Psicologia e Società

Dagon, il dio pesce, e la Pasqua: simboli antichi nella psiche collettiva

C’è un filo sottile che lega un’antica divinità mesopotamica dalle fattezze di pesce, il piatto di pesce sulle tavole del venerdì e il simbolo che ancora oggi compare sull’adesivo di un’automobile. Per capirlo dobbiamo seguire le tracce di Dagon, il dio pesce, e osservare come certi simboli sopravvivano alle epoche, cambiando nome ma non potenza. […]

Giornale di psicologia — Dagon, il dio pesce, e la Pasqua: simboli antichi nella psiche collettiva
C’è un filo sottile che lega un’antica divinità mesopotamica dalle fattezze di pesce, il piatto di pesce sulle tavole del venerdì e il simbolo che ancora oggi compare sull’adesivo di un’automobile. Per capirlo dobbiamo seguire le tracce di Dagon, il dio pesce, e osservare come certi simboli sopravvivano alle epoche, cambiando nome ma non potenza. Non per smascherare nessuno: per capire come funziona la mente collettiva.

Chi era Dagon, il dio pesce

Dagon (o Dagan) era una divinità semitica antichissima, venerata dagli Amorrei e diventata poi una delle figure più importanti del pantheon filisteo. Veniva associato al grano, al raccolto, alla fertilità della terra. Diverse monete fenicie e filistee lo raffigurano come una figura composita: busto umano nella parte superiore, corpo di pesce nella parte inferiore.

La Bibbia lo cita più volte e lo condanna come idolo: nel celebre episodio del Primo libro di Samuele, la statua di Dagon cade a terra e si spezza davanti all’Arca dell’Alleanza. Eppure, come spesso accade, ciò che viene condannato non scompare: si trasforma, si nasconde, riemerge sotto altre vesti.

La mitra e Dagon: storia o suggestione?

Una teoria molto diffusa sostiene che la mitra, il copricapo liturgico di vescovi e papi, riproduca gli ornamenti di Dagon: vista di profilo, la sua forma a punta con la fessura centrale ricorderebbe la bocca spalancata del dio pesce rivolta verso l’alto. È un’immagine suggestiva e affascinante.

Va detto con onestà, però, che gli storici non considerano provato questo legame. La mitra cristiana ha una sua evoluzione documentata a partire dal X-XI secolo, e l’associazione diretta con Dagon nasce soprattutto in ambito polemico moderno. La somiglianza visiva esiste; la discendenza storica diretta È tutt’altro che dimostrata. Questo non rende il parallelo meno interessante dal punto di vista psicologico: le forme che parlano all’inconscio tendono a ripresentarsi, indipendentemente da una catena causale precisa.

Il pesce, simbolo cristiano dal cuore antico

Il cristianesimo ha fatto proprio il simbolo del pesce molto presto: già dal II secolo lo troviamo nelle catacombe e nell’arte paleocristiana come segno segreto di riconoscimento tra i fedeli, in tempo di persecuzione.

Il motivo È un raffinato gioco di parole. La parola greca per pesce, ICHTHYS (ichthys), È un acrostico: ogni lettera È l’iniziale di un titolo di Cristo.

  • I (Iota), Iesous: Gesù
  • CH (Chi), Christos: Cristo
  • TH (Theta), Theou: di Dio
  • Y (Upsilon), Yios: Figlio
  • S (Sigma), Soter: Salvatore

“Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”: l’intera professione di fede racchiusa in cinque lettere. A questo si aggiungono i richiami evangelici: Gesù che sfama cinquemila persone con cinque pani e due pesci, i discepoli chiamati “pescatori di uomini”, il legame con il battesimo e con l’acqua.

Le radici pagane del pesce sacro

Ma il pesce come simbolo del sacro È molto più antico del cristianesimo. Nelle culture del Vicino Oriente era legato alla fertilità, alla nascita e al femminile generativo.

La dea siriana Atargatis, conosciuta anche con i nomi di Derceto, e accostata nel tempo a figure come Afrodite, era venerata in forma di donna-pesce, antenata simbolica delle sirene. Nei miti egizi il pesce del Nilo inghiotte una parte del corpo di Osiride, e il pesce diventa emblema della rigenerazione della vita. Ovunque, lo stesso nucleo: acqua, utero, nascita, ritorno della vita dopo la morte.

