È possibile vivere così? Quali sono i passi per avvicinarsi consapevolmente a questo tipo di libertà?
Si evita ciò che si teme
Le persone spesso vivono evitando ciò che temono, come ho sentito dire in una bellissima conferenza di Erica Poli, disponibile su youtube, che si chiama “Nutrire la coscienza”. Viviamo nella paura di lasciar affiorare dei conflitti che crediamo di non saper gestire, e chiaramente questo non fa altro che alimentare una spirale perversa in cui ci allontaniamo sempre di più dai nostri desideri e viviamo nella vibrazione della paura.
I noti studi del neuroscenziato David Hawkins pongono la paura su una visione della realtà dove si è dominati dall’inerzia, e imbrigliati nelle emozioni di disturbo (“stuck in negative emotions”). È difficile così disporre delle energie necessarie per passare da una visione della vita basata sulla forza verso una incentrata sul potere interiore: sopravvivere vs esistere, resistenza vs resilienza. Quando le persone superano questo step, fino ad incarnare il coraggio, si inizia ad essere “aspirati” dall’alto, si inverte il processo verso l’amore, verso l’unione e il potere personale. Iniziamo a sentire che abbiamo un margine di potere sulle cose, partendo dalla percezione della realtà, da cui deriva poi effettivamente il cosiddetto collasso dei potenziali d’onda.
La paura del conflitto
Cosa c’è nel conflitto che lo fa temere così tanto? Nel vano tentativo di voler definire e controllare, rifuggiamo la contraddizione, che è invece alla base della biologia, in una vita dove il mistero gioca un ruolo fondamentale e fecondo. Tutto nella vita è un Giano bifronte. Come recita un celebre detto, il veleno diventa farmaco, ciò che sembra allontanare dalla propria forza vitale è anche il ponte per fare ritorno a casa. La ferita emotiva, una volta incontrata nel corpo e riparata sarà proprio il tramite per fare ritorno al vero sé.
Un punto imprescindibile è proprio permettersi di abitare il conflitto nel corpo: tollerare che le emozioni contrastanti, come processi energetici, facciano il loro viaggio dentro di noi, e tenerle in mano. Il bambino piccolo non può fare questo, perché, ad esempio, mettere in discussione un genitore può dargli la percezione di perdere la sicurezza e la sopravvivenza, ma un adulto sano può sperimentarlo. Quando viviamo la contraddizione siamo in quella che i filosofi greci chiamavano “aporia”, impossibilità di definire, e la nostra energia aumenta immediatamente; quando ci polarizziamo l’energia diminuisce.
Come reagire?
Quando abbiamo il coraggio di riconoscere la verità nelle sue contraddizioni stiamo meglio, e iniziamo a rilasciare l’energia bloccata nel corpo. Il cuore, che è considerato nella medicina cinese l’imperatore, vuole la verità. Quando qualcosa è vero, è anche bello, in un modo collaterale, perché dove c’è verita c’è il senso della nostra esistenza, il nostro tao.
Quando si sentono bloccate o impotenti, le persone entrano in sofferenza: un altro spunto utile può essere riflettere su cosa si ha potere. In che modo possiamo assumere una posizione nuova rispetto alle cose, e sperimentare una nuova cassa di risonanza?
Può essere utile immaginare di essere in risonanza con nuove qualità e risorse, incarnarle, sentirle nel corpo e compiere delle azioni diverse, o anche immaginare di farlo. È molto efficace diluire al massimo l’informazione, secondo i criteri della cosiddetta omeopatia energetica: se per esempio una persona desidera sviluppare una qualità, ad esempio l’assertività, iniziare a sperimentare un’azione piccola piccola in cui può permettersi di essere assertiva. Più piccola è l’azione, più sarà efficace nel tempo, perché non incontrerà le resistenze del sistema simpatico, e l’informazione passerà indisturbata al sistema. Quotidianamente, mettersi in gioco con l’intento di farlo, e piano piano crescere di intensità: i risultati sono notevoli.
