Cosa succede, davvero, nello spazio di una seduta di psicoterapia? Spesso si immagina il terapeuta come un osservatore neutrale che interpreta dall’alto. La realtà, in molti approcci moderni, e soprattutto nella terapia della Gestalt, e molto più viva: cio che cura non e tanto la spiegazione del passato, quanto cio che accade tra due persone nel momento presente. In quel piccolo frammento di tempo, apparentemente minuscolo eppure densissimo, si concentra tutto cio che serve per comprendere una persona e il suo vissuto.
Il qui e ora: il cuore della relazione terapeutica
Le sensazioni, le emozioni, gli stili con cui ci leghiamo agli altri, persino il clima emotivo di una stanza acquistano senso pieno solo se osservati nel qui e ora. Non nel racconto di cio che e stato, ma in cio che si attiva proprio adesso, mentre paziente e terapeuta si incontrano.
Una formula efficace per sintetizzare questo cuore dell’approccio gestaltico e: Io e Tu, qui e ora. Significa imparare a essere realmente presenti e consapevoli, nel doppio contatto con se stessi e con l’altro, nell’istante in cui la vita accade. Non e un dettaglio tecnico: e il terreno stesso su cui avviene il cambiamento.
L’atomo intersoggettivo: tutto e contenuto nel momento
Cio che si genera nel rapporto terapeutico, momento per momento, e un piccolo fenomeno co-costruito da entrambi. Possiamo immaginarlo come una particella elementare, una sorta di atomo intersoggettivo: un’unita minima di relazione che, pero, contiene già tutto.
La mente, in questa prospettiva, non e una monade isolata. E intrinsecamente relazionale. Per questo terapeuta e paziente formano insieme un campo intersoggettivo in cui si influenzano a vicenda di continuo: un movimento di co-regolazione in cui i loro stati interiori si coordinano, passo dopo passo. Il terapeuta non e un giudice esterno, ma entra in gioco con la propria presenza, la propria sensibilita, la propria umanita.
Osservare senza giudicare: la competenza di “sospendere”
La corporeita, le parole, i silenzi, i gesti, il tono di voce sono tutte manifestazioni del nucleo vitale di una persona, di quello che potremmo chiamare il suo dna relazionale. Il terapeuta vi accede attraverso un’osservazione attenta e rispettosa, che va dal piccolo dettaglio fino al quadro d’insieme.
Sembra semplice, ma non lo e. Il rischio più grande, per chi accompagna, e affidarsi alle proprie convinzioni e certezze, perdendo di vista cio che la persona sta esprimendo proprio in quel momento. Per questo una competenza fondamentale e la capacita di sospendere giudizi, etichette e aspettative, restando aperti a cio che emerge. La consapevolezza del come qualcosa accade conduce a un cambiamento più autentico rispetto al chiedersi all’infinito il perché.
Dalla parola alla storia: zoomare tra dettaglio e insieme
Nella Gestalt si parla spesso di dinamica figura/sfondo: cio che in un dato istante emerge in primo piano (la figura) si staglia su uno sfondo di emozioni, contesto e relazione. La bravura sta nel saper zoomare: dal particolare al generale, dall’attimo all’evento, dalla parola alla narrazione, dal silenzio alla voce, dalla sensazione all’emozione.
Pensiamo a come un bambino impara a parlare. Quando apprende una parola, ad esempio “bicchiere”, non sta solo aggiungendo un termine al suo vocabolario. A quella parola lega un intero grappolo di esperienze: il desiderio di afferrare l’oggetto, il volto e la voce della madre, l’eventuale frustrazione, il piacere del contatto, gli odori, le tensioni del corpo. La parola diventa così un attrattore, un nodo unico che racchiude un’esperienza relazionale complessa (un’idea vicina al pensiero di Lev Vygotskij in Pensiero e linguaggio).
Per questo, in terapia, conta non solo cosa si dice, ma come le parole prendono forma: il ritmo del dialogo, la densita dei silenzi, le pause, le riprese, il tono e il volume. E una vera e propria fenomenologia della parola che si affianca a quella del corpo.
Le resistenze come risorse, non come ostacoli
Un aspetto controintuitivo di questo sguardo: le cosiddette resistenze, cioè i modi in cui evitiamo o filtriamo il contatto con l’altro, non vengono lette come limiti da abbattere. Sono considerate risorse relazionali, finestre preziose che rivelano qualcosa delle nostre strutture profonde. Anche cio che frena dice molto di noi: ascoltarlo, anziche combatterlo, e spesso la chiave.
Narrare il dolore per allargare lo sguardo
C’e un bisogno, anche biologico, di dare una forma coerente a cio che viviamo. La narrazione risponde proprio a questo bisogno, e può avere una funzione terapeutica soprattutto quando ha a che fare con la sofferenza.
Quando viviamo un’esperienza molto dolorosa, la mente tende a difendersi concentrandosi solo su quell’evento, escludendo tutto il resto. Raccontare, mettere in parole, ricostruire la storia di cio che e accaduto può allargare la prospettiva di chi e troppo focalizzato sugli aspetti negativi. Lentamente, la persona scopre la propria capacita di trovare, anche dentro esperienze durissime, elementi che permettono di riorganizzare e dare un senso nuovo all’intera vicenda. Il tutto determina le parti, ma nella parte e già contenuto il tutto.
Perché tutto questo ci riguarda (anche fuori dalla terapia)
Anche chi non e in terapia può portare con se un’idea preziosa: la qualità delle nostre relazioni, e del nostro benessere, passa molto dalla capacita di essere presenti nel qui e ora. Allenare la presenza, accogliere le emozioni senza giudicarle, osservare i piccoli movimenti dell’incontro con l’altro sono abilita che si possono coltivare ogni giorno, con la mindfulness o semplicemente con un ascolto più attento.
Domande frequenti
Cosa significa “qui e ora” in psicoterapia?
Significa concentrare l’attenzione su cio che paziente e terapeuta vivono nel momento presente della seduta, anziche solo sul racconto del passato. Emozioni, sensazioni e modi di relazionarsi diventano osservabili proprio mentre accadono, ed e li che spesso si annida il significato più importante.
Cos’e l’intersoggettivita nella relazione terapeutica?
E l’idea che la mente non sia isolata ma relazionale: terapeuta e paziente formano insieme un “campo” in cui si influenzano a vicenda. Il cambiamento nasce da questa co-costruzione, non dall’azione di un osservatore neutrale.
Perché la terapia della Gestalt insiste tanto sul presente?
Perché ritiene che la consapevolezza del come viviamo le cose, qui e ora, porti a un cambiamento più genuino e responsabile rispetto al ricercare all’infinito il perché di cio che ci accade.
Le resistenze in terapia sono un problema?
Non necessariamente. In questa prospettiva le resistenze al contatto vengono viste come risorse: rivelano qualcosa di profondo su di noi e, se ascoltate con rispetto, possono diventare un punto di partenza per la crescita.
Raccontare il proprio dolore aiuta davvero?
Si. Mettere in parole un’esperienza dolorosa aiuta ad ampliare lo sguardo oltre la sofferenza immediata e a ritrovare anche elementi di senso e risorse. La narrazione da forma al vissuto e ne facilita l’elaborazione, soprattutto se accompagnata da un professionista.
Se stai attraversando un periodo di sofferenza, parlarne con uno psicoterapeuta può aiutarti a ritrovare prospettiva. In caso di disagio acuto o pensieri di crisi, in Italia puoi contattare il Telefono Amico (02 2327 2327) o rivolgerti al numero unico di emergenza 112.
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