazioni hanno radici biologiche, e che allo stesso tempo il significato delle nostre esperienze conta davvero, e’ forse il messaggio piu’ prezioso che nasce da questo incontro.

Domande frequenti

Che cos’e’ la neuropsicoanalisi?

La neuropsicoanalisi e’ una disciplina di confine che mette in dialogo la psicoanalisi e le neuroscienze. Studia lo stesso oggetto, la mente umana, cercando di collegare i concetti psicoanalitici (come l’inconscio, le emozioni, il sogno) alle conoscenze sul funzionamento del cervello. E’ nata intorno al 2000 grazie al lavoro di studiosi come Mark Solms ed Eric Kandel.

Le neuroscienze hanno confermato le teorie di Freud?

Non in modo letterale, ma alcune intuizioni di Freud hanno trovato un riscontro indiretto. La scoperta della memoria implicita e dell’inconscio non rimosso, per esempio, conferma l’idea centrale che gran parte della nostra vita mentale avvenga fuori dalla coscienza. Altre ipotesi freudiane, invece, sono state riviste o superate.

Che differenza c’e’ tra inconscio rimosso e inconscio non rimosso?

L’inconscio rimosso, descritto da Freud, contiene ricordi ed emozioni allontanati dalla coscienza perche’ dolorosi. L’inconscio non rimosso si forma invece molto presto, nei primi due anni di vita, prima del linguaggio: raccoglie esperienze affettive precoci depositate nella memoria implicita, che influenzano il nostro modo di sentire e di relazionarci.

I neuroni specchio spiegano l’empatia?

I neuroni specchio offrono una possibile base biologica all’empatia: si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando la osserviamo negli altri, aiutandoci a “sentire” il loro stato emotivo. Non sono pero’ l’intera spiegazione dell’empatia, che resta un fenomeno complesso in cui entrano in gioco anche storia personale, relazioni ed esperienza.

Psicoanalisi e neuroscienze sono in conflitto?

Piu’ che in conflitto, sono complementari. Hanno metodi e linguaggi diversi e non mancano i disaccordi, ma molti studiosi le considerano due prospettive sullo stesso oggetto: la psicoanalisi descrive l’esperienza interiore, le neuroscienze ne cercano le basi nel cervello. Il loro dialogo e’ un campo di ricerca ancora aperto e in evoluzione.

Psicoanalisi e neuroscienze non si escludono: osservano la stessa mente da due finestre diverse. La memoria implicita, le emozioni, i neuroni specchio e il sogno sono i terreni dove i due saperi si incontrano. Il messaggio piu’ prezioso e’ che le nostre esperienze hanno radici biologiche reali e, al tempo stesso, un significato che conta: per questo la mente puo’ cambiare e curarsi.
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