Coppia e Relazioni

La natura dell’amore: cosa dicono psicologia e neuroscienze

Perche’ l’amore sa essere insieme la cosa piu’ bella e la piu’ dolorosa che ci capita? Da dove nasce il celebre “mal d’amore”? E come mai c’e’ chi si attacca in modo ossessivo alla persona amata, chi salta da un’infatuazione all’altra e chi non riesce ad andare oltre legami superficiali? Domande antiche quanto l’essere umano, […]

Giornale di psicologia — La natura dell’amore: cosa dicono psicologia e neuroscienze
Perche’ l’amore sa essere insieme la cosa piu’ bella e la piu’ dolorosa che ci capita? Da dove nasce il celebre “mal d’amore”? E come mai c’e’ chi si attacca in modo ossessivo alla persona amata, chi salta da un’infatuazione all’altra e chi non riesce ad andare oltre legami superficiali? Domande antiche quanto l’essere umano, alle quali oggi psicologia e neuroscienze provano a rispondere con strumenti nuovi. Capire la natura dell’amore non significa spegnerne la magia: significa imparare a viverlo meglio.

Innamoramento e amore non sono la stessa cosa

Il primo passo e’ distinguere due esperienze che il linguaggio quotidiano confonde di continuo. L’innamoramento e’ la fase iniziale, travolgente: idealizziamo l’altro, desideriamo fonderci con lui, viviamo un senso di urgenza e di euforia che colora ogni cosa. L’amore, invece, e’ un processo piu’ lento e profondo, fondato sulla conoscenza reciproca, sull’accettazione dell’altro anche nei suoi limiti, sulla fiducia e sull’impegno nel tempo.

In altre parole, l’innamoramento e’ uno stato emotivo intenso ma transitorio; l’amore e’ una costruzione. Il primo capita, il secondo si sceglie e si coltiva giorno dopo giorno. Confondere i due piani e’ una delle cause piu’ frequenti di delusione: quando la “scossa” iniziale si attenua, qualcuno crede di aver smesso di amare, mentre in realta’ sta solo cambiando fase.

La chimica dell’amore: cosa succede nel cervello

Quando ci innamoriamo, il cervello mette in moto una vera e propria cascata di neurotrasmettitori e ormoni. Non e’ poesia: e’ biologia. Tre protagonisti su tutti spiegano molte delle sensazioni che proviamo.

  • Dopamina: e’ il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa. Genera euforia, energia, motivazione e quell’attenzione “focalizzata” che ci fa pensare alla persona amata in continuazione.
  • Noradrenalina: aumenta l’eccitazione, fa battere il cuore piu’ in fretta e riduce il bisogno di sonno e di cibo. E’ la ragione per cui agli inizi “non si ha fame e non si dorme”.
  • Serotonina: nelle prime fasi dell’innamoramento tende invece a diminuire. Questo calo e’ collegato ai pensieri ricorrenti, quasi ossessivi, verso l’altra persona.

Ecco perche’ l’innamoramento assomiglia, sul piano cerebrale, a uno stato di eccitazione e ricerca quasi compulsiva. E’ anche il motivo per cui puo’ fare cosi’ male quando finisce: il cervello deve riassestarsi dopo una vera tempesta chimica.

Quando la tempesta si placa

Le ricerche indicano che questa fase di euforia neurochimica tende ad attenuarsi mediamente nell’arco di sei-dodici mesi. Non e’ un fallimento: e’ il passaggio naturale verso una condizione piu’ stabile, che molti studiosi descrivono come una sorta di equilibrio psicologico. Qui entrano in gioco altre sostanze, come l’ossitocina, spesso chiamata “ormone del legame”, associata al senso di attaccamento, fiducia e calore. La passione esplosiva lascia spazio a un legame piu’ profondo e duraturo, fatto di sicurezza e complicita’.

Le tre componenti dell’amore secondo Sternberg

Uno dei modelli piu’ usati per descrivere la natura dell’amore e’ la teoria triangolare dello psicologo statunitense Robert J. Sternberg (1985). Secondo Sternberg, l’amore poggia su tre componenti, immaginate come i vertici di un triangolo:

  • Intimita’: la vicinanza emotiva, la connessione, la condivisione, il sentirsi compresi e accolti.
  • Passione: l’attrazione fisica, l’eccitazione, il desiderio sessuale, la parte piu’ “calda” della relazione.
  • Impegno: la decisione di amare e di mantenere viva la relazione nel tempo, costruendo obiettivi comuni.

La forza di questo modello e’ che spiega perche’ esistono amori cosi’ diversi tra loro. A seconda di quali componenti sono presenti o assenti, otteniamo esperienze affettive molto differenti.