Quando il cristianesimo adotta il pesce, eredita dunque un simbolo già carico di significati millenari, e lo riempie di un senso nuovo. Non È furto: È il modo in cui le culture funzionano, riusando i contenitori simbolici e cambiandone il contenuto.

Perché il venerdì si mangia pesce

La consuetudine di mangiare pesce il venerdì ha una spiegazione storica precisa e documentata, legata alla penitenza cristiana. Il venerdì commemora la passione e la morte di Gesù: per questo È tradizionalmente giorno di astinenza dalla carne “di magro”.

Il pesce, considerato cibo umile e “a sangue freddo”, venne col tempo ammesso come alternativa lecita: nei primi secoli era escluso anche lui dalla dieta penitenziale, ma entro il X secolo era ormai pienamente accettato. La motivazione ufficiale, quindi, È il sacrificio e il ricordo della croce, non il culto di una divinità pagana. Resta affascinante, sul piano simbolico, che proprio il pesce, antico segno di vita e rinascita, finisca per accompagnare il giorno della morte di Cristo, in attesa della risurrezione.

La Pasqua e la potenza dei simboli

La Pasqua cristiana si innesta su un terreno antichissimo: l’equinozio di primavera, la morte e la rinascita della Natura, i culti di passaggio dall’inverno alla vita nuova celebrati fin dagli albori dell’umanità. A questo nucleo arcaico il cristianesimo aggiunge i suoi elementi propri: il sacrificio di Cristo, la colpa, l’espiazione, la redenzione.

Da una prospettiva di psicologia del profondo, pensiamo a Carl Gustav Jung e all’idea di archetipo, tutto questo non sorprende. I miti non muoiono per decreto: continuano a vivere nella psiche collettiva, anche quando vengono dissociati dai loro significati originari. Il pesce, l’acqua, la morte e la rinascita primaverile parlano a qualcosa di profondo dentro di noi, al di là di ogni etichetta religiosa.

Forse È questa la vera ricchezza della Pasqua: dietro la festa che celebriamo, riconoscere il bisogno umano, antico e sempre attuale, di morire a ciò che È vecchio e rinascere. Buon rinnovamento, e buona Pasqua.

Dietro il pesce cristiano, la mitra, il venerdi di magro e la Pasqua si intravede un fondo simbolico antichissimo fatto di acqua, fertilita, morte e rinascita. Non tutte le somiglianze sono discendenze storiche, ma i simboli che parlano all’inconscio tendono a ripresentarsi cambiando nome. La vera ricchezza della Pasqua e proprio questo bisogno umano e perenne di morire a cio che e vecchio e rinascere.

Domande frequenti

Chi era il dio Dagon?

Dagon era un’antica divinità semitica venerata dagli Amorrei e dai Filistei, associata al grano, al raccolto e alla fertilità. Era spesso raffigurato come una figura metà uomo e metà pesce. La Bibbia lo cita come idolo nemico del culto di Israele.

La mitra papale deriva davvero dal dio pesce Dagon?

È una teoria popolare basata sulla somiglianza visiva tra la mitra vista di profilo e la bocca del dio pesce. Gli storici però non la considerano provata: la mitra cristiana ha un’evoluzione documentata dal X-XI secolo, e il legame diretto con Dagon resta una suggestione, non un fatto storico accertato.

Cosa significa ICHTHYS, il simbolo del pesce cristiano?

ICHTHYS È la parola greca per “pesce” e funziona come acrostico: le sue lettere sono le iniziali di “Iesù Christos Theou Yios Soter”, cioè “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”. Per questo i primi cristiani lo usavano come segno segreto di riconoscimento.

Perché il venerdì i cristiani mangiano pesce?

Perché il venerdì commemora la morte di Gesù ed È tradizionalmente giorno di astinenza dalla carne. Il pesce, considerato cibo umile e “di magro”, venne ammesso come alternativa lecita. La motivazione È penitenziale, legata al ricordo della croce.

Il pesce era un simbolo sacro prima del cristianesimo?

SÌ. In molte culture del Vicino Oriente il pesce era legato alla fertilità, alla nascita e al femminile generativo, come nel culto della dea siriana Atargatis. Il cristianesimo ha ereditato un simbolo già antichissimo, riempiendolo di un significato nuovo.

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