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Developmental Psychopathology

La developmental psychopathology, o psicopatologia dello sviluppo, è una cornice teorica che cerca di capire come i diversi fattori individuali e ambientali agiscono tra loro per influenzare le traiettorie di sviluppo. Il suo obiettivo è descrivere in che modo avvengono le deviazioni dai percorsi tipici, perché si verificano e quali ne sono le cause, mettendo […]

Developmental Psychopathology
La developmental psychopathology, o psicopatologia dello sviluppo, è una cornice teorica che cerca di capire come i diversi fattori individuali e ambientali agiscono tra loro per influenzare le traiettorie di sviluppo. Il suo obiettivo è descrivere in che modo avvengono le deviazioni dai percorsi tipici, perché si verificano e quali ne sono le cause, mettendo insieme conoscenze provenienti da più aree della psicologia.

Che cos’è la psicopatologia dello sviluppo

Questa cornice teorica nasce intorno agli anni Settanta dall’incontro di diverse aree di ricerca: psicologia generale dello sviluppo, psicologia cognitiva, psichiatria infantile e psicologia clinica, neuropsicologia ed etologia (Cicchetti, 1984). Mette insieme una serie di informazioni proprie di diverse aree della psicologia. Cicchetti, Sroufe e Achenbach sono considerati i fondatori della developmental psychopathology.

La disciplina si occupa dello sviluppo e delle sue deviazioni, studiando l’origine e l’evoluzione dei pattern individuali di comportamento disadattato (Sroufe e Rutter, 1984). Cerca di descrivere in che modo avvengono le deviazioni delle traiettorie tipiche dello sviluppo, perché avvengono e quali ne sono le cause. Studia inoltre le diverse formazioni sintomatologiche in relazione ai cambiamenti più significativi che si manifestano nelle diverse fasi del ciclo di vita (Achenbach, 1990).

Presuppone la conoscenza delle traiettorie di sviluppo tipico, per poter individuare le possibili deviazioni da tale traiettoria. Si inserisce all’interno di un paradigma entro cui la psicopatologia dell’età evolutiva viene considerata in una prospettiva longitudinale: l’esordio di alcune patologie è piuttosto precoce e a volte rappresenta un precursore della psicopatologia in età adulta. Cerca infine nei processi interattivi tra individuo e ambiente gli elementi che possono associarsi a esiti disadattivi, entro la dinamica vulnerabilità-protezione. Si delinea così un modello biopsicosociale, fatto di processi interattivi tra l’individuo con le sue caratteristiche e l’ambiente con le proprie.

Prospettiva evolutiva e prospettiva longitudinale

La prospettiva evolutiva riguarda la fase specifica in cui si trova un determinato individuo. La prospettiva longitudinale riguarda invece tutte le fasi del ciclo di vita vissute da un individuo: si ricostruisce la storia del sintomo del bambino e si cercano tracce che possano rappresentare dei precursori, magari manifestatisi in altre fasi del ciclo di vita.

Principi cardine della psicopatologia dello sviluppo

I disturbi in età evolutiva hanno una loro specificità. Gli autori hanno messo in evidenza alcuni principi fondamentali.

Multifattorialità

Non esiste una sola causa che determini l’insorgenza di un disturbo. All’interno della cornice bio-psico-sociale possiamo dire che nel processo di sviluppo ci sono dei nodi cruciali che integrano competenze affettive, cognitive e sociali, dando vita a una sequenza organizzata. Il modo in cui viene affrontato il nodo precedente pone le basi per il modo in cui si affronterà il nodo evolutivo successivo. Siamo l’esito dell’interazione di diversi fattori contemporaneamente: la famiglia, ad esempio, non può essere considerata la causa di tutti i disturbi.