I sette tipi di amore

Combinando le tre componenti, Sternberg descrive sette tipologie di amore:

  • Simpatia/amicizia: solo intimita’. Un legame sincero ma senza passione ne’ impegno romantico.
  • Infatuazione: solo passione. L’attrazione immediata e d’impulso, intensa ma fragile.
  • Amore vuoto: solo impegno. Si resta insieme per decisione o abitudine, senza piu’ calore ne’ complicita’.
  • Amore romantico: intimita’ e passione, ma senza impegno. Travolgente, pero’ privo di progettualita’.
  • Amore amicale (compagnia): intimita’ e impegno, senza passione. E’ il legame profondo di molte coppie di lunga data.
  • Amore fatuo: passione e impegno, senza intimita’. Pensiamo a chi si sposa in fretta travolto dall’attrazione, senza vera conoscenza reciproca.
  • Amore completo (vissuto): presenti tutte e tre le componenti. E’ l’equilibrio piu’ ricco e, non a caso, il piu’ difficile da mantenere nel tempo.

Riconoscere in quale “triangolo” si trova la propria relazione puo’ essere un esercizio prezioso: aiuta a capire cosa manca e su cosa, eventualmente, lavorare.

Perche’ amiamo in modi cosi’ diversi

Se l’amore ha basi biologiche comuni, perche’ poi ognuno ama a modo suo? Qui entra in gioco la nostra storia. Le prime relazioni della vita, in particolare quelle con le figure di accudimento, contribuiscono a costruire quelli che gli psicologi chiamano stili di attaccamento. C’e’ chi si sente sicuro e a proprio agio nell’intimita’; chi tende all’ansia e teme l’abbandono, attaccandosi in modo intenso; e chi, al contrario, mantiene le distanze per paura di soffrire.

Questi schemi non sono una condanna. Sono modi di amare appresi che, con consapevolezza e talvolta con un percorso psicologico, possono evolvere. Capire il proprio stile e’ spesso il primo passo per smettere di ripetere copioni che fanno soffrire.

Coltivare un amore che dura

Sapere che la passione iniziale e’ destinata a trasformarsi non deve scoraggiare: deve liberarci dall’illusione che l’amore vero sia solo quella scintilla. Le relazioni piu’ solide non sono quelle in cui non si litiga mai, ma quelle in cui le tre componenti dell’amore vengono nutrite con cura.

Alcune direzioni concrete:

  • Coltivare l’intimita’: dedicare tempo reale alla comunicazione, raccontarsi, ascoltare senza giudicare.
  • Tenere viva la passione: non darla per scontata, ritagliare spazi di gioco, novita’ e desiderio.
  • Rinnovare l’impegno: ricordarsi che amare e’ anche una scelta quotidiana, soprattutto nei momenti difficili.

La natura dell’amore, in fondo, e’ proprio questa: un intreccio di biologia, emozione e volonta’. Conoscerne i meccanismi non lo rende meno emozionante. Lo rende, semmai, piu’ nostro.

Domande frequenti sulla natura dell’amore

Qual e’ la differenza tra innamoramento e amore?

L’innamoramento e’ la fase iniziale, intensa e idealizzante, sostenuta da una forte attivazione chimica del cervello e tendenzialmente transitoria. L’amore e’ un legame piu’ stabile e profondo, costruito nel tempo su conoscenza, fiducia e impegno reciproco.

Quanto dura la fase dell’innamoramento?

Secondo diversi studi, l’ondata di euforia neurochimica tende ad attenuarsi mediamente tra i sei e i dodici mesi. Dopo questa fase la relazione, se coltivata, evolve verso un legame piu’ equilibrato e duraturo.

Quali sostanze chimiche sono coinvolte nell’amore?

Nelle prime fasi agiscono soprattutto dopamina (piacere ed euforia) e noradrenalina (eccitazione), mentre la serotonina tende a calare. Nel legame stabile cresce il ruolo dell’ossitocina, l'”ormone del legame”, associata ad attaccamento e fiducia.

Quanti tipi di amore esistono secondo la psicologia?

La teoria triangolare di Sternberg descrive sette tipi di amore, nati dalla combinazione di intimita’, passione e impegno: dall’infatuazione all’amore vuoto, fino all’amore completo, in cui tutte e tre le componenti sono presenti.

Perche’ l’amore fa soffrire?

Il dolore d’amore ha basi sia psicologiche sia biologiche. Quando un legame finisce, il cervello deve riassestarsi dopo l’intensa attivazione vissuta, un po’ come accade nelle dipendenze. La nostra storia affettiva e lo stile di attaccamento influenzano poi quanto e come soffriamo.

La natura dell’amore e’ un intreccio di biologia, emozione e volonta’. Distinguere l’innamoramento (intenso e transitorio) dall’amore (un legame che si costruisce), conoscere la chimica che ci muove e il modello delle tre componenti di Sternberg aiuta a leggere meglio cio’ che viviamo. La passione iniziale e’ destinata a trasformarsi: non e’ la fine dell’amore, ma il suo passaggio a una forma piu’ profonda, da nutrire con intimita’, desiderio e impegno.
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