Psicologia e Società

Misoginia e femminicidio: le radici culturali dell’odio per le donne

In Italia, ogni anno, decine di donne vengono uccise da uomini che dicevano di amarle. Dietro la cronaca quotidiana non c’è un raptus improvviso né una tragedia inspiegabile: c’è una storia lunga secoli, fatta di miti, parole e abitudini culturali che hanno insegnato a considerare la donna inferiore, colpevole, di proprietà. Per capire il femminicidio […]

Giornale di psicologia — Misoginia e femminicidio: le radici culturali dell’odio per le donne
In Italia, ogni anno, decine di donne vengono uccise da uomini che dicevano di amarle. Dietro la cronaca quotidiana non c’è un raptus improvviso né una tragedia inspiegabile: c’è una storia lunga secoli, fatta di miti, parole e abitudini culturali che hanno insegnato a considerare la donna inferiore, colpevole, di proprietà. Per capire il femminicidio bisogna risalire alle radici profonde della misoginia, l’odio per il femminile che ancora oggi attraversa la nostra società.

Cosa dicono i numeri del femminicidio in Italia

I dati raccontano una piaga persistente, anche se con segnali recenti di rallentamento. Nel 2025 sono state circa 97 le donne uccise in Italia, in calo rispetto alle 118 del 2024, alle 120 del 2023 e alle 130 del 2022 (fonte: rapporto Eures). E’ una flessione importante, ma il fenomeno resta strutturale.

Il dato più rivelatore riguarda il luogo e il volto della violenza. La grande maggioranza delle vittime non viene uccisa da uno sconosciuto, ma da una persona dell’ambito familiare o affettivo: nei primi dieci mesi del 2025 quasi il 93% delle donne uccise lo e stato per mano di partner, ex partner o familiari. Le mogli e le conviventi rappresentano la quota più alta, seguite dalle donne uccise da un ex.

In molti casi la morte non arriva all’improvviso: in circa una vittima su tre c’erano stati maltrattamenti pregressi, e in una su quattro minacce esplicite. La violenza, quasi sempre, annuncia se stessa prima di esplodere.

Che cosa significa davvero “misoginia”

La parola misoginia viene dal greco misein (odiare) e gyne (donna): letteralmente, odio per la donna. Non e solo l’insulto o la battuta sessista. E’ un atteggiamento di svalutazione che si manifesta lungo un’intera scala, dalla derisione al controllo, dalla discriminazione economica fino alla violenza fisica e all’omicidio.

Il femminicidio, in questo senso, e la punta estrema di un iceberg molto più vasto: comprende la violenza psicologica, economica, istituzionale, fatta di umiliazioni quotidiane, isolamento, dipendenza forzata. Spesso questa pressione comincia molto presto, quando alla bambina si insegna implicitamente che il suo valore dipende dalla capacita di compiacere, di rendersi gradevole, di non disturbare.

Le radici antiche: il mito di Eva e la donna colpevole

L’odio per il femminile ha una lunga genealogia culturale. Una delle sue narrazioni fondative e il racconto biblico del peccato originale: una donna coglie il frutto proibito, lo condivide con un uomo, e da quel momento le viene attribuita la colpa di tutti i mali del mondo.

Curiosamente, la Genesi parla di “frutto proibito”, non di mela: la mela come simbolo del peccato di Eva si afferma più tardi, soprattutto nell’arte medievale, nelle vetrate e nelle incisioni delle prime chiese. Eva diventa così la prima peccatrice, creata dalla costola di un uomo e responsabile della caduta dell’umanita.

Non e solo una questione cristiana. Nelle culture pre-patriarcali del bacino mediterraneo il serpente non era affatto il demonio: era simbolo di saggezza, fertilita, rinascita, e accompagnava divinita femminili potenti, dai fianchi e dai seni capaci di contenere e nutrire la vita. La grande svolta culturale consiste proprio nel trasformare quelle dee creatrici in peccatrici da condannare al silenzio e alla subordinazione.

Dalla dea alla strega: secoli di legittimazione dell’odio

Il passaggio dalla “donna potente” alla “donna pericolosa” non resta sul piano simbolico. Tra Quattrocento e Seicento, testi come il famigerato Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe), redatto da due domenicani, sistematizzano l’idea che la stregoneria nasca dal desiderio carnale femminile, considerato insaziabile. Su queste premesse si fondano secoli di caccia alle streghe e di violenza istituzionale contro le donne.

Echi della presunta inferiorita femminile attraversano anche la filosofia occidentale, da Aristotele a Rousseau, e arrivano fino agli stereotipi che ancora oggi i media e il linguaggio comune veicolano. La misoginia, in altre parole, non e un’opinione marginale: e stata a lungo infrastruttura culturale.

La psicologia dell’odio: perché tanta rabbia?

Se la cultura fornisce il copione, la psicologia ci aiuta a capire perché alcuni uomini lo mettono in scena con tanta violenza. Molte letture psicologiche contemporanee collegano la misoginia a insicurezza profonda, bassa autostima, traumi non elaborati e dinamiche familiari disfunzionali.

