Emozioni e Stati d'Animo

La speranza: cos’è davvero e perché è una forza che ci salva

«La speranza è quella cosa con le piume che si posa sull’anima, e canta una melodia senza parole, e non si ferma mai.» Così la descriveva Emily Dickinson: qualcosa di leggero eppure indistruttibile, che continua a cantare anche nelle notti più buie. Ma cos’è, davvero, la speranza? Un’illusione consolatoria o una vera risorsa psicologica? In […]

Giornale di psicologia — La speranza: cos’è davvero e perché è una forza che ci salva
«La speranza è quella cosa con le piume che si posa sull’anima, e canta una melodia senza parole, e non si ferma mai.» Così la descriveva Emily Dickinson: qualcosa di leggero eppure indistruttibile, che continua a cantare anche nelle notti più buie. Ma cos’è, davvero, la speranza? Un’illusione consolatoria o una vera risorsa psicologica? In questo articolo proviamo a guardarla in faccia, intrecciando il mito, la poesia e ciò che oggi la psicologia ha scoperto su di essa.

Un dono ambiguo: la speranza nel mito di Pandora

Da sempre il nostro atteggiamento verso la speranza è contraddittorio: da un lato la celebriamo, dall’altro la guardiamo con una certa condiscendenza, come se affidarsi a lei fosse ingenuo.

Questa ambivalenza affonda le radici nel mito. Secondo Esiodo, quando il vaso di Pandora si aprì liberando ogni male sul mondo, sul fondo rimase soltanto lei: la speranza. Un dono per consolare l’umanità, o il peggiore degli inganni, quello che ci tiene legati a possibilità che forse non si realizzeranno mai? Il mito non scioglie il dubbio, e proprio per questo è così moderno.

Vale la pena ricordare che gli antichi greci non leggevano questa storia come un castigo. Per loro il vaso di Pandora era un’allegoria di ciò che accade agli esseri umani quando perdono il senso della misura. Non a caso, in greco antico «peccato» significava letteralmente «non vedere il segno», il confine: salire troppo in alto, oltre le proprie possibilità, ma anche volare troppo basso e tradire la propria pienezza. La speranza, in questa cornice, è ciò che ci permette di restare in equilibrio tra le nostre ambizioni infinite e i limiti reali della vita.

Che cos’è la speranza per la psicologia

Oggi sappiamo che la speranza non è solo un sentimento poetico: è un vero e proprio costrutto psicologico, studiato e misurato. Lo psicologo Umberto Galimberti la definisce come la fiducia nel futuro che permane anche dopo gli insuccessi e le aspettative deluse, e che funziona come una difesa contro le conseguenze patologiche delle frustrazioni.

In altre parole, la speranza non nega il dolore: lo attraversa. È l’ascia che spacca la porta nei momenti di emergenza, la fiducia che esista un altro mondo possibile, non garantito ma possibile, e che questo ci chiami all’azione invece di lasciarci sprofondare nella stasi.

La teoria della speranza di Snyder

Il contributo più influente arriva dallo psicologo statunitense Charles Richard Snyder, padre della cosiddetta «teoria della speranza» sviluppata a partire dagli anni Novanta nell’ambito della psicologia positiva. Per Snyder la speranza non è attesa passiva, ma una vera «molla comportamentale» fatta di tre ingredienti:

  • Obiettivi: qualcosa che desideriamo fare, creare o diventare. Senza una meta, la speranza non ha direzione.
  • Pathways (i percorsi): la capacità di immaginare strade concrete per raggiungere quegli obiettivi, e strade alternative quando la prima si chiude.
  • Agency (la determinazione): la convinzione di poter avviare e sostenere le azioni necessarie, la motivazione che ci tiene in cammino.

Sperare, in questa prospettiva, è un’attività: è sapere dove voglio andare, vedere una via per arrivarci e credere di avere l’energia per percorrerla.

Speranza non è ottimismo (e non è illusione)

Un equivoco frequente è confondere la speranza con l’ottimismo o con il pensiero positivo. Non sono la stessa cosa. L’ottimismo è la tendenza generale ad aspettarsi che accadano cose buone; la speranza, invece, include la motivazione e le strategie per ottenerle. L’ottimista pensa che andrà bene; la persona speranzosa si chiede come farà a renderlo possibile e si mette in moto.

La speranza, dunque, non è la convinzione ingenua che tutto si risolverà, né la promessa di un premio finale dopo le pene patite. È quell’intima certezza che ci permette di dare valore anche agli aspetti più dolorosi e controversi dell’esistenza, senza fuggire da essi. Ci sono persone che hanno attraversato prove durissime e sono rimaste aggrappate alla convinzione che la vita abbia senso anche in situazioni esasperate e ingiuste: è questa la speranza nella sua forma più alta.

Perché la speranza fa bene: i benefici psicologici

Le ricerche mostrano con costanza che la speranza è associata a una migliore salute mentale e a un maggiore benessere emotivo. In particolare, agisce come fattore protettivo contro depressione e ansia: gli studi di Snyder hanno collegato livelli più alti di speranza a una minore sintomatologia depressiva.

