Gestire la Rabbia

Conosciamo la rabbia per imparare a gestirla

Gestire la rabbia può essere abbastanza facile, se comprendiamo di cosa è fatta e conosciamo i motivi per i quali nasce. Prima facciamo però la conoscenza dell’aggressività: l’aggressività è essenzialmente una spinta a danneggiare l’altro.

Quindi, possiamo trovarla in tutte quelle situazioni in cui un individuo esercita un potere coercitivo su un altro individuo. L’aggressività si esprime attraverso l’emozione della rabbia, termine che infatti significa agire violentemente e la cui radice etimologica deriva dalla parola sanscrita rabhas (impeto, che viola e oltrepassa il limite della volontà altrui.) Diceva il famoso filosofo Hobbes “il far male all’altro è caratteristica dell’uomo e si sintetizza nella famosa frase Homo homini lupus.

L’aggressività è innata o acquisita?

rabbia innataUna prima questione, è se l’aggressività sia da ricondursi alla costituzione innata dell’essere umano oppure all’ambiente familiare, sociale, o ai i valori appresi; l’idea è che il comportamento sia sempre mediato da schemi che, se non innati, sono acquisiti nella prima infanzia. Nei secoli diverse teorie si sono alternate, esaltando ora l’uno o l’altro aspetto. Comunque, l’aggressività fa parte del bagaglio emotivo, biologico e costituzionale dell’individuo. In questo senso, l’aggressività è innata, ma sono le circostanze che la attivano: la percezione di un pericolo, un dispiacere, oppure esperienze relazionali in cui ci si sente intimoriti, spaventati, attaccati, e così via. Ad ogni modo è il contesto familiare che autodetermina se il comportamento aggressivo, può essere tollerato, oppure no.

Ovviamente esistono differenze soggettive nel livello di tolleranza al dispiacere e al pericolo, che esistono sin dalla nascita, in base agli aspetti temperamentali, e al significato psicologico attribuito agli eventi.  A livello fisiologico, le reazioni aggressive risultano regolate dall’attività dell’amigdala, che interviene per mediare le condotte d’ansia, la paura, la rabbia. Inoltre, un ruolo importante viene svolto dai mediatori ormonali cerebrali, quali la serotonina; infatti varie ricerche dimostrano che bassi livelli di serotonina predispongono all’aumento delle condotte aggressive ed antisociali.

Varie forme di aggressività

Esistono diversi tipi di aggressività, dalle forme meno distruttive, a partire dalla rabbia naturalmente presente all’interno delle relazioni umane, fino ai tipici fenomeni di aggressività patologica socialmente più temibili, come la violenza su minori, femminicidi, bullismo, suicidi. Tutti fenomeni questi che pongono interrogativi circa la responsabilità dell’ambiente, dei modelli comportamentali appresi, della cultura, dei valori da un lato e delle disposizioni psicologiche individuali, più o meno patologiche, delle tendenze innate, e delle componentid’ordine biologico dall’altro.Diceva Fromm che esiste una forma di aggressività benigna, necessaria alla sopravvivenza e alla difesa della personalità, e una forma maligna che distrugge le relazioni.

Esiste una forma di aggressività benigna, necessaria alla sopravvivenza e alla difesa della personalità, e una forma maligna che distrugge le relazioni

Che cosa ci fa arrabbiare?

Le situazioni che possono far nascere in noi la rabbia sono molte e piuttosto soggettive. Ad esempio:essere trattati male o essere costretti a fare qualcosa contro la propria volontà,l’essere abbandonati, traditi, delusi, usati, credere di essere odiati, subire un’ingiustizia, essere minacciati, manipolati, offesi, svalutati, squalificati.

Tutte queste situazioni stimolano l’individuo a sperimentare rabbia e aggressività, e hanno il potere di limitare la propria libertà di pensiero e azione. Minimo comun denominatore a tutte queste situazioni è il mancato riconoscimento dell’altro: chi subisce l’atto aggressivo è sminuito nella sua individualità, si può sentire incompreso, impotente, senza via d’uscita. La persona aggressiva viola i diritti altrui, per trarne vantaggio, raggiunge i suoi obiettivi a spese degli altri, si intromette nelle scelte altrui, è esplosiva, imprevedibile.

Inoltre, tutti i comportamenti aggressivi, tendono a misconoscere i principi universali di fratellanza, tolleranza, umanità. La rabbia spaventa, intimorisce, fa paura, la si usa per acquisire potere sull’altro.

Ma come gestire la rabbia? Meglio implodere o meglio esplodere? E soprattutto: con chi arrabbiarsi?

Imparare a gestire la rabbia

diversi tipi di aggressività

Alcune ricerche sostengono che arrabbiarsi, di tanto in tanto, fa bene al cuore. Infatti, prendendo il lato positivo, l’arrabbiatura avrebbe la funzione di farci capire che non tolleriamo certe cose. Ecco che tutto ciò può trasformarsi in vantaggio. Una cosa però è certa: essere cronicamente arrabbiati danneggia la salute. Può portare a patologie cardiache, dolori muscolari, dermatiti, danni epatici, colon irritabile.

Il primo passo per imparare a gestire la rabbia è allora allenarsi ad ascoltarla bene, cercando di comprenderne il significato. Il secondo segreto è eliminare il giudizio sulla rabbia, e lasciare che fluisca in modo adeguato. Reprimerla porta solo alla sua implosione, cosa che finisce per ritorcersi contro noi stessi, facendoci poi esplodere per un nonnulla, in una crisi di violenza e aggressività senza limiti.

E se ad arrabbiarsi sono gli altri?

Una modalità ritenuta molto efficace per comunicare con chi è arrabbiato è quella assertività, ossia comunicare i nostri pensieri, le opinioni, le emozioni, con fermezza e decisione, e nel rispetto dell’altro. Per riuscire a reagire e comunicare con una persona aggressivaè importante avere consapevolezza di quello che stiamo provando, cercando di non criticare direttamente la persona, ma il comportamento. Se sai di aver sbagliato, ammetti l’errore e mostra una buona autocritica. Non rispondere anche tu in modo aggressivo. Dopo una critica, domanda di chiarine il contenuto attraverso ripetute richieste volte alla ricerca di chiarezza; lo scopo è appunto quello di chiarire gli elementi su cui vi è disaccordo.

Per una gestione positiva dei conflitti la strategia di ripetere la propria opinione, o concetto risulta efficace quando l’interlocutore pretende di farci cambiare opinione, oppure di manipolarci. La questione è riuscire a capirsi attivamente e non subendo passivamente la discussione. È stato dimostrato che le arrabbiature, cui facciano seguito opportune spiegazioni e occasioni di chiarimento, migliorano la qualità delle relazioni perché permettono di ottenere un aumento della comprensione e dell’affiatamento fra le persone coinvolte. Quindi il dialogo è sicuramente una buona cura.

Questi sono i nostri consigli per gestire la rabbia. Ma se le difficoltà persistono e significa che ci sono disagi psicologici, che richiedono interventi specifici, è consigliabile rivolgersi ad uno psicoterapeuta che possa aiutare.

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