Paradossalmente, l’odio e spesso sinonimo di fragilita. Una certa idea di identità maschile si costruisce per sottrazione: prendendo le distanze da tutto cio che e percepito come femminile, e reprimendolo dentro di se. Per reggere questa impalcatura fragile, l’altro , la donna , viene svalutato, controllato, dominato. La relazione diventa così un campo di battaglia in cui il bisogno di non sentirsi umiliati si rovescia nel bisogno di umiliare.

Le donne, dal canto loro, spesso intuiscono questa vulnerabilita e finiscono per farsene carico: giustificano, proteggono, accudiscono l’aggressore come si fa con un bambino, ipercompensando il senso di inadeguatezza altrui fino ad annullare se stesse. E’ uno dei meccanismi che rendono così difficile uscire da una relazione violenta.

Il ciclo della violenza: riconoscerlo per spezzarlo

La violenza nelle relazioni segue spesso una dinamica ricorrente, chiamata ciclo della violenza, che si ripete con frequenza e intensita crescenti:

  • Crescita della tensione: aumentano controllo, gelosia, rimproveri, piccoli scoppi di rabbia.
  • Esplosione: la violenza verbale, psicologica o fisica raggiunge il culmine.
  • “Luna di miele”: arrivano scuse, pentimento, promesse e gesti affettuosi che confondono la vittima e la spingono a restare.

E’ proprio la fase della riconciliazione a rendere la trappola così efficace: alimenta la speranza che “cambiera”. Riconoscere lo schema e il primo passo per nominare quello che sta accadendo e chiedere aiuto.

Segnali a cui prestare attenzione

Spesso il corpo si accorge della violenza prima della mente. Alcuni campanelli d’allarme in una relazione:

  • Ansia, insonnia, disturbi psicosomatici o alimentari legati al rapporto.
  • Paura di arrivare in ritardo o di “sbagliare” qualcosa per non scatenare reazioni.
  • Isolamento progressivo da amici e familiari.
  • Controllo del telefono, dei soldi, degli spostamenti, dell’abbigliamento.
  • Svalutazioni continue che minano l’autostima.

Dove chiedere aiuto in Italia

Chiedere aiuto non e un fallimento: e un atto di forza. In Italia esistono servizi gratuiti, attivi e riservati:

  • 1522 , numero antiviolenza e stalking, gratuito, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni, anche via chat sul sito 1522.eu e tramite app. Offre ascolto e orientamento verso i centri del territorio.
  • Centri antiviolenza , presenti in tutta Italia, offrono colloqui, supporto psicologico e legale, e percorsi di uscita dalla violenza in modo gratuito e confidenziale.
  • 112 / 113 , in caso di pericolo immediato, chiamare le forze dell’ordine.

Smettere di guardare altrove, da parte di familiari, amici e di chi assiste in silenzio, e parte essenziale della soluzione. La misoginia e endemica e dolorosa da riconoscere, ma solo quando uomini e donne cominceranno a guardarla in faccia il suo potere distruttivo potra essere disattivato.

Il femminicidio non e un raptus ma l’esito estremo di una misoginia antica, radicata in miti, parole e abitudini culturali. Riconoscere il ciclo della violenza e i suoi campanelli d’allarme, e sapere a chi chiedere aiuto, e cio che permette di spezzarlo. In Italia il numero antiviolenza 1522 e gratuito e attivo 24 ore su 24; in caso di pericolo immediato si chiamano il 112 o il 113.

Domande frequenti

Qual e la differenza tra misoginia e femminicidio?

La misoginia e l’atteggiamento di odio, disprezzo o svalutazione verso le donne; il femminicidio e l’uccisione di una donna in quanto donna, cioè l’esito più estremo di quella misoginia. Il femminicidio e la punta di un iceberg che comprende anche violenza psicologica, economica e sociale.

Chi sono gli autori dei femminicidi in Italia?

Nella grande maggioranza dei casi non sono sconosciuti. I dati 2025 mostrano che oltre il 90% delle donne uccise in ambito familiare-affettivo lo e stato per mano di partner, ex partner o familiari, soprattutto mariti e conviventi.

La violenza si può riconoscere prima che diventi grave?

Spesso si. In molti femminicidi c’erano stati maltrattamenti o minacce pregresse. Segnali come controllo, isolamento, gelosia ossessiva, svalutazioni costanti e paura sono campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Perché e così difficile lasciare un partner violento?

Per il ciclo della violenza: alle fasi di tensione ed esplosione segue una fase di pentimento e affetto (“luna di miele”) che riaccende la speranza. A questo si aggiungono paura, dipendenza economica, isolamento e sensi di colpa indotti. Per questo il supporto di centri specializzati e fondamentale.

A chi posso rivolgermi se subisco o assisto a una violenza?

Si può chiamare il 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, o contattare un centro antiviolenza del proprio territorio. In caso di pericolo immediato, chiamare il 112 o il 113.

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