Non è un caso. La depressione, sul piano psicologico, è in larga parte una condizione di perdita della speranza: il futuro si chiude, ogni percorso sembra impraticabile, l’energia per agire si spegne. Ritrovare la speranza significa riaprire, anche di poco, quella porta.

La speranza è inoltre un pilastro della resilienza, la capacità di rialzarsi dopo i colpi della vita. E ha una qualità preziosa: tende ad auto-alimentarsi. Le persone speranzose sono più motivate, più aperte e più disposte a riprovare, e questo a sua volta produce risultati che rinforzano la speranza stessa.

La grazia di chi ha fiducia nella vita

Lo psicoterapeuta Alexander Lowen, fondatore dell’analisi bioenergetica, collegava la speranza alla capacità di sentire la vita che scorre dentro di noi. Quando blocchi e costrizioni non alterano questo flusso, l’individuo percepisce se stesso come un’unità, parte di un tutto più grande. Ci sentiamo connessi a quanto ci circonda, e questo senso di collegamento ci fa avvertire la forza della vita dentro e intorno a noi.

Lowen lo chiamava grazia: «Una persona che ha fede è aggraziata nei suoi movimenti, perché la sua forza vitale scorre con naturalezza attraverso il corpo. È aggraziata nelle maniere perché non resta appesa al proprio ego, alla propria posizione o al proprio potere. È un tutt’uno con il corpo e, attraverso il corpo, con la vita intera. C’è un posto nel suo cuore per ogni bambino, perché rappresenta il futuro, e ha rispetto per gli anziani, perché sono la sorgente della sua esistenza e il fondamento della sua saggezza.»

Come coltivare la speranza nella vita di tutti i giorni

La buona notizia è che la speranza non è un dono che si ha o non si ha: si può allenare. Ecco alcune direzioni suggerite dalla psicologia:

  1. Fissa obiettivi realistici e significativi. Mete troppo grandi schiacciano; mete chiare e raggiungibili, anche piccole, riaccendono il senso di possibilità.
  2. Immagina più percorsi. Se una strada si chiude, allena la mente a cercarne un’altra: è questa flessibilità a tenere viva la speranza.
  3. Cura la tua energia e il tuo corpo. Movimento, respiro e contatto con la natura nutrono quel flusso vitale di cui parlava Lowen.
  4. Coltiva i legami. Il senso di connessione con gli altri e con il mondo è una delle radici più profonde della fiducia nella vita.
  5. Riconosci i tuoi piccoli successi. Ogni passo compiuto rafforza la convinzione di avere l’energia per il prossimo.

Quando la speranza sembra spenta a lungo, e con essa il desiderio e l’energia, può essere il segnale di una sofferenza che merita ascolto. Parlarne con uno psicologo o, in caso di pensieri di disperazione profonda, rivolgersi a un aiuto immediato, in Italia il Telefono Amico 02 2327 2327 o il numero unico per le emergenze 112, non è un cedimento: è esso stesso un atto di speranza.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra speranza e ottimismo?

L’ottimismo è la tendenza generale ad aspettarsi esiti positivi. La speranza è più attiva: oltre all’aspettativa positiva comprende la capacità di individuare strategie concrete (i percorsi) e la motivazione a metterle in pratica (la determinazione). L’ottimista crede che andrà bene; chi spera lavora perché vada bene.

La speranza fa davvero bene alla salute mentale?

Sì. Gli studi la associano a maggiore benessere emotivo, più resilienza e a un effetto protettivo contro ansia e depressione. Livelli più alti di speranza sono collegati a una minore sintomatologia depressiva e a strategie più efficaci per affrontare lo stress.

La speranza si può imparare?

Secondo la psicologia positiva, sì. Non è un tratto fisso: si può coltivare fissando obiettivi raggiungibili, allenandosi a immaginare percorsi alternativi, prendendosi cura della propria energia e dei propri legami, e riconoscendo i progressi compiuti.

Perché nella depressione si perde la speranza?

Sul piano psicologico la depressione è in gran parte una perdita di speranza: il futuro appare chiuso, ogni via sembra impraticabile e viene meno l’energia per agire. Per questo ritrovare anche un piccolo spiraglio di possibilità, spesso con un aiuto professionale, è un passo centrale nel percorso di cura.

La speranza è un’illusione?

No. La speranza autentica non nega la realtà né promette lieti fini garantiti: riconosce il dolore e i limiti, e proprio dentro di essi sceglie di credere che la vita abbia senso e che valga la pena muovere un passo dopo l’altro.

La speranza non è ingenuità né attesa passiva: è un costrutto psicologico fatto di obiettivi, percorsi e determinazione. Non nega il dolore, lo attraversa, e per questo protegge da ansia e depressione e nutre la resilienza. La buona notizia è che si può allenare, fissando mete raggiungibili, cercando strade alternative, curando corpo e legami e riconoscendo i propri piccoli successi.
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