Fattori di rischio e di protezione

L’oscillazione tra vulnerabilità e protezione ci accompagna nel corso dello sviluppo. Bisogna individuare entrambi i fattori, perché siamo il prodotto della loro interazione, cui siamo costantemente esposti. Nel corso della nostra storia oscilliamo tra momenti di maggiore vulnerabilità o protezione, a seconda che pesino di più i fattori di rischio o quelli protettivi.

  • Il fattore di rischio è una caratteristica dell’individuo, dell’ambiente o della relazione che può aumentare la probabilità che insorgano o si mantengano dei disturbi.
  • Il fattore di protezione è una caratteristica individuale o ambientale che può ridurre la probabilità che si manifestino o si mantengano costanti esiti psicopatologici.
  • I fattori di rischio possono essere individuali, familiari o ecologici: amici, vicini di casa, familiari, insegnanti poco sensibili.
  • La relazione tra fattori di rischio ed esito psicopatologico non è lineare: a volte è la compresenza dei fattori di rischio ad aumentare la probabilità di comparsa di un disturbo.
  • Alcuni fattori possono avere un’influenza differenziata nei diversi periodi dello sviluppo: nella prima infanzia la qualità dell’attaccamento, nella fanciullezza le abilità cognitive, in adolescenza le norme educative genitoriali.

Continuità tra pattern adattivi e disadattivi

Nella prospettiva longitudinale è importante riconoscere la continuità nei percorsi comportamentali adattivi e disadattivi che collegano gli aspetti precoci dello sviluppo ai disturbi dell’età adulta. In particolare si distinguono:

  • Continuità omotipica: un pattern precoce non adattivo si mantiene nello stesso modo nel corso dello sviluppo dell’individuo. Ad esempio, un disturbo d’ansia che continua a manifestarsi nel tempo come disturbo d’ansia.
  • Continuità eterotipica: ad esempio un disturbo d’ansia che, nel tempo, si trasforma in disturbo del comportamento o in abuso di sostanze.

Non ci sono condizioni che seguano necessariamente traiettorie di tipo omotipico o eterotipico: le ragioni vanno ricercate nella complessità dell’interazione tra fattori bio-psico-sociali. Questo concetto di continuità porta a considerare lo sviluppo in termini di itinerari di sviluppo, ossia traiettorie evolutive, e non di semplici fasi evolutive, perché le fasi presuppongono una certa discontinuità tra l’una e l’altra e non permettono di tracciare vere e proprie traiettorie. In termini clinici e di ricerca è importante identificare, prima ancora che emerga un disturbo, i pattern di comportamento che sono indicatori di un percorso disadattivo: occorre definire tali manifestazioni precoci, imparare a riconoscerle, studiarne le trasformazioni e le possibili conseguenze, anche individuando i fattori in grado di influenzarne lo sviluppo (Cicchetti, 1984).

La psicopatologia come principio dinamico: equifinalità e multifinalità

Questo principio è diverso dalla continuità omotipica ed eterotipica, che riguardano la continuità di costellazioni psicopatologiche. Qui la domanda è: in che modo i fattori di rischio impattano su un successivo possibile esito psicopatologico? In termini di origine non esiste una sola causa, ma occorre capire in che modo questi fattori conducono a un dato esito. Si distinguono due principi:

  • Equifinalità: diverse combinazioni di fattori di rischio possono portare allo stesso tipo di disturbo (Cicchetti e Rogosh, 1997). Un medesimo disturbo può emergere a partire da diverse combinazioni di fattori di rischio, riflettendo storie evolutive differenti.
  • Multifinalità: dallo stesso fattore di rischio si possono avere esiti psicopatologici differenti. L’effetto di ogni singolo fattore dipende dal momento in cui interviene e dalla combinazione con altri fattori. Esiti diversi possono verificarsi a partire da uno stesso punto di partenza, a seconda degli eventi che intercorrono.

