Coppia e Relazioni

La funzione del ruolo

Molti di noi indossano una “maschera” nella vita di tutti i giorni, interpretando un ruolo come farebbe un attore su un palcoscenico. Ma il ruolo non è solo una recita: ha una funzione sociale, organizzativa e relazionale precisa. Il problema nasce quando lo viviamo in modo rigido, fino a identificarci completamente con esso. Vediamo perché […]

La funzione del ruolo
Molti di noi indossano una “maschera” nella vita di tutti i giorni, interpretando un ruolo come farebbe un attore su un palcoscenico. Ma il ruolo non è solo una recita: ha una funzione sociale, organizzativa e relazionale precisa. Il problema nasce quando lo viviamo in modo rigido, fino a identificarci completamente con esso. Vediamo perché il ruolo è utile, quando diventa una gabbia e come la flessibilità e la collaborazione aiutano a non perdere di vista la persona che sta dietro alla funzione.

Ruolo o autenticità? La metafora della maschera

In un precedente articolo dedicato alla rigidità del ruolo e al malessere psicologico avevo descritto come un ruolo stereotipato, vissuto in maniera rigida, sia fonte di sofferenza psicologica. Si può pensare a tal proposito a quella “maschera” che molte persone indossano nella vita come fossero attori che interpretano una parte. Dell’attore, come spettatori, sappiamo che sta recitando un ruolo; delle persone che ci circondano e con le quali interagiamo, invece, spesso non sappiamo se stiano interpretando un ruolo o se stiano esprimendo sé stesse.

Questa distinzione è centrale. Il ruolo non è di per sé un travestimento negativo: diventa problematico solo quando prende il posto della persona, quando la maschera aderisce così tanto al volto da non poter più essere tolta. Riconoscere il confine tra la funzione che ricopriamo e chi siamo davvero è il primo passo per vivere i nostri ruoli con equilibrio.

La funzione sociale del ruolo

Il ruolo ha una funzione sociale importante. Pensiamo all’ambito lavorativo di un’azienda che si struttura cercando di impiegare le risorse umane nei diversi compiti occupazionali. Ogni persona ha un suo ruolo: dal dirigente all’operaio, il ruolo svolge l’importante funzione di regolare i compiti assegnati per raggiungere la finalità del progetto aziendale.

Anche qui, però, quando il ruolo assume caratteristiche rigide e si perde di vista l’insieme, il lavoro può diventare alienante, come insegna il taylorismo, che è una estrema parcellizzazione del lavoro. Oppure quando il soggetto finisce per identificare sé stesso esclusivamente con il proprio ruolo, ad esempio quello di dirigente, esprimendo autorità anziché autorevolezza.

Autorità e autorevolezza: due modi opposti di stare nel ruolo

L’autorità è un modo rigido di esprimere il ruolo: chi la esercita si identifica con il ruolo, ad esempio quello del capo. L’autorevolezza esprime, invece, la capacità del “capo” di essere rispettato dai propri collaboratori per preparazione, umanità e collegialità delle decisioni. L’autorevolezza è duttile e flessibile; potremmo dire che si manifesta anche nell’umiltà e nel confronto, al contrario dell’arroganza insita nell’autorità.

L’importanza della collaborazione

Il concetto di collaborazione è importante per gratificare le persone al di là del loro ruolo e dei compiti a esso connessi. Ricordiamo che tutti gli esseri umani sono fatti di logica e creatività: il nostro cervello integra, non suddivide, e parcellizzare l’esperienza non è fisiologico. Ogni persona cerca un proprio significato in quello che fa e in quello che è.

Le aziende lo hanno capito, ed è difficile che oggi venga praticato il taylorismo nella sua forma più rigida. Gli operai non sono più fissi in compiti circoscritti e ripetitivi, ma vengono spostati all’interno dell’azienda per ricoprire vari ruoli e funzioni, prendendo parte all’intero processo produttivo. È un modo per restituire senso al lavoro e per riconoscere che ogni persona è più della funzione che svolge.

La funzione del ruolo in famiglia

Anche in ambito familiare il ruolo svolge una funzione regolatrice importante. Pensiamo alla suddivisione dei compiti tra i partner nella gestione della casa e del budget familiare: ognuno si assume dei compiti. Ricordiamo però che se è sempre la stessa persona a lavare i piatti, anche qui entriamo nella fissità di ruolo. È utile che, pur lavorando magari tutto il giorno, ognuno ogni tanto si occupi anche di lavare i piatti o di metterli in lavastoviglie: un gesto semplice, ma un modo concreto per collaborare.

Se poi consideriamo gli equilibri familiari nei rapporti tra genitori e figli e tra nonni e nipoti, anche qui il ruolo assume tutta la sua importanza. I nonni sono fondamentali nella vita di una famiglia: sono spesso disponibili ad aiutare e anche a viziare i nipoti. Diverso è se i nonni vogliono sostituirsi ai genitori, togliendo loro potere decisionale a discapito dell’educazione dei bambini e degli equilibri familiari. La confusione di ruolo in questo ambito può generare confusione anche in altri ambiti della vita. È bene che i nonni facciano i nonni e i genitori facciano i genitori, assumendo i compiti inerenti al proprio ruolo sempre con delicatezza e flessibilità, ma senza invadere l’uno il campo dell’altro.

Domande frequenti

Il ruolo è qualcosa di negativo?

No. Il ruolo ha una funzione sociale, organizzativa e relazionale utile: aiuta a distribuire compiti e responsabilità e a dare struttura ai rapporti. Diventa un problema solo quando viene vissuto in modo rigido o quando la persona finisce per identificarsi totalmente con esso, perdendo di vista sé stessa e l’insieme.

Qual è la differenza tra autorità e autorevolezza?

L’autorità è un modo rigido di esercitare il ruolo, in cui la persona si identifica con la posizione che occupa. L’autorevolezza, invece, è la capacità di essere rispettati per preparazione, umanità e collegialità delle decisioni: è flessibile, si nutre di confronto e umiltà e non ha bisogno di imporsi.

Che cos’è la “confusione di ruolo” in famiglia?

Si verifica quando i confini tra le diverse funzioni familiari si sfumano, per esempio quando i nonni si sostituiscono ai genitori nelle decisioni educative. Questa confusione può generare squilibri nei rapporti e riflettersi anche in altri ambiti della vita. Per questo è utile che ciascuno mantenga il proprio ruolo, con flessibilità ma senza invadere quello degli altri.

Come si evita di irrigidirsi nel proprio ruolo?

Coltivando flessibilità e collaborazione: alternando i compiti, restando aperti al confronto e ricordando che ogni persona è più della funzione che ricopre. Riconoscere la persona dietro al ruolo, sia sul lavoro sia in famiglia, è il modo migliore per non trasformare il ruolo in una gabbia.

Il ruolo è uno strumento prezioso per organizzare il lavoro e le relazioni, ma va vissuto con flessibilità. Quando diventa rigido, o quando ci identifichiamo completamente con esso, rischia di alienarci e di generare malessere. Preferire l’autorevolezza all’autorità, coltivare la collaborazione e rispettare i confini dei ruoli in famiglia significa restituire spazio alla persona che sta dietro alla funzione.
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