La realtà non è un dato oggettivo, ma una costruzione personale
In ogni momento vediamo la realtà a seconda del bagaglio di esperienze, della disposizione genetica e biologica e di quello che riusciamo a immaginare nell’atto di comporre le opinioni personali. Questo è un punto focale. Non è consueto pensare che la visione della realtà possa essere dovuta all’immaginazione e alla creatività, ma piuttosto che dipenda dal proprio modo di essere, composto dall’insieme delle componenti soggettive.
In effetti la creatività influenza in modo fondamentale la visione del mondo. Questo significa che, a seconda di quello che compone il proprio bagaglio di esperienze e di come esse vengono elaborate, si interpreta quello che la vita ci propone istante per istante. I pensieri che componiamo non sono dovuti a un’associazione casuale, ma piuttosto a una condizione permanente in noi stessi, che ci permette di avere un’opinione e uno stato d’animo costante nel corso della vita.
Detto in altri termini, non esiste una realtà “pura” che tutti percepiscono allo stesso modo. Ciò che chiamiamo realtà è già il prodotto di un lavoro silenzioso della mente, che seleziona, interpreta e riordina gli stimoli secondo schemi che ci appartengono profondamente. Due persone possono assistere allo stesso evento e ricavarne significati opposti: non perché una abbia ragione e l’altra torto, ma perché ciascuna porta con sé un filtro diverso.
Pensieri, stati d’animo e opinioni personali
I tratti essenziali della nostra personalità determinano, momento per momento, la percezione dell’esistenza. Questo significa che, a seconda dell’aggressività, dell’ottimismo, della rabbia, della emotività di cui disponiamo, interpretiamo la vita un istante dopo l’altro, e le opinioni vengono indirizzate da aspetti culturali e dalla personalità del soggetto. La stessa personalità può essere definita come la tendenza che ognuno esprime nell’interpretare la realtà: essa è formata da esperienze vissute e, certamente in una certa misura, da una composizione genetica, per la gran parte ancora ignota allo stato attuale delle conoscenze.
Le opinioni, dunque, vengono indirizzate da aspetti culturali e dalla personalità del soggetto. In questo modo, in ognuno di noi si compongono e si susseguono i pensieri influenzati dagli stati d’animo, ossia dalle emozioni scaturite dalla realtà, letta da ciascuno a seconda della propria struttura. Certo è che, se un fatto è smaccatamente positivo oppure negativo, è improbabile un’interpretazione troppo diversa da quella che chiunque darebbe. Eppure è proprio qui che origina un argomento estremamente rilevante.
Il ruolo dell’esperienza e della cultura
La cultura in cui cresciamo agisce come una lente che orienta l’attenzione e attribuisce valore alle cose. Le parole che impariamo, le storie che ascoltiamo, i modelli di comportamento che osserviamo: tutto contribuisce a definire ciò che riteniamo normale, desiderabile o minaccioso. L’esperienza personale, a sua volta, sedimenta in noi aspettative e automatismi che agiscono spesso al di fuori della nostra consapevolezza. Per questo due individui appartenenti a contesti diversi possono interpretare lo stesso gesto come un segno di cortesia o di offesa.
Emozioni sconosciute e opinioni personali
È necessario rendersi conto che possiamo rilevare solo alcune delle emozioni che attraversano la nostra esistenza e che interessano la coscienza. Questo significa che, se con il ragionamento siamo coscienti di provare un’emozione, per esempio di gioia, è possibile che senza rendercene conto se ne provi contemporaneamente, e per lo stesso argomento, anche una di amarezza, oppure di rabbia o di vergogna. Ed è proprio questo aspetto che può far affiorare parti di noi tanto invisibili quanto lo sono i motivi che le hanno prodotte. Possiamo dire che spesso accade che le diverse parti della coscienza di un certo individuo vivano emozioni diverse nello stesso istante e per lo stesso argomento.
In sostanza, possiamo affermare che buona parte delle opinioni non è suscitata integralmente dal ragionamento in sé stesso, ma da emozioni che non passano al vaglio della riflessione e scaturiscono dallo stato d’animo generale del soggetto, dovuto ad aspetti del pensiero di cui resta generalmente inconsapevole. Questo è di straordinaria importanza, dal momento che decide l’intensità con cui si vive la realtà senza che se ne possa capire il motivo. Come a dire che subiamo un impatto della realtà che va al di là della logica e che promuove le scelte di cui di solito non rintracciamo l’origine.
Quando le opinioni nascono prima della ragione
La domanda che viene da porsi è fino a che punto siamo consapevoli delle emozioni che attraversano la nostra coscienza, e se siamo davvero in grado di comprenderne il motivo. Ossia: fino a che punto conosciamo l’origine delle opinioni che pure spesso difendiamo a ogni costo, promuovendole con ostinata perizia? Riconoscere che molte delle nostre convinzioni affondano le radici in emozioni non esaminate è un primo passo verso una maggiore libertà interiore. Non significa diffidare di ogni nostro pensiero, ma imparare a interrogarlo, a chiederci da dove arrivi e quali emozioni lo accompagnino.
Coltivare questa consapevolezza non rende la realtà più oggettiva, ma rende noi più presenti a noi stessi. È la differenza tra essere trascinati dalle proprie reazioni e poterle osservare, comprendere e, quando serve, scegliere diversamente.
Domande frequenti
Perché ognuno interpreta la realtà in modo diverso?
Perché la percezione della realtà non è mai neutra: dipende dal bagaglio di esperienze, dalla cultura, dalla personalità e dalla disposizione biologica di ciascuno. Questi elementi agiscono come un filtro che seleziona e riordina ciò che osserviamo, portando persone diverse a leggere lo stesso evento in modi anche molto distanti.
Le emozioni influenzano davvero le nostre opinioni?
Sì, e spesso più di quanto crediamo. Molte opinioni non nascono da un ragionamento lucido, ma da emozioni che non passano al vaglio della riflessione e che determinano lo stato d’animo generale. Per questo difendiamo certe idee con intensità di cui non sempre conosciamo l’origine.
Possiamo provare emozioni opposte nello stesso momento?
Sì. Le diverse parti della coscienza possono vivere emozioni differenti nello stesso istante e per lo stesso argomento: accanto alla gioia possono convivere amarezza, rabbia o vergogna. Spesso siamo consapevoli solo di una parte di ciò che proviamo.
Come si può diventare più consapevoli del proprio modo di interpretare la realtà?
Il primo passo è imparare a interrogare i propri pensieri e a chiedersi quali emozioni li accompagnano, invece di darli per scontati. Questa attenzione non rende la realtà più oggettiva, ma ci rende più presenti a noi stessi e più liberi di scegliere come rispondere.