Benessere e Crescita

Conoscere la fenomenologia delle dinamiche del bullismo nella scuola.

Il bullismo è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio e riguarda una fascia d’età sempre più ampia: lo ritroviamo già sui banchi della scuola primaria. Prevenirlo e contrastarlo richiede una conoscenza approfondita del comportamento violento, dell’aggressività e del modo in cui i minori si relazionano tra loro. Comprendere la fenomenologia di queste […]

Giornale di psicologia — Conoscere la fenomenologia delle dinamiche del bullismo nella scuola.
Il bullismo è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio e riguarda una fascia d’età sempre più ampia: lo ritroviamo già sui banchi della scuola primaria. Prevenirlo e contrastarlo richiede una conoscenza approfondita del comportamento violento, dell’aggressività e del modo in cui i minori si relazionano tra loro. Comprendere la fenomenologia di queste dinamiche è il primo passo per intervenire in modo efficace.

Che cos’è il bullismo

Il bullismo non è un episodio isolato di conflitto, ma un fenomeno con una configurazione multidimensionale e relazionale. Coinvolge, direttamente o indirettamente, tutti gli alunni del gruppo classe e a volte arriva a includere studenti di altre classi. Non si esaurisce nel rapporto tra chi aggredisce e chi subisce: attorno ci sono spettatori, sostenitori silenziosi e ragazzi che scelgono di non intervenire.

Proprio per questa natura di gruppo, il bullismo va letto come una dinamica relazionale sbagliata più che come la colpa di un singolo. Non esistono minori intrinsecamente cattivi: sono le relazioni che si instaurano tra i gruppi a diventare distorte. Riconoscere questo aspetto è essenziale per non ridurre il problema alla punizione del singolo bullo, ma per agire sul contesto che rende possibili certi comportamenti.

Non restare indifferenti: la lezione di Elliot Aronson

Elliot Aronson, studioso del fenomeno, ha sottolineato che gli adulti non devono restare indifferenti di fronte al bullismo. Il loro intervento è fondamentale, così come lo è la qualità di quell’intervento. Se il bullo non incontra un’autorità che ponga un limite, tende a rafforzarsi: amplifica i propri impulsi e sviluppa nuove strategie per ferire, diventando sempre più forte a danno di un altro ragazzo.

Molte figure professionali possono contribuire a sciogliere queste dinamiche, dallo psicologo al pedagogista. Va inoltre ricordato che l’insegnante svolge la funzione di pubblico ufficiale e ha l’obbligo di denunciare all’autorità giudiziaria un reato di cui venga a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni, come previsto dall’art. 331 del codice di procedura penale.

L’importanza di un protocollo

Perché l’insegnante non resti solo di fronte a queste situazioni, ogni scuola dovrebbe dotarsi di un protocollo condiviso. Di fronte a un episodio, il docente dovrebbe redigere una relazione, annotare l’accaduto sul registro di classe e coinvolgere le famiglie, con l’obiettivo di non lasciare impunita la condotta, tutelare la vittima e sostenerla in modo adeguato.

La reazione che i minori si aspettano

I ragazzi si aspettano che gli adulti di riferimento reagiscano mantenendo il controllo della situazione, difendano il più debole e indichino con chiarezza regole e limiti. La vita scolastica può essere molto dura, soprattutto per chi fatica a integrarsi o vive difficoltà familiari che non gli garantiscono la serenità necessaria ad affrontare le sfide quotidiane.

Per questo gli adulti devono prestare grande attenzione alle dinamiche che nascono tra gli studenti, cercando di bloccare sul nascere i comportamenti che potrebbero degenerare in situazioni più gravi. Diversi approcci internazionali, come lo studio danese del fenomeno, offrono spunti preziosi per comprendere le molteplici dinamiche del bullismo.

Il ruolo centrale degli insegnanti

È importante sensibilizzare gli insegnanti verso strategie che aiutino gli studenti a includere chi resta ai margini e a potenziare i comportamenti cooperativi. Quando il giovane bullo si sente accettato dal gruppo, spesso smette di comportarsi in modo inadeguato: il bisogno di riconoscimento, incanalato positivamente, riduce la spinta all’aggressione.

Fondamentale è l’insegnamento del rispetto e della responsabilità, rendendo i ragazzi consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni. In questo quadro la sanzione educativa ha un ruolo importante: non è una punizione fine a sé stessa, ma uno strumento che permette al minore di capire cosa la comunità si aspetta da lui e come riparare a un comportamento inadeguato.

Le linee guida del MIUR

Nel 2015 il MIUR ha elaborato apposite Linee Guida per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Il documento indica la necessità di articolare interventi di educazione emotiva, affettiva e relazionale, riconoscendo che il contrasto al fenomeno non può limitarsi alle sanzioni, ma deve costruire competenze relazionali negli studenti. È un cambio di prospettiva che sposta l’attenzione dalla repressione alla prevenzione.

Domande frequenti

A quale età può iniziare il bullismo?

Il bullismo può manifestarsi molto presto: se ne trovano segnali già sui banchi della scuola primaria. La fascia d’età coinvolta è ampia, motivo per cui la prevenzione dovrebbe partire fin dai primi anni di scolarizzazione.

Perché il bullismo è considerato un fenomeno di gruppo?

Perché ha una natura relazionale e multidimensionale: coinvolge l’intero gruppo classe, tra vittime, aggressori e spettatori, e a volte anche studenti di altre classi. Per questo si interviene sul contesto, non solo sul singolo bullo.

Cosa deve fare un insegnante di fronte a un caso di bullismo?

Non restare indifferente. Dovrebbe redigere una relazione, annotare l’accaduto sul registro, coinvolgere le famiglie e, in presenza di un reato, ricordare che come pubblico ufficiale ha l’obbligo di denuncia previsto dall’art. 331 c.p.p.

Le sanzioni bastano a contrastare il bullismo?

Da sole no. La sanzione educativa è utile per far comprendere le conseguenze delle azioni, ma le Linee Guida del MIUR del 2015 sottolineano l’importanza di interventi di educazione emotiva, affettiva e relazionale, quindi di prevenzione oltre che di risposta.

Il bullismo è una dinamica di gruppo, non la colpa di un singolo minore. Contrastarlo richiede adulti che non restano indifferenti, scuole dotate di protocolli chiari, insegnanti consapevoli del proprio ruolo anche giuridico e strategie che potenzino inclusione e cooperazione. Come indicano le Linee Guida del MIUR, la vera leva è la prevenzione: educare alle emozioni e alle relazioni prima ancora di sanzionare.
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