Tecnologia e sviluppo infantile
Non siamo su Marte, ma sulla terra. Non si tratta di un cane al guinzaglio ma di un telefonino che assorbe completamente le energie mentali e sociali quando viene utilizzato in maniera massiccia, incontrollata e soprattutto senza un significato specifico per il bambino.
Il punto non è demonizzare il dispositivo in sé, che resta uno strumento altamente utile, ma interrogarsi sul modo e sull’età in cui entra nella quotidianità dei più piccoli. Un conto è un utilizzo occasionale, condiviso e mediato da un adulto; un altro è affidare al telefono il compito di riempire ogni vuoto e ogni momento di attesa.
Dare il telefono per non farlo piangere è pericoloso
Dare il telefono ad un bambino per non farlo piangere è pericoloso. Il pianto è il canale comunicativo privilegiato dei bambini piccoli: se hanno fame piangono, ma non mangiano telefoni; se hanno sonno piangono, ma non dormono sul telefono; se hanno dolore piangono, ma il cellulare non è tachipirina; se si annoiano piangono, ma lo smartphone non è un gioco.
Ogni forma di pianto è un messaggio preciso, che chiede una risposta altrettanto precisa. Quando a ogni richiesta si risponde sempre con lo stesso oggetto, il bambino non impara a distinguere i propri bisogni né a ricevere la risposta adeguata. La fame chiede cibo, il sonno chiede riposo, il dolore chiede cura, la noia chiede gioco e relazione: sostituire tutto questo con uno schermo significa lasciare quei bisogni senza un vero ascolto.
Un ostacolo allo sviluppo
Un contesto con questi messaggi poco decifrabili per un bambino trasforma un dispositivo altamente utile in un ostacolo per lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo.
Crescendo, il bambino abituato ad avere lo smartphone come risposta ai suoi bisogni, è normale che lo richieda sempre più spesso e che di fronte alla negazione si disperi completamente. In fondo non ha mai compreso il vero senso di quell’oggetto, che è andato ad inserirsi nel suo mondo emotivo come oggetto di consolazione. Stesso discorso vale per il tablet, che rischia di rimpiazzare l’amico immaginario, quella dimensione di gioco simbolico e di fantasia così importante nei primi anni di vita.
Perché gli schermi catturano così tanto i bambini
Inoltre gli schermi dei dispositivi mobili provocano una sovrastimolazione, producendo dopamina e adrenalina nel cervello, ancora in fase di sviluppo. Questo li rende molto coinvolgenti, ma asincroni con i bisogni fisiologici dell’età. In altre parole, il dispositivo offre una gratificazione immediata e intensa che il bambino non è ancora attrezzato a gestire, e che poco ha a che fare con i ritmi naturali del gioco, del riposo e della relazione.
È proprio questa combinazione, forte attrattiva e cervello immaturo, a rendere difficile per il bambino “staccarsi” da solo dallo schermo. Non si tratta di capricci o di scarsa volontà, ma di un meccanismo che agisce a un livello che il bambino non può controllare autonomamente. Per questo il ruolo dell’adulto diventa decisivo.
Cosa possiamo fare noi adulti?
La buona notizia è che, con qualche accortezza, la tecnologia può trovare un posto sano nella vita del bambino. Ecco alcuni suggerimenti concreti:
- Dare il buon esempio, riducendo il tempo che passiamo davanti ai nostri figli con il cellulare in mano;
- Condividere l’esperienza, guardarlo assieme. Non lasciamo mai soli i bambini con un dispositivo;
- Dare un inizio ed una fine molto precisa e per un tempo breve, anticipandolo verbalmente al bambino;
- Non lasciare accesi i dispositivi o a portata di mano dei bambini;
- Scegliere video, app, giochi adeguati all’età del bambino;
- Evitare l’utilizzo dei dispositivi prima dei 2 anni.
Ognuno di questi accorgimenti ha un obiettivo semplice: restituire allo smartphone il suo significato di strumento, senza lasciare che diventi un sostituto delle relazioni. Dare il buon esempio, in particolare, è forse il punto più importante: i bambini imparano guardando gli adulti, e un genitore costantemente assorbito dal telefono trasmette, senza parole, che quello è il modo normale di stare al mondo.
Costruire un contesto di significati chiari
Offrire un contesto di significati chiari, dove lo smartphone o il tablet non sono dei “riempitori” di vuoti, di frustrazioni, di noia, di pianti, e insegnare ai bambini un utilizzo appropriato della tecnologia, è promozione del benessere emotivo, sociale e psicofisico.
Accompagnare un bambino nell’incontro con la tecnologia non significa vietare, ma dare senso: spiegare, condividere, porre dei limiti chiari e rassicuranti. È così che il dispositivo torna a essere ciò che è, uno strumento utile, e non l’oggetto che colma ogni emozione difficile al posto della relazione con chi si prende cura del bambino.
Vale la pena ricordare che i primi anni di vita sono un periodo unico e irripetibile per lo sviluppo del cervello, delle relazioni e del linguaggio. Ogni sguardo scambiato, ogni gioco condiviso, ogni momento di noia trasformato in fantasia sono mattoni preziosi per la crescita. Nessuno schermo, per quanto ben progettato, può sostituire la ricchezza di un adulto presente che risponde, nomina le emozioni e accompagna il bambino nella scoperta del mondo. La tecnologia, usata con consapevolezza, può aggiungersi a questa esperienza, ma non prenderne il posto.
Domande frequenti
A quale età è meglio far usare lo smartphone ai bambini?
È consigliabile evitare del tutto l’utilizzo dei dispositivi prima dei 2 anni. Anche successivamente, l’uso dovrebbe essere breve, condiviso con un adulto e limitato a contenuti adeguati all’età, con un inizio e una fine ben definiti e anticipati verbalmente al bambino.
Perché dare lo smartphone per calmare il pianto può essere dannoso?
Perché il pianto è il principale canale comunicativo del bambino piccolo e segnala bisogni precisi: fame, sonno, dolore, noia. Rispondere sempre con lo schermo non soddisfa quei bisogni e insegna al bambino a usare il dispositivo come oggetto di consolazione, che diventa così un ostacolo allo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo.
Perché i bambini sono così attratti dagli schermi?
Perché gli schermi provocano una sovrastimolazione, stimolando la produzione di dopamina e adrenalina in un cervello ancora in fase di sviluppo. Questo li rende molto coinvolgenti ma asincroni rispetto ai bisogni fisiologici dell’età, e rende difficile per il bambino staccarsi da solo dal dispositivo.
Come possono gli adulti gestire in modo sano l’uso della tecnologia?
Dando per primi il buon esempio, condividendo l’esperienza e non lasciando mai il bambino solo con un dispositivo, fissando tempi brevi e definiti, tenendo i dispositivi spenti e fuori portata quando non si usano, scegliendo contenuti adeguati all’età ed evitando l’uso prima dei 2 anni.
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