L’effetto delle parole
Ci pensiamo all’effetto che hanno sugli altri le parole che pronunciamo? Riflettiamo sull’effetto che hanno su di noi le parole di una persona? Ci viene sicuramente più facile comprendere se una parola ci ha fatto piacere oppure ci ha ferito. Forse, però, non valutiamo abbastanza il potere delle parole.
Le parole sono energia pura: possono dare immensa gioia o, al contrario, disperazione, con tutte le sfumature che esistono tra questi due opposti. Per fare un esempio molto semplice e immediato, c’è una grossa differenza se, andando dal medico, questi ci dice che va tutto bene oppure se ci comunica una diagnosi grave. Stare bene ci induce a uscire dalla stanza del medico sereni e leggeri; se invece una malattia irrompe violentemente nella nostra vita, le parole del medico ci spingeranno verso la più nera disperazione, e la nostra esistenza da quel momento in poi cambierà. Le stesse parole, pronunciate da chi ha un ruolo per noi importante, pesano in modo diverso: il contesto e la fiducia che riponiamo in chi parla amplificano il loro effetto.
Le parole nel quotidiano
Quello del medico è un esempio forte e immediato. Se però consideriamo situazioni quotidiane, come un rapporto di coppia oppure un rapporto genitore-figlio, possiamo trovare altri esempi più consueti e altrettanto significativi.
Pensiamo a un genitore che urli al figlio adolescente frasi come: non hai sparecchiato la tavola, sei sempre il solito, non aiuti mai, sei uno scansafatiche, non andrai da nessuna parte, sei un fallito. Che effetto avranno sul figlio? Il genitore, magari, in quel momento è stanco dopo una giornata di lavoro e vorrebbe semplicemente che il figlio aiutasse in casa. Ma che effetto avranno su di lui quelle parole ripetute: il solito, mai, fallito, scansafatiche?
Come andrà quella relazione tra genitore e figlio? Come incideranno quelle parole nel futuro del giovane? Crederà davvero che non andrà mai da nessuna parte e diventerà uno scansafatiche fallito, oppure si ribellerà al genitore cercando di trovare la propria strada? E riuscirà a trovarla, se ogni giorno qualcuno gli ripete che è un fallito? Le parole che usiamo nell’educazione e nella vita di tutti i giorni costruiscono, mattone dopo mattone, l’immagine che l’altro si fa di sé.
Le parole generano azioni e possono ferire l’anima
Prendiamo un altro esempio, quello della relazione di coppia. In una coppia le parole possono essere gentili e dunque generatrici di comportamenti amorevoli, ma possono anche essere violente, denigratorie, sottilmente sarcastiche. Le parole colpiscono dritto e colpiscono duro: possiamo paragonarle a generatrici di azioni.
La violenza sulle donne, se ci pensiamo bene, origina spesso da parole che feriscono. Parole che feriscono l’anima. Spesso gli uomini che le pronunciano non si accorgono di ferire, oppure, se se ne accorgono, se ne compiacciono. Forse le donne dovrebbero prestare maggiore attenzione alle parole che le feriscono, alle parole che non sono gentili, riconoscendole per tempo come segnali da non sottovalutare.
Le parole come termometro della relazione
Considerando le parole come un termometro, come un campanello d’allarme di un rapporto, forse molti femminicidi si potrebbero evitare. Capire la portata della parola, l’importanza e la potenza delle parole significa imparare a farci rispettare e a essere attenti a quello che diciamo, nel rispetto reale degli altri.
Non a caso una importante scuola psicologica, che ha avuto in Paul Watzlawick uno dei massimi esponenti, sosteneva che le parole, il modo di dirle e il modo di comunicare ci indicano anche il tipo di relazione che esiste fra le persone. Se la relazione è basata sulla violenza, anche le parole saranno violente. Se una relazione è basata sull’indifferenza, anche le parole saranno espressione di indifferenza e noncuranza. Se la relazione è caratterizzata dall’invidia, anche le parole saranno invidiose.
Mettersi in ascolto delle proprie e delle altrui parole
Ascoltare bene quello che dicono gli altri e stare attenti a quello che diciamo può essere molto utile per il nostro benessere. Un geloso, per esempio, parlerà di gelosia: di che altro potrebbe parlare? C’è chi ancora crede che amore voglia dire gelosia.
Dalle parole possiamo capire la qualità della nostra relazione, che sia di coppia, di amore filiale o di amicizia, e quindi possiamo operare le nostre scelte con maggiore consapevolezza. Stare con un tipo geloso o darsela a gambe? Frequentare l’amica invidiosa o evitarla? Continuare a rimproverare nostro figlio o cercare di costruire con lui un bel rapporto? Iniziamo dalle parole gentili, toccasana per la nostra anima: pretendiamole e offriamole.
Domande frequenti
Perché le parole hanno tanto potere su di noi?
Perché sono energia pura e generano azioni: possono dare gioia o disperazione e incidono profondamente sul modo in cui ci sentiamo e in cui costruiamo l’immagine di noi stessi. Il loro peso dipende anche dal contesto e dalla fiducia che riponiamo in chi le pronuncia.
Come incidono le parole in un rapporto genitore-figlio?
Le parole ripetute, come solito, mai, fallito o scansafatiche, possono condizionare il modo in cui un giovane vede sé stesso e il proprio futuro. Frasi pronunciate magari per stanchezza rischiano di lasciare un segno duraturo nella relazione e nella crescita.
Che cosa intende Watzlawick quando parla del legame tra parole e relazione?
La scuola di cui Paul Watzlawick è stato tra i massimi esponenti sosteneva che il modo di comunicare rivela il tipo di relazione tra le persone. Se la relazione è violenta, indifferente o invidiosa, anche le parole lo saranno: ascoltarle attentamente aiuta a riconoscere la natura di un rapporto.
In che modo le parole possono diventare un campanello d’allarme?
Considerandole come un termometro della relazione. Parole che feriscono, denigrano o controllano sono segnali da non ignorare: imparare a riconoscerle per tempo può aiutare a farsi rispettare e, nei casi più gravi, a prevenire forme di violenza.
Indicazione bibliografica: Paul Watzlawick, Janet H. Beavin, Don D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Casa editrice Astrolabio, 2008.
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