Psicologia e Società

L’elefante e la sua simbologia

Gli Elefantidi fanno parte della famiglia di Mammiferi Proboscidati, comunemente noti come elefanti. Attualmente esistono solo tre specie viventi: l’elefante asiatico, l’elefante africano di savana e l’elefante africano di foresta. In breve, l’elefante asiatico è più piccolo e facilmente addomesticabile rispetto alle due specie africane. L’elefante: chi è? Sono animali piuttosto longevi: di solito arrivano […]

L’elefante e la sua simbologia
Gli Elefantidi fanno parte della famiglia di Mammiferi Proboscidati, comunemente noti come elefanti. Attualmente esistono solo tre specie viventi: l’elefante asiatico, l’elefante africano di savana e l’elefante africano di foresta. In breve, l’elefante asiatico è più piccolo e facilmente addomesticabile rispetto alle due specie africane.

L’elefante: chi è?

Sono animali piuttosto longevi: di solito arrivano intorno ai 70 anni di età e oltre. In generale sono animali dalla grande mole corporea, con occhi relativamente piccoli e grandi orecchie mobili che usano per sentire e, quando fa molto caldo, per sventolarsi. Sono dotati di due zanne prominenti in avorio che utilizzano per scavare in cerca di cibo e acqua e che ai maschi servono anche per i combattimenti fra loro. Hanno una proboscide derivante dalla fusione di naso e labbro superiore che è molto versatile, prensile e dotata di numerose terminazioni nervose, che usano per respirare, bere, barrire e afferrare gli oggetti.

Hanno un ottimo olfatto e udito, che compensano una vista debole. Sono animali diurni, erbivori, e necessitano di grandi quantità di cibo, per cui tendono a spostarsi frequentemente. Si lavano spesso, di solito nei fiumi, di conseguenza sono considerati animali puliti e dunque simboli di purezza. Di solito vivono in branco e presentano una complessa struttura sociale basata molto sui rapporti parentali, ovvero della famiglia (ciò vale soprattutto per le femmine; i maschi adulti e perlopiù anziani possono anche vivere da soli).

L’elefante è un mammifero dal peso notevole ma, in genere, se non provocato possiede un temperamento mite e mansueto, quindi la sua forza si manifesta solo se necessario. Fanno eccezione i periodi dei cosiddetti “must” (termine derivante dalla lingua hindi e che significa “folle”), in cui i maschi adulti presentano un carattere irrequieto e diventano addirittura pericolosi. In questo periodo questi animali raggiungono livelli molto alti di testosterone, parecchie volte superiore al normale, e in questi casi diventano molto aggressivi: attaccano altri animali oppure si scontrano contro gli alberi, ma possono attaccare anche le persone.

Le ragioni che sono la causa del must non sono ancora chiare, ma forse sono legate alla sessualità. Ciò che è certo è che durante questo periodo hanno una secrezione da una ghiandola localizzata tra occhio e orecchio. Il must più intenso si manifesta soprattutto nei giovani maschi adulti, tanto più se non hanno riferimenti parentali, per esempio gli orfani. È stato dimostrato scientificamente che gli elefanti hanno capacità di provare empatia e compassione: sono in grado di provare preoccupazione per i loro simili e cercano di dare conforto quando qualche componente soffre. Inoltre mostrano un estremo senso di protezione non solo nei confronti dei propri cuccioli, ma anche per i componenti del branco, e un profondo spirito di sacrificio per difendere i propri affetti.

Nel branco i componenti più deboli occupano la parte centrale dell’area, per essere al riparo da possibili predatori, mentre i più forti presidiano tutto il perimetro. Gli elefanti non sono monogami, ma possono rimanere per molti anni con la stessa compagna prima di cambiarla. Pare che durante la gestazione della femmina (che dura circa 18-22 mesi) il compagno si astenga dall’accoppiamento. Gli elefanti sono dotati di una notevole memoria: esemplari addomesticati hanno dimostrato di poter riconoscere una persona a distanza di anni.

Simbologia dell’elefante

L’elefante ha molte caratteristiche positive e non meraviglia il fatto che la sua simbologia sia estremamente ricca. Attualmente questo animale può rappresentare: la saggezza, l’intelligenza, la sensibilità, la nobiltà, la famiglia, la longevità, la buona fortuna, la fedeltà, la determinazione, la pazienza, la devozione, la castità, la temperanza, la creazione, la purezza e, in alcune culture, anche la fertilità, la sessualità e colui che porta la pioggia.

L’interpretazione simbolica della psicologia del profondo indica in questo animale un essere fallico, a causa della sua proboscide. Contemporaneamente, però, incarna l’antica saggezza e un tipo di forza particolare, cioè non aggressiva.

Se si manifesta in sogno pare che rappresenti la realtà terrena per le persone il cui rapporto con il principio di realtà non è totalmente chiaro, oppure una dichiarazione implicita in favore della potenza della vita e quindi della determinazione.

Breve focus sulla simbologia in Asia

L’elefante ha sempre avuto una simbologia positiva. In Asia veniva addomesticato per farlo diventare la cavalcatura del re. Questo animale è stato da sempre apprezzato per la sua intelligenza.

Nel Buddismo si narra che un elefante bianco annunciò la nascita di Buddha. Questo animale così divenne simbolo vahan (dal sanscrito vahana, cioè “cavalcatura, veicolo”) del Bodhisattva, il liberatore dalle difficoltà della vita terrena.

