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Quando la violenza diventa invisibile…

“Chi accetterebbe mai di subire violenza dall’uomo che ama?” Quante volte abbiamo sentito questa frase, o l’abbiamo pensata noi stessi. Eppure i dati sulla violenza domestica restano allarmanti, e il fenomeno è difficile persino da quantificare per l’enorme numero di casi sommersi. C’è poi una forma di violenza che sfugge quasi del tutto allo sguardo: […]

Giornale di psicologia — Quando la violenza diventa invisibile…
“Chi accetterebbe mai di subire violenza dall’uomo che ama?” Quante volte abbiamo sentito questa frase, o l’abbiamo pensata noi stessi. Eppure i dati sulla violenza domestica restano allarmanti, e il fenomeno è difficile persino da quantificare per l’enorme numero di casi sommersi. C’è poi una forma di violenza che sfugge quasi del tutto allo sguardo: quella psicologica, che non lascia lividi ma può distruggere una persona dall’interno.

Che cos’è la violenza psicologica

La domanda da cui partire è semplice: che cosa intendiamo per violenza? Nell’immaginario comune subire violenza significa subire percosse, avere lividi sulla pelle, vivere nel terrore di essere picchiata, maltrattata, torturata. Ma cosa accade quando la violenza diventa invisibile?

Si discute ancora troppo poco della violenza psicologica, una forma di abuso non evidente come quella fisica, fatta di offese, intimidazioni, insulti, controllo e svalutazione costante. Non è una singola parola offensiva a minare l’autostima; ma quando quelle parole e quegli atteggiamenti si ripetono per mesi o addirittura per anni, uscirne senza perdere sé stessi diventa quasi impossibile, soprattutto perché a infliggere quella violenza è chi avrebbe dovuto amare e proteggere.

L’aspetto più insidioso è proprio la difficoltà a riconoscerla, sia da parte di chi la subisce sia da parte della collettività. È come tentare di catturare il vuoto: invisibile, inafferrabile. E allora come può la psicologia aiutare ad affrontare la violenza domestica? L’informazione e la conoscenza restano le armi più potenti a disposizione.

I segnali da riconoscere

Sapere che il controllo è spesso la prima modalità con cui si manifesta la violenza è già un passo. In dose eccessiva, il controllo dà origine a una relazione malsana. La gelosia può diventare patologica quando impone isolamento, e umiliazioni e intimidazioni sono solo strumenti per sentirsi forti: non hanno nulla a che vedere con l’amore. Conoscere questi segnali non garantisce l’immunità dalla violenza, ma alimenta la consapevolezza e, con essa, la forza di reagire.

Il gaslighting: quando la violenza psicologica tocca l’apice

La violenza psicologica raggiunge il suo culmine in un fenomeno tanto diffuso quanto poco conosciuto: il gaslighting. Con questo termine si indica una grave forma di ricatto emotivo e violenza relazionale, in cui chi la mette in atto spinge l’altro a dubitare di sé stesso e a mettere in discussione le proprie facoltà mentali.

Chi agisce il gaslighting confonde la vittima, arriva a convincerla di stare impazzendo e ne mette in crisi la percezione della realtà, sostenendo che ciò che lei racconta non sia mai accaduto. È il gioco del manipolatore, talvolta descritto come “narcisista perverso”, che impone un amore finto e malsano capace di imprigionare il partner in una relazione tossica e anaffettiva.

Le fasi del gaslighting

Il meccanismo si sviluppa attraverso una serie di fasi. In una prima fase di confusione, chi manipola inizia a insinuare il dubbio. Segue la fase dell’incredulità: la vittima è sconvolta ma non crede ancora del tutto, mentre viene progressivamente allontanata dalla realtà, dagli amici e dalla famiglia, fino a fare del manipolatore il proprio unico punto di riferimento.

Arriva poi la fase della difesa, in cui la persona tenta disperatamente di aggrapparsi alla realtà e alla veridicità dei propri pensieri. Ma spesso, ormai isolata e provata, scivola nell’ultima fase, quella depressiva, in cui sembra non restarle che soccombere all’aggressore, capace di ferirla e distruggerla senza lasciare alcun segno sulla pelle. Quei segni invisibili fanno ancora più male, perché portano il peso della vergogna, del senso di colpa e dell’inadeguatezza: la vittima inizia a sentirsi “pazza” e, proprio quando avrebbe più bisogno di aiuto, si ritrova sola.

Le conseguenze e l’importanza dell’intervento

Chi subisce questa violenza vive immerso in un profondo senso di vuoto: niente emoziona più, niente rende felici, e all’apatia si alterna il terrore. Senza un intervento tempestivo, la situazione può degenerare in patologie sempre più gravi, come il disturbo post-traumatico da stress, i disturbi dell’alimentazione o l’abuso di alcol e sostanze.

Per questo un’attenta analisi del fenomeno e una sua maggiore comprensione sono fondamentali per prevenire e sostenere al meglio le vittime, garantendo loro protezione e la possibilità di riscattarsi e tornare a vivere davvero. Riconoscere la violenza invisibile è il primo, indispensabile passo per spezzarla.

Domande frequenti

Che cos’è la violenza psicologica?

È una forma di abuso non fisico, fatta di offese, intimidazioni, insulti, controllo e svalutazione costante. Reiterata nel tempo, mina l’autostima e la percezione di sé della vittima, risultando particolarmente insidiosa perché difficile da riconoscere.

Che cos’è il gaslighting?

È una grave forma di manipolazione e violenza relazionale in cui chi la agisce spinge l’altro a dubitare di sé stesso e delle proprie facoltà mentali, arrivando a negare la realtà dei fatti e a convincere la vittima di stare impazzendo.

Quali sono i segnali di una relazione a rischio?

Il controllo eccessivo, la gelosia che impone isolamento, le umiliazioni e le intimidazioni ripetute sono segnali di allarme. Non hanno nulla a che fare con l’amore e possono indicare una relazione malsana o abusante.

Quali conseguenze può avere sulla vittima?

Oltre a un profondo senso di vuoto e apatia, senza un intervento tempestivo la violenza psicologica può favorire lo sviluppo di disturbo post-traumatico da stress, disturbi dell’alimentazione e abuso di alcol o sostanze.

La violenza psicologica non lascia lividi, ma può distruggere una persona dall’interno, e il gaslighting ne rappresenta la forma più insidiosa. Riconoscere i segnali, il controllo, la gelosia patologica, l’isolamento, le umiliazioni ripetute, è la prima difesa. L’informazione e la consapevolezza restano le armi più potenti per prevenire e per sostenere chi subisce, restituendole protezione e la possibilità di tornare a vivere davvero.

Dott.ssa Natasha Becuzzi
Psicologa
Master in Criminologia e Scienze Forensi

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