Benessere e Crescita

Primo obiettivo: non darsi troppi obiettivi

Darsi obiettivi e’ uno degli strumenti piu’ potenti che abbiamo per crescere. Ma quando gli obiettivi diventano troppi, troppo alti o scollegati dalle nostre risorse reali, lo stesso strumento che dovrebbe motivarci finisce per generare ansia e frustrazione. Il primo, vero obiettivo e’ spesso quello di non darsene troppi: imparare a impostarli in modo realistico […]

Giornale di psicologia — Primo obiettivo: non darsi troppi obiettivi
Darsi obiettivi e’ uno degli strumenti piu’ potenti che abbiamo per crescere. Ma quando gli obiettivi diventano troppi, troppo alti o scollegati dalle nostre risorse reali, lo stesso strumento che dovrebbe motivarci finisce per generare ansia e frustrazione. Il primo, vero obiettivo e’ spesso quello di non darsene troppi: imparare a impostarli in modo realistico e sostenibile.

Perche’ abbiamo bisogno di ostacoli

L’essere umano, per avere uno sviluppo sano dal punto di vista psicofisico, ha bisogno di ostacoli da affrontare e di problemi da risolvere, ritardando la gratificazione e ottenendo come risultato la crescita. L’evoluzione personale, in fondo, non e’ altro che affrontare una situazione percepita come bloccante sviluppando elementi di resilienza e di problem solving (Pawlina e Stanford, 2011).

Questo processo produce un cambiamento positivo di mentalita’ e, alla fine, il piacere di avercela fatta. Proprio quel piacere e’ alla base della nostra motivazione intrinseca, conosciuta anche con il termine di automotivazione (Trabucchi, 2012): la spinta che nasce da dentro, non dal premio esterno, e che ci permette di perseverare quando le cose si fanno difficili.

Goalmania: quando il goal setting si rovescia

Uno dei punti fondamentali per affrontare una situazione ostacolante e’ il goal setting, ovvero la ricerca di raggiungere gli obiettivi, imposti e autoimposti, attraverso una serie di comportamenti filtrati da valori, emozioni e desideri (Lunenburg, 2011).

Se applicato in maniera ponderata e con aspettative realistiche, il goal setting puo’ portare benefici assoluti per la propria personalita’ e per i risultati sul luogo di lavoro e nell’attivita’ sportiva, come illustra ampiamente la letteratura di Edwin A. Locke e Gary P. Latham (2002), tra i principali studiosi della teoria degli obiettivi.

Tuttavia, se attuato senza linearita’, basandosi su bisogni e desideri inattuabili e irrealistici, come la ricerca estrema della felicita’ o dei modelli imposti dai mass media, il goal setting puo’ raggiungere dimensioni quasi da disturbo ossessivo-compulsivo. La spinta a fissare sempre nuovi traguardi smette di servire la crescita e comincia a divorarla.

Il segnale d’allarme

Un modo semplice per accorgersene e’ osservare il rapporto tra sforzo e serenita’. Quando ogni obiettivo raggiunto viene immediatamente sostituito da uno piu’ ambizioso, senza mai concedersi il piacere del risultato, il meccanismo si e’ inceppato. L’automotivazione lascia il posto a un’agitazione costante, in cui non basta mai nulla di quello che si fa.

Gli effetti collaterali degli obiettivi selvaggi

Questa situazione e’ ampiamente descritta dal giornalista Oliver Burkeman nel suo libro “La legge del contrario” (2012). Il columnist del “Guardian”, nella parte del testo dedicata alla questione, mostra come una delle ricette date dai guru del pensiero positivo ai loro clienti sia l’uso sfrenato del darsi obiettivi, senza tenere conto, in un’ottica verosimile, delle proprie risorse e dei propri limiti. Il risultato puo’ essere dannoso: l’aggravarsi dell’ansia e della frustrazione.