Può essere utile immaginare di essere in risonanza con nuove qualità e risorse, incarnarle, sentirle nel corpo e compiere delle azioni diverse, o anche immaginare di farlo. È molto efficace diluire al massimo l’informazione, secondo i criteri della cosiddetta omeopatia energetica: se per esempio una persona desidera sviluppare una qualità, ad esempio l’assertività, iniziare a sperimentare un’azione piccola piccola in cui può permettersi di essere assertiva. Più piccola è l’azione, più sarà efficace nel tempo, perché non incontrerà le resistenze del sistema simpatico, e l’informazione passerà indisturbata al sistema. Quotidianamente, mettersi in gioco con l’intento di farlo, e piano piano crescere di intensità: i risultati sono notevoli.
Una frase che io dico provocatoriamente, è di dimenticarsi di quello che si è sempre creduto vero di sé, perché identificarsi in qualcosa spesso è un ostacolo. È importante iniziare a sentire di essere collegati a un nulla dove c’è tutto, dove siamo liberi di creare: c’è un’energia misteriosa da cui proveniamo e a cui faremo ritorno, e questa energia vive in noi. L’incerto, il non definito, è anche il filo che collega al mistero, al nucleo incessante che consente di assomigliarsi momento per momento. Lasciare andare il controllo per andare verso il mistero, anche nelle relazioni di amore.
Sentirsi liberi
Quando le persone si sentono libere, possono amare nel pieno delle proprie potenzialità, oltre le dinamiche del bisogno e della cosiddetta dipendenza affettiva: una bella immagine è quella di sostituire le rigide corazze e armature, che impediscono di nutrirsi, con uno strato di velo leggero che ricopre il corpo, e che permette di vivere le cose, ma anche di allontanarsi senza lasciare attaccati dei frammenti di sé. Questo passaggio include implicitamente riconoscere e accogliere i propri bisogni che non stati incontrati, dargli dignità di esistenza, e diventare noi genitori amorevoli di noi stessi, indipendentemente da quello che è accaduto nel passato. Se siamo qui è per sviluppare delle qualità animiche, che vedono il passaggio attraverso la mancanza, proprio come se dei buchi dovessero essere ricoperti, e quindi tutti passiamo attraverso la dimensione del bisogno.
Ognuno ha i propri vissuti da riparare, e la cosa richiede tempo, impegno e desiderio di farlo, l’importante è sapere che poi si può vivere in un modo in cui si è più aderenti a sé stessi, momento per momento.
Quando ci sentiamo liberi siamo anche creativi, e connessi alla forza vitale: il corpo, che è il mezzo attraverso cui lo spirito si manifesta, è vivo, è pienamente incarnato. Libero di danzare, di cantare, di esprimere la propria nota unica e irripetibile, sentendo quella connessione al tutto che restituisce il senso pieno dell’esistenza.
Domande frequenti
Cosa significa evitare ciò che si teme?
Significa vivere nella paura di lasciar affiorare conflitti che crediamo di non saper gestire. Questo alimenta una spirale in cui ci allontaniamo sempre di più dai nostri desideri e restiamo nella vibrazione della paura, senza le energie necessarie per passare da una vita basata sulla forza a una incentrata sul potere interiore.
Perché il conflitto fa così tanta paura?
Perché nel tentativo di definire e controllare rifuggiamo la contraddizione, che è invece alla base della biologia. Abitare il conflitto nel corpo significa tollerare che le emozioni contrastanti facciano il loro viaggio dentro di noi e tenerle in mano: qualcosa che il bambino piccolo non può fare, ma che un adulto sano può sperimentare.
Cos’è l’omeopatia energetica applicata al cambiamento personale?
È il criterio di diluire al massimo l’informazione partendo da azioni piccolissime. Se una persona desidera sviluppare una qualità, come l’assertività, comincia da un’azione minima: più piccola è l’azione, più sarà efficace nel tempo, perché non incontra le resistenze del sistema simpatico e l’informazione passa indisturbata al sistema.
Cosa vuol dire davvero sentirsi liberi?
Vuol dire poter amare nel pieno delle proprie potenzialità, oltre le dinamiche del bisogno e della dipendenza affettiva. Significa sostituire corazze e armature con un velo leggero che permette di vivere le cose ma anche di allontanarsi senza lasciare frammenti di sé, riconoscendo e accogliendo i propri bisogni e diventando genitori amorevoli di sé stessi.
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