Psicologia e Società

Santa follia: chi sono i “folli di Dio” e cosa ci insegnano sulla mente

Cos'è la santa follia e chi sono i "folli di Dio"? Un viaggio tra psicologia e mistica per capire come è cambiato il concetto di follia nei secoli e qual è la differenza decisiva tra psicosi clinica e scelta spirituale consapevole.

Santa follia: chi sono i “folli di Dio” e cosa ci insegnano sulla mente

C’è una parola che usiamo con leggerezza per liquidare ciò che non capiamo: follia. Eppure, per secoli, lo stesso gesto che oggi chiameremmo patologico è stato letto come voce del sacro, ribellione profetica, perfino santità. Cosa intendiamo davvero quando parliamo di santa follia? E chi sono i misteriosi “folli di Dio” che attraversano la storia della spiritualità? Per rispondere dobbiamo tenere insieme due sguardi che di solito si ignorano: quello della psicologia e quello della mistica.

Che cosa significa “follia”: dal linguaggio comune alla clinica

Nel linguaggio quotidiano la follia indica la mancanza di assennatezza e prudenza: il folle è chi appare privo di buon senso, dal comportamento irrazionale e imprevedibile. Curiosamente, la parola affonda le radici nel latino follis, il “mantice”, il pallone gonfio d’aria, il vuoto: come a dire una mente “piena di niente”, agitata da soffi che non controlla.

Sul piano clinico le cose cambiano. Oggi la psichiatria non parla di “follia” ma di psicosi. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), la psicosi implica una compromissione dell’esame di realtà, con la presenza di deliri e allucinazioni. Più in generale, un disturbo mentale è definito come una sindrome caratterizzata da un’alterazione clinicamente significativa della sfera cognitiva, delle emozioni, delle relazioni o del comportamento di un individuo.

La nozione moderna di follia nasce alla fine del Settecento con lo psichiatra francese Philippe Pinel, considerato uno dei padri della psichiatria. Da allora la follia non indica solo la malattia mentale, ma una più ampia condizione di devianza e diversità, legata sia a un disturbo interno alla persona sia all’interazione tra l’individuo e il suo ambiente. Non a caso, in ambito filosofico, sociologico e criminologico, si preferiscono i termini alienazione o devianza.

La follia non è un concetto fisso: cambia con la storia

Uno dei dati più affascinanti è che normalità e follia non sono categorie rigide, ma idee flessibili che variano da individuo a individuo, da società a società, da un’epoca all’altra. Ciò che una cultura venera, un’altra lo rinchiude.

  • Nel mondo classico la follia è legata alla dimensione sacra: il folle è la “voce” del divino, l’invasato che parla per bocca degli dèi.
  • Nel Medioevo il folle può simboleggiare il demonio, ma anche l’esaltazione mistica: per Jacopone da Todi diventa addirittura una “santa pazzia”.
  • Nel Rinascimento la figura del folle è rispettata; Erasmo da Rotterdam, nell’Elogio della follia, la riconosce come componente diffusa dell’agire umano.

Il filosofo Michel Foucault, nella celebre Storia della follia nell’età classica, ha mostrato come il passaggio alla psichiatria moderna abbia significato anche un internamento e una messa a tacere di queste voci: ciò che prima era ambiguo e parlante viene rinchiuso, classificato, ridotto a oggetto di studio.

I “folli di Dio”: santità che sembra pazzia

È qui che entra in scena una tradizione spirituale antichissima. I “folli di Dio”, o “folli in Cristo”, sono personaggi stravaganti, bizzarri, talvolta autolesionisti, che la Chiesa ha riconosciuto fin dagli albori. La loro radice sta in una frase tagliente di Paolo di Tarso, nella Prima lettera ai Corinti: “Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti”.

Questi mistici scelgono volontariamente l’ascetismo per avvicinarsi alla sapienza divina attraverso il distacco dal mondo, la lotta contro il male, la preghiera e il digiuno. La loro “follia” è uno specchio provocatorio: serve a smascherare ipocrisie, vanità e debolezze umane. A loro lo psichiatra Vittorino Andreoli ha dedicato il volume Benedetta follia. Dai padri del deserto ai mistici di oggi, un viaggio storico-letterario che parte dagli eremiti del deserto dei primi secoli cristiani, attraversa gli asceti del Medioevo e arriva ai mistici dei tempi recenti.

La tradizione è particolarmente viva nel mondo ortodosso. In Russia il movimento ascetico dei santi folli compare già dall’XI secolo e prosegue fino al Novecento, quando il regime sovietico ne soffoca le espressioni; la Chiesa ortodossa russa ha canonizzato molti di questi personaggi.

