Cosa significa il mito di Frankenstein
Il riferimento nasce dal romanzo di Mary Shelley, in cui il dottor Victor Frankenstein da’ vita a una creatura e poi la abbandona per il suo aspetto. Sul piano psicologico l’immagine e’ diventata un modo per parlare del rifiuto e dell’etichettamento: chi viene percepito come “mostro” per la propria diversita’ finisce spesso per interiorizzare quello sguardo. La creatura non nasce malvagia, ma lo diventa in risposta all’esclusione, un tema che richiama i meccanismi del pregiudizio, dello stigma e della profezia che si autoavvera.
Il mito di Frankenstein in pratica
Nel racconto “Il cuore di Frankenstein” di Antonella Di Luoffo la creatura porta il nome di Prometeus e impara a conoscere il mondo, le arti e la mitologia frequentando di nascosto una biblioteca. Dietro l’aspetto respingente si nasconde un’interiorita’ capace di gratitudine e di dolore: e’ il cuore evocato dal titolo. La metafora si presta a descrivere situazioni reali in cui una persona viene giudicata dall’apparenza o dall’etichetta, e non per cio’ che sente e desidera. Riconoscere l’umanita’ oltre il pregiudizio e’ il primo passo per interrompere il circolo tra rifiuto e reazione.
Termini correlati
Concetti vicini a questa voce sono l’etichettamento, lo stigma sociale, il pregiudizio e l’alterita’, ossia l’esperienza dell’essere percepiti come diversi.
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