Gli individui sperimenteranno gli stessi eventi in maniera differente, a seconda del loro livello di funzionamento attraverso tutte le aree dello sviluppo psicologico e biologico. Di conseguenza, le varie esperienze di maltrattamento avranno significati diversi per un individuo a seconda della loro natura e del tempo in cui l’esperienza si verifica (Rutter, 1989).

Un esempio di studio longitudinale

Uno studio condotto nel 2012, di follow-up dello studio Prisma, ha analizzato la continuità omotipica o eterotipica di alcuni disturbi attraverso scale costruite sui criteri diagnostici del DSM. Nella tabella di correlazione, lungo la diagonale si osserva la significatività dei punteggi in termini di continuità omotipica: alcuni disturbi risultano molto correlati in questo senso, come l’ADHD e il disturbo oppositivo-provocatorio. Sul versante della continuità eterotipica, i disturbi somatici tendono a predire i disturbi affettivi, mentre i disturbi oppositivo-provocatori possono predire i disturbi affettivi in adolescenza e preadolescenza. Dallo studio è emersa una buona stabilità del tratto psicopatologico, la presenza sia di continuità omotipica sia eterotipica, e il ritrovamento dei temi della multifinalità, con dispersione degli outcome a partire da una psicopatologia simile, e dell’equifinalità, con strade diverse che portano a uno stesso esito come la depressione.

Principio di relazione

La relazione tra i fattori di rischio e l’esito psicopatologico non è lineare. Assodata la multifattorialità, occorre capire in che modo questi fattori agiscono tra loro per portare a un determinato esito. La probabilità del disturbo si accresce con l’incremento del numero dei fattori di rischio, e alcuni fattori hanno un ruolo diverso a seconda di quando si verificano. In questo quadro sono importanti due concetti:

  • Mediatore: variabile che specifica un meccanismo attraverso cui un predittore (X) ha un effetto sull’outcome (Y). Non c’è relazione diretta tra X e Y, ma aggiungendo un mediatore la relazione diventa significativa, perché X ha un effetto su M e M su Y.
  • Moderatore: variabile che specifica le condizioni per cui un predittore (X) è più o meno legato all’outcome (Y). La relazione tra X e Y è significativa solo a certi livelli della variabile, come nel caso del genere, che ha due livelli. Rientrano qui gli effetti di interazione tra predittore e moderatore.

Domande frequenti

Che cos’è la developmental psychopathology?

È una cornice teorica, nata negli anni Settanta, che studia lo sviluppo e le sue deviazioni integrando conoscenze di psicologia dello sviluppo, cognitiva, clinica, neuropsicologia ed etologia. Ne sono considerati fondatori Cicchetti, Sroufe e Achenbach.

Qual è la differenza tra continuità omotipica ed eterotipica?

Nella continuità omotipica un pattern disadattivo precoce si mantiene uguale nel tempo, come un disturbo d’ansia che resta tale. Nella continuità eterotipica, invece, cambia forma: un disturbo d’ansia può evolvere in disturbo del comportamento o in abuso di sostanze.

Cosa significano equifinalità e multifinalità?

L’equifinalità indica che combinazioni diverse di fattori di rischio possono portare allo stesso disturbo. La multifinalità indica il contrario: uno stesso fattore di rischio può condurre a esiti psicopatologici differenti, a seconda del momento e della combinazione con altri fattori.

Perché si parla di modello biopsicosociale?

Perché la psicopatologia dello sviluppo considera la persona come esito dell’interazione continua tra fattori biologici, psicologici e sociali. Nessun disturbo ha una causa unica: è il gioco tra vulnerabilità e protezione, individuo e ambiente, a determinare le traiettorie evolutive.

La psicopatologia dello sviluppo legge il disturbo non come esito di una causa unica, ma come traiettoria: multifattoriale, oscillante tra rischio e protezione, leggibile solo in prospettiva longitudinale. Riconoscere per tempo i pattern disadattivi, prima che diventino disturbo conclamato, è l’obiettivo clinico centrale di questo approccio.
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