La differenza decisiva tra psicosi e “follia di Dio”

Da psichiatra, Andreoli traccia una distinzione che vale la pena sottolineare, perché evita ogni romanticizzazione della malattia mentale. Nella psicosi spesso manca la coscienza di malattia: la persona non riconosce di essere malata. Nella “follia di Dio”, al contrario, questa consapevolezza c’è: la rinuncia al mondo è una scelta, una risposta a una “chiamata”. I folli di Dio, in altre parole, non sono casi clinici, ma figure spirituali che assumono coscientemente un ruolo simbolico.

È una distinzione importante anche oggi: aiuta a non confondere l’esperienza religiosa intensa con il disturbo psichiatrico, e a non leggere ogni sofferenza mentale in chiave “mistica”. Sono piani diversi, che richiedono risposte diverse: alla sofferenza psichica si risponde con la cura, non con l’ammirazione.

Il male “dentro di noi”: dalla teologia alla psicoanalisi

Nella visione di Andreoli, i monasteri nascono come luoghi per contrastare il male, inteso non solo come problema del singolo ma dell’intera società. Questa lotta tra bene e male percorre la grande letteratura: dal Paradiso perduto di Milton a Shakespeare, da Baudelaire dei Fiori del male fino ai grandi russi come Dostoevskij, Gogol’ e Tolstoj.

La psicoanalisi offre una traduzione laica di quegli antichi “demoni”. In Freud, ciò che la tradizione chiamava possessione diventa nevrosi: desideri rimossi, pulsioni ripudiate, conflitto tra l’Io e il Super-Io. Il “demonio”, in questa lettura, non è fuori di noi ma dentro di noi: è la parte inaccettabile che cerchiamo di tenere a bada.

La “follia” del nostro tempo

Andreoli rovescia infine la domanda: e se i veri “folli” fossimo noi? La forza distruttiva del presente, sostiene, non appartiene più a Dio né al demonio, ma all’uomo, attraversato da paura, insicurezza e violenza, dominato dal culto della bellezza e della salute e sedotto dalle apparenze digitali.

La sua provocazione è netta: la follia di oggi è quella di chi ha smarrito i principi dell’umanesimo, il senso del logos, della cultura e dell’amore. Al di là della cornice religiosa, resta un invito che la psicologia condivide: ritrovare un significato, una direzione, una dimensione interiore che vada oltre l’istinto immediato. Perché la salute mentale non è solo assenza di sintomi, ma capacità di dare senso alla propria esistenza.

Domande frequenti sulla santa follia

Cosa significa “santa follia”?

La “santa follia” è un comportamento che appare irrazionale o eccentrico agli occhi del mondo, ma che nasce da una scelta spirituale consapevole. Indica i mistici e gli asceti che, rinunciando alle convenzioni sociali, mettono in discussione le ipocrisie del loro tempo in nome di un ideale religioso. Non è una malattia, ma un linguaggio simbolico.

Chi sono i “folli di Dio”?

Sono mistici e asceti, detti anche “folli in Cristo”, che scelgono volontariamente una vita di distacco dal mondo, preghiera e digiuno. Comportandosi in modo bizzarro o provocatorio, smascherano vanità e debolezze umane. La tradizione è documentata fin dai padri del deserto ed è molto presente nella spiritualità ortodossa russa.

Qual è la differenza tra follia clinica e “follia di Dio”?

La differenza chiave è la coscienza. Nella psicosi clinica spesso manca la consapevolezza di malattia e l’esame di realtà è compromesso, con deliri e allucinazioni. Nella “follia di Dio”, invece, c’è piena consapevolezza: la rinuncia al mondo è una decisione, non un sintomo.

Da dove nasce il concetto moderno di follia?

Il concetto moderno nasce a fine Settecento con lo psichiatra Philippe Pinel, che pose le basi della psichiatria. Da allora la “follia” indica non solo la malattia mentale ma anche forme di devianza e diversità. Filosofi come Michel Foucault hanno poi mostrato come ogni epoca definisca la follia in base ai propri valori.

La follia è sempre stata considerata una malattia?

No. Nel mondo classico il folle era visto come “voce del divino”; nel Medioevo poteva incarnare sia il demonio sia l’esaltazione mistica; nel Rinascimento era una figura rispettata. Solo con la nascita della psichiatria moderna la follia è stata progressivamente ricondotta entro categorie cliniche.

Nota: questo articolo ha finalità divulgative e culturali e non sostituisce una consulenza professionale. Se tu o una persona vicina state attraversando un disagio psicologico, è importante rivolgersi a un medico, a uno psicologo o ai servizi di salute mentale del territorio. In situazioni di emergenza, contatta il numero unico europeo 112.

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