Che cos’è il colloquio di counseling
Il colloquio di counseling è uno strumento di comunicazione e di conoscenza che utilizza l’incontro tra due o più persone per raccogliere informazioni e far emergere nuove consapevolezze sulla vita di chi chiede aiuto. Rientra nei cosiddetti colloqui di aiuto, che affondano le radici nell’approccio centrato sulla persona elaborato da Carl Rogers.
Il suo scopo non è dare consigli o soluzioni preconfezionate, ma offrire al cliente l’opportunità di esplorare i propri schemi di comportamento e di pensiero, aumentare il livello di consapevolezza e imparare a usare al meglio le proprie competenze personali per stare meglio. Il counselor lavora nell’ambito della prevenzione e della promozione del benessere, senza esercitare attività sanitarie e senza occuparsi di diagnosi o cura di patologie.
Counseling e psicoterapia: qual è la differenza
È una domanda frequente e legittima. In sintesi: il counseling si concentra su problemi, scelte e situazioni del presente, aiutando la persona a ritrovare risorse e chiarezza su un tema specifico. La psicoterapia, invece, è un trattamento dei disturbi psichici che può puntare alla riduzione dei sintomi e alla riorganizzazione più profonda della personalità.
Per questo, di norma, dopo i primi colloqui (in genere 2 o 3) il counselor valuta se prendere in carico la persona, considerando il tipo di richiesta e l’assenza di patologie psicologiche o psichiatriche che richiederebbero un altro tipo di intervento. Quando emerge un quadro clinico, l’invio a uno psicologo o psicoterapeuta è la scelta più corretta e rispettosa.
L’approccio gestaltico: il qui e ora come bussola
La Gestalt nasce da radici fenomenologiche, umanistiche ed esistenziali grazie al lavoro di Fritz Perls, Paul Goodman e Ralph Hefferline. La sua caratteristica più riconoscibile è l’attenzione al presente: non tanto al perché una situazione si è determinata, quanto al come si manifesta adesso e ai fattori che la mantengono.
Nella prospettiva gestaltica il colloquio è inquadrato in un tempo e in uno spazio ben definiti, in cui l’attenzione è posta nel momento presente. Counselor e cliente si incontrano per intraprendere un cammino insieme, in un rapporto di reciprocità e di co-costruzione di una relazione autentica capace di dare nutrimento e crescita. La cosiddetta giusta distanza non è un freddo confine professionale, ma uno spazio condiviso che permette al cliente di attivare i propri stili relazionali anche in modi nuovi e inediti.
Consapevolezza, figura e sfondo
Uno degli obiettivi del colloquio gestaltico è l’integrazione degli aspetti polarizzati della persona, per giungere a una “gestalt” chiara: un’immagine nitida di ciò che si sente e si desidera. Questo accade quando il continuum di consapevolezza riesce a tradurre le sensazioni iniziali in emozioni riconoscibili, facendo emergere la “figura” dallo sfondo, come una fotografia che mette a fuoco.
A ostacolare questo processo sono spesso gli introietti: regole, codici e schemi che assorbiamo da educazione e cultura. Sono utili per vivere insieme agli altri, ma quando vengono assimilati senza consapevolezza diventano dei diktat che ci spingono ad agire in modo poco spontaneo e poco fedele al nostro sentire reale.
Dalle “interruzioni del contatto” alle risorse della persona
Nella Gestalt classica si parla di interruzioni del contatto: blocchi che fermano l’energia che tende verso l’incontro con sé e con l’ambiente. Il lavoro del counselor si concentrava sul riconoscere queste interruzioni.
Negli ultimi anni la prospettiva si è evoluta in senso relazionale. Le interruzioni non sono più viste solo come limiti, ma anche come modalità con cui la persona cerca e crea relazione, persino quando appaiono difensive o ostili. Il talento maggiore del counselor sta proprio nell’andare oltre le apparenti resistenze, riconoscendo che ogni essere umano, per la sua natura sociale, tende verso la relazione. La responsabilità del cambiamento, in questa ottica, non ricade più solo sull’individuo, ma su tutto lo spazio condiviso che counselor e cliente costruiscono insieme.
Le fasi del colloquio gestaltico
Il colloquio segue un ritmo che richiama il ciclo del contatto: ogni momento è connesso agli altri come in una narrazione, e solo rispettando questa fluidità si può costruire una relazione realmente reciproca.
