Comunicato Stampa

No guru. Le sette e i loro difensori

Perché una persona intelligente e libera finisce per aderire a un culto totalitario e restarci? Nel saggio “No Guru. Le sette e i loro difensori” lo psicologo e psicoterapeuta Luigi Corvaglia propone un modello di persuasione indebita che supera il vecchio concetto di “lavaggio del cervello” e smonta gli argomenti di chi difende i culti […]

No guru. Le sette e i loro difensori
Perché una persona intelligente e libera finisce per aderire a un culto totalitario e restarci? Nel saggio “No Guru. Le sette e i loro difensori” lo psicologo e psicoterapeuta Luigi Corvaglia propone un modello di persuasione indebita che supera il vecchio concetto di “lavaggio del cervello” e smonta gli argomenti di chi difende i culti abusanti.

Oltre il “lavaggio del cervello”

Per anni il dibattito sull’affiliazione ai gruppi settari ha ruotato attorno all’idea di “lavaggio del cervello”: un condizionamento improvviso e totale che priverebbe la persona della sua capacità di scelta. È un’immagine potente ma anche fragile, e proprio per questo contestata dai difensori dei culti, che la usano come bersaglio facile per sostenere che nessuno viene davvero manipolato e che chi entra in una setta lo fa liberamente.

Il libro di Luigi Corvaglia, edito da C1V Edizioni per la collana Scientia e Causa a cura di Armando De Vincentiis, sposta il terreno del confronto. Per la prima volta in ambito scientifico, secondo la presentazione dell’opera, viene proposto un modello di persuasione indebita capace di spiegare come la scelta individuale possa essere gradualmente orientata e manipolata, senza bisogno di ricorrere all’idea di un condizionamento istantaneo e totalizzante. Il volume si avvale della prefazione di Janja Lalich, professoressa emerita di Sociologia alla California State University di Chico, negli Stati Uniti.

Un modello che attraversa più discipline

La forza dell’impianto sta nel metodo. Corvaglia trae spunto da diverse discipline: la psicologia sperimentale, l’economia comportamentale, il marketing e anche un po’ di filosofia politica. È l’intreccio di questi sguardi a permettergli di spingere in avanti la ricerca su un tema dibattuto da decenni, partendo da una disamina precisa dell’attuale situazione e della figura degli apologeti dei culti, cioè dei loro difensori.

Il punto di osservazione, insomma, non è soltanto la persona che entra nel gruppo, ma anche chi, dall’esterno, fornisce a quel gruppo una copertura culturale e argomentativa. Sono due facce dello stesso fenomeno.

Chi sono gli apologeti dei culti

Gli apologeti, spiega l’autore, si fanno scudo con espressioni come “libertà di culto” o “libera scelta” per giustificare l’adesione a un movimento settario come se fosse sempre volontaria e mai condizionata. Trovano terreno fertile in un contesto in cui è riemerso un certo irrazionalismo nella società contemporanea, attraversata da un linguaggio appiattito e neutro che rende più semplice mettere sullo stesso piano tutti i credo. Così facendo, sostiene Corvaglia, si finisce per nascondere e minimizzare l’operato dei culti totalitari, quelli in cui si praticano azioni coercitive e abusanti.

L’autore riprende allora la stessa terminologia usata dagli apologeti per smontarla dall’interno, dimostrare la fallacia delle loro affermazioni, analizzarne il modus operandi e delinearne il profilo, che presenta tratti in comune con un certo mondo economico e politico. Come sintetizza Armando De Vincentiis nella sua nota: “Difendere il totalitarismo in nome della libertà. Questo è il paradosso che realizza chi difende i culti abusanti e distruttivi noti come sette”.

La persuasione che avviene per piccoli passi

Il cuore teorico del libro è il ribaltamento della sequenza abituale. Non si crede perché si è persuasi e quindi introdotti nel gruppo, scrive Corvaglia; al contrario, si è persuasi perché già inseriti nel gruppo. Persuasione e inclusione possono avvenire insieme, ma il peso dell’inclusione è più forte all’inizio, mentre l’indottrinamento ideologico acquista maggior peso nel tempo.

Da qui deriva un meccanismo cruciale: si è tanto più disposti a credere, e ad agire in conformità alle nuove credenze, quanto più il processo persuasivo è graduale. A ogni passo la differenza rispetto a quanto già acquisito o già fatto è minima, e proprio questa gradualità rende sempre più difficile tornare indietro. La spinta ad andarsene, la defezione, viene continuamente rimandata perché ogni singolo passo appare piccolo e giustificabile.

Domande frequenti

Che cos’è la persuasione indebita di cui parla il libro?

È il processo attraverso cui la scelta di una persona viene gradualmente orientata all’interno di un gruppo, per piccoli passi successivi, fino a portarla ad aderire e a restare in un culto totalitario. Il modello proposto da Corvaglia la spiega senza ricorrere all’idea di “lavaggio del cervello”, cioè di un condizionamento improvviso e totale.

Perché l’autore critica il concetto di “lavaggio del cervello”?

Perché è un’immagine facilmente attaccabile: i difensori dei culti la usano come bersaglio per sostenere che nessuno viene manipolato. Sostituendola con un modello di persuasione graduale, il libro rende più difficile negare che nei gruppi settari agiscano dinamiche di condizionamento.

Chi sono gli “apologeti” delle sette?

Sono i difensori dei culti, coloro che ne giustificano l’operato appellandosi a principi come la libertà religiosa e la libera scelta. Il libro ne analizza il linguaggio e il modo di argomentare per mostrarne, secondo la tesi dell’autore, le contraddizioni.

A chi si rivolge “No Guru”?

A chi si occupa di psicologia, dipendenze e dinamiche di gruppo, ma anche a chi vuole comprendere meglio come funzionano i meccanismi di influenza sociale e di manipolazione. Il taglio interdisciplinare lo rende accessibile a un pubblico ampio di lettori interessati al tema.

L’idea centrale di “No Guru” è che non si entra in una setta perché prima si è stati convinti, ma che si viene convinti proprio perché già inseriti nel gruppo, un passo dopo l’altro. Spostando l’attenzione dal “lavaggio del cervello” a una persuasione fatta di piccole tappe graduali, Luigi Corvaglia offre uno strumento per riconoscere le dinamiche di influenza indebita e per rispondere agli argomenti di chi difende i culti totalitari.
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