Conosci Te Stesso

Come e perché si è sviluppata la visione tricromatica dei colori?

Un lungo cammino evolutivo ha condotto alla visione tricromatica dei colori, cioè al passaggio da una visione notturna e bicolore alla capacità di percepire tutti i colori dello spettro luminoso.

Come e perché si è sviluppata la visione tricromatica dei colori?

Un lungo cammino evolutivo ha condotto alla visione tricromatica dei colori, cioè al passaggio da una visione notturna e bicolore alla capacità di percepire tutti i colori dello spettro luminoso.

I primati hanno sviluppato la visione tricromatica, oltrepassando i loro antenati dicromatici, circa 40 milioni di anni fa, in seguito alla duplicazione di un gene che codifica per il L-cone (Jacobs, 1993; Jacobs & Rowe, 2004; Yokoyama, 2000).

Il pensiero dominante è che la visione dei colori tricromatica sia emersa come un adattamento specifico al fine di agevolare il riconoscimento di frutti e foglie acerbe su uno sfondo di foglie mature. Infatti, molti frutti diventano gradualmente gialli, rossi o arancioni, e infine, durante la maturazione, marroni; questi colori sono visibili ai tricromatici, ma i dicromatici hanno difficoltà a distinguerli da un insieme di foglie verdi screziate. Dal momento che i frutti e le foglie svolgono un ruolo importante nella dieta dei primati, la visione tricromatica potrebbe essersi evoluta come adattamento specifico per la ricerca del cibo (ad es. Osorio e Vorobyev, 1996; Regan et al., 2001).

Oltre a questo aspetto strettamente connesso alla sopravvivenza fisica, altre ricerche indicano che anche la selezione sociale e sessuale potrebbe aver avuto un ruolo nell’evoluzione della visione tricromatica nei primati. Un altro punto di vista, infatti, afferma che la visione dei colori nei primati potrebbe essersi sviluppata per discriminare le modulazioni spettrali sulla pelle dei conspecifici.  In particolare, Changizi et al. (2006; 2009) sostengono che la visione tricromatica si è evoluta per consentire ai primati, compresi gli esseri umani, di rilevare sottili cambiamenti nel flusso sanguigno sottopelle che veicolano importanti informazioni sullo stato emotivo e psicofisico del conspecifico: un arrossamento improvviso può trasmettere rabbia, imbarazzo o eccitazione sessuale, mentre l’aumento della tinta bluastra o verdastra della pelle può segnalare la presenza di malattie o cattive condizioni fisiologiche. Pertanto, la sensibilità visiva a queste modulazioni di colore facilita varie forme di interazione sociale, in quanto permette di valutare repentinamente la salute degli altri membri della specie e discriminare stati emotivi, segnali sociosessuali, e manifestazioni di minaccia (Changizi, Zhang e Shimojo, 2006). Allo stesso modo, Stephen et al. (2009) e Stephen e McKeegan (2010) propongono che gli esseri umani nel percepire si servano delle informazioni sulla colorazione della pelle (forse in particolare dal viso, Tan e Stephen, 2012) per fare deduzioni sull’attrattività, la salute e la dominanza dei conspecifici.

Una serie di studi sostengono che il rosso, primo colore cromatico a emergere in quasi tutte le lingue (Kuehni, 2007), sia intrinsecamente legato alla vita nel regno della natura, sia per quanto riguarda l’alimentazione ( es., rilevare frutta matura o foglie commestibili su uno sfondo verde; determinare se un rettile o un insetto è velenoso), che per quanto riguarda gli scambi sociali (p. es., discernere se un conspecifico è sessualmente eccitato o se un avversario è arrabbiato). In effetti, molti teorici ritengono che i benefici funzionali del vedere il rosso siano una delle ragioni principali per cui la visione tricromatica si è evoluta nei vertebrati in generale e nei primati in particolare (Changizi, 2009; Gegenfurtner & Kiper, 2003; Jacobs, 2009; Leonhardt, Tung, Camden, Leal, & Drea, 2009; Mollon, 1989).

Altri studi invece sottolineano come i processi di selezione naturale potrebbero aver messo in atto una predisposizione a percepire il verde come un segnale istintuale di crescita. Per i nostri primi antenati che vivevano nella savana, una lontana macchia di verde avrebbe indicato vegetazione fresca e una fonte d’acqua vicina. Gli individui impegnati in un comportamento istintuale verso il verde avrebbero avuto un maggiore accesso al sostentamento necessario per la sopravvivenza e quindi sarebbero stati più propensi a procreare (Hartmann & Apaolaza-Iba´n˜ez, 2010; Orians & Heerwagen, 1992; Ulrich, 1993).

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.