- Prima fase, stare con ciò che accade. Il counselor accoglie e rimane in ascolto del proprio sentire e del clima della relazione. Qui ogni elemento è rilevante: il consiglio è non avere fretta, non essere direttivi e non orientarsi subito al problema o alla soluzione, rispettando la direzione della persona.
- Seconda fase, attivare le risorse. L’attenzione si sposta dal puro sentire all’attivazione delle competenze del cliente. Il counselor connette i diversi elementi emersi per raggiungere un buon contatto.
- Terza fase, prepararsi alla chiusura. Il counselor può ridefinire alcuni elementi e dare il tempo di assimilare l’esperienza. In questa fase è sconsigliato proporre nuove esperienze; meglio dedicare qualche minuto a fissare l’appuntamento successivo e ad accompagnare la persona all’uscita.
- Post-contatto. Dopo l’incontro, il counselor può trascrivere gli elementi più significativi. Il colloquio, infatti, non finisce quando il cliente esce dallo studio: entrambi continuano a elaborare ciò che è accaduto.
Quali strumenti usa il counselor gestaltico
Il metodo gestaltico utilizza l’osservazione fenomenologica, ispirata alla filosofia di Edmund Husserl. Attraverso la “riduzione fenomenologica” il counselor cerca di “depurare” l’esperienza dai pregiudizi, mettendo tra parentesi (epoché) ciò che dà per scontato, senza accettare né rifiutare nulla a priori.
Tra le esperienze più note ci sono le tecniche delle sedie, come la celebre sedia vuota: si invita il cliente a immaginare seduta di fronte a sé una persona (del presente o del passato) e a esprimere ciò che prova e che non è riuscito a dire. Sono strumenti che vanno proposti con tatto e nei contesti adeguati, sempre al servizio della consapevolezza e mai come tecniche fini a se stesse. Restano centrali anche l’attenzione al canale comunicativo prevalente del cliente (corporeo, immaginativo, emotivo) e quattro domande care a Perls: cosa stai facendo ora? Cosa senti? Cosa stai evitando? Cosa vuoi?
In tutto questo, la persona non viene mai ridotta al suo disagio: “non è il suo problema”, ma un insieme di adattamenti creativi all’ambiente. L’empatia permette di restare in contatto con i bisogni del cliente e con i propri.
La restituzione e la crescita reciproca
La conclusione del percorso può coincidere con la restituzione: il momento in cui il counselor, tenendo conto del motivo della consultazione, condivide le impressioni e le riflessioni maturate. Una buona restituzione può avere un valore importante per la crescita della persona.
Per il counselor gestaltico sono imprescindibili la supervisione, l’aggiornamento e la formazione permanente: il professionista, come il percorso che accompagna, è sempre in divenire. Quando un colloquio è davvero proficuo, anche il counselor avverte una sensazione di pienezza, per aver svolto un lavoro creativo e costruttivo accanto a chi ha raggiunto una nuova consapevolezza di sé.
Domande frequenti
Che cos’è il colloquio di counseling nella Gestalt?
È un incontro di aiuto in cui counselor e cliente costruiscono insieme una relazione autentica, centrata sul momento presente. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza della persona e attivare le sue risorse per affrontare un problema o una scelta, senza occuparsi di diagnosi o cura di patologie.
Qual è la differenza tra counseling e psicoterapia?
Il counseling si concentra su problemi e decisioni del presente, valorizzando le risorse della persona. La psicoterapia tratta i disturbi psichici e punta alla riduzione dei sintomi o a una riorganizzazione più profonda della personalità. In presenza di un quadro clinico, il counselor invia a uno psicologo o psicoterapeuta.
Quali sono le fasi del colloquio gestaltico?
Si possono individuare quattro momenti collegati: l’accoglienza e l’ascolto di ciò che accade, l’attivazione delle risorse del cliente, la preparazione alla chiusura e il post-contatto, in cui counselor e cliente continuano a elaborare l’esperienza vissuta.
Perché la Gestalt insiste sul “qui e ora”?
Perché il cambiamento avviene nel presente. Concentrarsi sul come una situazione si manifesta adesso, e non solo sul perché del passato, aiuta la persona a diventare consapevole di emozioni, pensieri e sensazioni e a sperimentare nuovi modi di stare in relazione.
Che cos’è la tecnica della sedia vuota?
È un’esperienza in cui si invita il cliente a immaginare seduta di fronte a sé una persona significativa e a esprimere ciò che prova e non è riuscito a comunicare. Serve a dare voce a contenuti emotivi rimasti inespressi e va proposta con cura, all’interno di una relazione di fiducia.
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