Il fenomeno e’ stato analizzato anche nella nota ricerca “Goals Gone Wild” (Ordonez, Schweitzer, Galinsky e Bazerman, 2009). In questo lavoro i ricercatori dimostrano come prescrivere goal setting senza criterio non solo puo’ produrre gli effetti collaterali gia’ descritti, ma puo’ soprattutto avere un’influenza decisamente negativa per chi presenta elementi di bassa autostima e di bassa resistenza allo stress. In altre parole, lo stesso obiettivo che stimola una persona solida puo’ schiacciare chi e’ gia’ fragile.

Organizzare gli obiettivi in maniera realistica

Seguendo il principio sempre attuale dell'”est modus in rebus”, la via migliore per applicare il goal setting e’ quella indicata dal modello ABC (Smoll, 2013). Secondo questo modello, un obiettivo ben posto deve essere:

Achievable, believable, commitment

Achievable (raggiungibile): deve stare dentro le nostre risorse reali, non essere un’aspirazione astratta. Believable (credibile): dobbiamo poter credere davvero nel suo raggiungimento, perche’ un obiettivo in cui non crediamo non genera motivazione. Commitment (dedizione): richiede un impegno giusto ed equilibrato, ne’ assente ne’ ossessivo.

Tenere insieme questi tre elementi significa trasformare il goal setting da fonte di ansia a strumento di crescita. Un obiettivo alla volta, calibrato sulle proprie forze, produce quel piacere del risultato che alimenta l’automotivazione e ci prepara alla sfida successiva.

Domande frequenti

Darsi obiettivi fa bene o fa male?

Dipende da come lo si fa. Applicato con aspettative realistiche, il goal setting porta benefici alla personalita’ e ai risultati nel lavoro e nello sport (Locke e Latham, 2002). Diventa dannoso quando si basa su desideri irrealistici, generando ansia e frustrazione fino ad assumere tratti quasi ossessivo-compulsivi.

Cosa dice la ricerca “Goals Gone Wild”?

Lo studio di Ordonez, Schweitzer, Galinsky e Bazerman (2009) mostra che prescrivere obiettivi senza criterio produce effetti collaterali e risulta particolarmente negativo per chi ha bassa autostima e scarsa resistenza allo stress. Gli obiettivi vanno quindi calibrati sulla persona, non imposti in modo indiscriminato.

Che cos’e’ il modello ABC del goal setting?

E’ il modello proposto da Smoll (2013): un obiettivo ben posto deve essere Achievable (raggiungibile), Believable (credibile nel raggiungimento) e sostenuto da un Commitment (dedizione) giusto ed equilibrato. Sono i tre criteri per impostare traguardi realistici e motivanti.

Che ruolo ha l’automotivazione?

L’automotivazione, o motivazione intrinseca (Trabucchi, 2012), e’ la spinta che nasce dal piacere di avercela fatta dopo aver superato un ostacolo. E’ cio’ che ci permette di perseverare: per questo e’ importante concedersi il piacere del risultato, invece di rincorrere subito il traguardo successivo.

Gli obiettivi servono la crescita solo quando restano proporzionati alle nostre risorse. Il primo obiettivo, allora, e’ non darsene troppi: pochi traguardi alla volta, raggiungibili, credibili e sostenuti da una dedizione equilibrata. Cosi’ il goal setting torna a essere motore di automotivazione invece di fabbrica di ansia.

Bibliografia

Pawlina, S., e Stanford, C. (2011). Preschoolers grow their brains: Shifting mindsets for greater resiliency and better problem solving. YC Young Children, 66(5), 30.

Trabucchi, P. (2012). Perseverare e’ umano, Corbaccio.

Lunenburg, F. C. (2011). Goal-setting theory of motivation. International Journal of Management, Business, and Administration, 15(1), 1-6.

Locke, E. A., e Latham, G. P. (2002). Building a practically useful theory of goal setting and task motivation: A 35-year odyssey. American Psychologist, 57(9), 705.

Burkeman, O. (2012). La legge del contrario, Mondadori.

Ordonez, L. D., Schweitzer, M. E., Galinsky, A. D., e Bazerman, M. H. (2009). Goals gone wild: The systematic side effects of overprescribing goal setting. Academy of Management Perspectives, 23(1), 6-16.

Smoll, F. (2013). Keys to Effective Goal Setting, Psychology Today.

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