In India rappresentava la stabilità e l’immutabilità del macrocosmo.

Nell’Induismo Ganesha, divinità della scrittura e della sapienza, è rappresentato con la testa d’elefante e una sola zanna, che divenne poi anche la guida dei seguaci della divinità Shiva.

Nell’antica Cina l’elefante era il simbolo della forza, della potenza e della sapienza, ed era un animale di culto. La mitologia elogiava la purezza dell’elefante: si narrava che partorisse solo nell’acqua e di nascosto.

Fino al 1910 un elefante bianco fu l’animale simbolico dello stendardo del regno del Siam (l’attuale Tailandia).

Breve focus sulla simbologia in Europa e nel Cristianesimo

Questo animale, in virtù della sua intelligenza, divenne l’attributo del dio Mercurio. Era rappresentato su molte monete, come quelle di Alessandro Magno e di Giulio Cesare. La sua longevità ne ha fatto l’emblema del superamento della morte.

Al tempo delle crociate divenne il simbolo degli Helfenstein. Inoltre divenne il reggitore dello stemma di Oxford. Nel 1464 in Danimarca venne fondato un Ordine dell’Elefante.

Nel Cristianesimo, nelle immagini raffiguranti il paradiso, questo animale compare molto spesso. Nell’iconografia cristiana tardo-antica del Physiologus e nei bestiari medievali si elogiava la sua esemplare purezza. Inoltre in questi testi si legge che la sua facoltà di procreazione può essere attivata dalla radice di mandragola. Si narra che la femmina d’elefante partorisca nel fango, mentre il maschio la difende dai serpenti, che possono costituire un pericolo per la sua incolumità. Nel Physiologus si riporta che l’elefante ferito da un serpente, seppure indebolito, crolla su sé stesso, ma schiacciando il proprio nemico mortale. “Vedi, uomo, che il serpente non ti trovi mai […] e fai nascere da te stesso la giusta fede, poiché con lui la tua sorte è la rovina e devi ascoltare la voce della giustizia: allontanati da me, dannato, va nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli!”.

La valenza positiva di questo animale si rafforza ulteriormente perché molti testi riportavano che i peli e le ossa di questo animale, bruciati, difendevano l’uomo dai demoni.

Si narra che Adamo ed Eva nel paradiso terrestre non avessero conoscenza della sessualità, a cui arrivarono solo attraverso il peccato della mela. In seguito Eva partorì Caino in “acque empie”. La legge non può salvare Adamo, il peccatore, né lo può il coro dei Profeti, ma solo Cristo, l’elefante spirituale e sacro.

Il bestiario medievale narra che, quando l’elefante si appoggia a un albero che non regge il suo peso, neppure dodici elefanti riescono a rimetterlo in piedi, ma un unico piccolo elefante è in grado di sollevarlo con l’aiuto della proboscide.

In breve, nell’allegoria cristiana l’elefante simboleggiava la Chiesa e Cristo che sconfiggevano il demonio (nell’iconografia spesso rappresentato come serpente o drago).

Domande frequenti

Quante specie di elefante esistono oggi?

Attualmente esistono tre specie viventi: l’elefante asiatico, l’elefante africano di savana e l’elefante africano di foresta. L’elefante asiatico è più piccolo delle due specie africane ed è considerato più facilmente addomesticabile.

Che cos’è il periodo del “must” negli elefanti?

Il must è un periodo, il cui nome deriva dall’hindi e significa “folle”, in cui i maschi adulti raggiungono livelli di testosterone molto superiori al normale e diventano irrequieti e persino pericolosi. Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma sarebbero legate alla sessualità; in questa fase si ha una secrezione da una ghiandola posta tra occhio e orecchio. Il must più intenso colpisce soprattutto i giovani maschi privi di riferimenti parentali.

Che cosa simboleggia l’elefante?

La simbologia dell’elefante è molto ricca: rappresenta saggezza, intelligenza, sensibilità, nobiltà, famiglia, longevità, buona fortuna, fedeltà, determinazione, pazienza, devozione, castità, temperanza, creazione e purezza. In alcune culture rappresenta anche la fertilità, la sessualità e colui che porta la pioggia. Per la psicologia del profondo è al tempo stesso un essere fallico e l’incarnazione di un’antica saggezza e di una forza non aggressiva.

Perché l’elefante è un simbolo positivo nel Cristianesimo?

Nell’iconografia cristiana l’elefante compare spesso nelle raffigurazioni del paradiso e nel Physiologus e nei bestiari medievali se ne elogiava la purezza. Nell’allegoria cristiana simboleggiava la Chiesa e Cristo che sconfiggono il demonio, spesso rappresentato come serpente o drago, come nell’episodio dell’elefante che, ferito dal serpente, cade schiacciando il proprio nemico mortale.

L’elefante unisce mole imponente e temperamento mite, empatia, memoria e una complessa vita sociale. Proprio queste qualità hanno alimentato una simbologia ricchissima: dalla saggezza e purezza dell’Asia buddista e induista fino all’allegoria cristiana che lo vede sconfiggere il demonio. Un animale in cui forza e delicatezza convivono, diventando simbolo di saggezza non aggressiva in culture molto lontane tra loro.
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