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L’attenzione visuo-spaziale nello sviluppo tipico e atipico

Perché è importante studiare l’attenzione in ambito psicologico, in particolare all’interno della psicologia dello sviluppo? La risposta è semplice: l’attenzione è uno dei deficit che si manifesta nei principali disturbi dello sviluppo. Comprendere come si struttura fin dai primi mesi di vita, e come si articola tra dimensione spaziale e dimensione legata agli oggetti, aiuta […]

L’attenzione visuo-spaziale nello sviluppo tipico e atipico
Perché è importante studiare l’attenzione in ambito psicologico, in particolare all’interno della psicologia dello sviluppo? La risposta è semplice: l’attenzione è uno dei deficit che si manifesta nei principali disturbi dello sviluppo. Comprendere come si struttura fin dai primi mesi di vita, e come si articola tra dimensione spaziale e dimensione legata agli oggetti, aiuta a distinguere lo sviluppo tipico da quello atipico.

Che cos’è l’attenzione: definizione

La definizione più accreditata è la seguente: l’attenzione è una funzione multicomponenziale che serve per inibire informazioni inutili e selezionare quelle utili che provengono dall’ambiente circostante l’individuo. Non si tratta quindi di una capacità unitaria, ma di un insieme di processi che lavorano insieme per filtrare la grande quantità di stimoli a cui siamo continuamente esposti, dando priorità a ciò che è rilevante per il comportamento in corso.

Proprio la natura multicomponenziale dell’attenzione spiega perché essa sia così centrale nello studio dello sviluppo. Quando uno o più di questi componenti non funzionano in modo adeguato, la capacità del bambino di orientarsi nell’ambiente, di apprendere e di interagire con gli altri ne risente. Per questo l’attenzione rappresenta un punto di osservazione privilegiato per cogliere precocemente le traiettorie atipiche.

Attenzione space-based e object-based

L’attenzione visuo-spaziale si suddivide in due ulteriori paradigmi: il primo parla di attenzione space-based, il secondo di attenzione object-based. L’attenzione basata sullo spazio è da interpretare come un fascio di luce che irradia un’area circoscritta di spazio, entro cui estrarre le informazioni importanti ed elaborarle, ignorando quelle presenti al di fuori del campo selezionato dal fascio luminoso. È come se la mente illuminasse una porzione della scena visiva, portando in primo piano ciò che si trova al suo interno e lasciando in ombra il resto.

L’attenzione object-based, invece, si concentra sulla capacità, già presente nella prima infanzia, di orientare l’attenzione verso specifici oggetti discriminati. Vari esperimenti hanno evidenziato come i bambini di quattro mesi preferiscano oggetti sociali, per esempio i volti, rispetto a quelli non sociali, mentre i neonati sono per lo più attratti dagli oggetti in movimento. Le due prospettive non si escludono a vicenda: descrivono piuttosto due modalità complementari con cui il sistema attentivo seleziona le informazioni, ora privilegiando una regione dello spazio, ora un oggetto definito.

Gli esperimenti sull’attenzione dei bambini

Nel dettaglio, un esperimento ha presentato una sequenza di volti regolare, senza movimento, e i bambini mostravano in seguito una preferenza per un volto di profilo diverso da quelli mostrati: riuscivano cioè a elaborare completamente l’informazione. In un secondo caso venivano presentati volti in sequenza casuale, e i bambini coglievano solo parzialmente le informazioni. Infine, quando esposti a una sequenza di volti senza movimento in condizioni ancora diverse, non avveniva alcun riconoscimento. Questi risultati mostrano come la regolarità e la struttura della presentazione influenzino la possibilità, per il bambino, di elaborare e memorizzare uno stimolo.

Un secondo studio rilevante ha mostrato come i tempi di reazione nell’orientare l’attenzione all’interno di un medesimo oggetto, da un punto all’altro dell’oggetto stesso lungo una traiettoria di una certa lunghezza, fossero minori rispetto allo spostamento dell’attenzione verso un secondo oggetto lungo una traiettoria della stessa lunghezza. In altre parole, muovere l’attenzione restando dentro lo stesso oggetto è più rapido che passare a un oggetto diverso, anche a parità di distanza percorsa. I suddetti esperimenti sostengono l’evidenza empirica delle teorie space-based e object-based sull’attenzione visuo-spaziale, mostrando che entrambe le dimensioni concorrono a organizzare il modo in cui i bambini esplorano il mondo.

Movimento biologico e organizzazione dello spazio

Le ricerche hanno dimostrato che i bambini preferiscono, sin dalla nascita, i movimenti biologici. Un esempio è la maggiore attenzione riservata al movimento di puntini che raffiguravano il movimento di un’oca, rispetto a puntini che si muovevano in modo casuale. Questa sensibilità precoce al movimento biologico è considerata una predisposizione innata, funzionale al riconoscimento degli altri esseri viventi e, in prospettiva, allo sviluppo delle competenze sociali.

Queste ricerche hanno esplorato la capacità fondamentale dei neonati di distinguere tra elementi sociali e non sociali, con una preferenza per i primi, e la capacità di orientarsi nello spazio procedendo per “prossimità”. Questo modo di procedere rende più semplice organizzare una mappa interna del mondo circostante e agire su di esso. Infatti, una minima porzione del campo di un singolo oggetto porta più facilmente all’esplorazione di quello stesso oggetto, piuttosto che a dirigere l’attenzione verso un altro ancora estraneo.

Il passaggio dell’attenzione da un oggetto all’altro si chiama shift, e quando si verifica si articola in tre momenti: il disancoraggio dall’oggetto attuale, lo spostamento vero e proprio e il successivo ancoraggio al nuovo oggetto. Questa sequenza descrive il meccanismo di base con cui il sistema attentivo si muove nella scena visiva, e le sue eventuali anomalie sono tra gli aspetti indagati quando si studia lo sviluppo atipico.

Sviluppo tipico e atipico: perché l’attenzione conta

Studiare l’attenzione visuo-spaziale nello sviluppo tipico consente di costruire un metro di riferimento con cui confrontare le traiettorie atipiche. Poiché l’attenzione è tra le funzioni più precocemente coinvolte in molti disturbi del neurosviluppo, cogliere differenze nella preferenza per gli stimoli sociali, nella capacità di orientarsi per prossimità o nella fluidità dei meccanismi di ancoraggio e disancoraggio può offrire indicazioni preziose. È in questa cornice che la ricerca sui neonati e sui primi mesi di vita assume un valore che va ben oltre il laboratorio, aprendo la strada a una comprensione più fine dello sviluppo e delle sue possibili deviazioni.

Domande frequenti

Che cos’è l’attenzione in psicologia?

L’attenzione è una funzione multicomponenziale che serve a inibire le informazioni inutili e a selezionare quelle utili provenienti dall’ambiente. Non è una capacità unica, ma un insieme di processi che filtrano gli stimoli e danno priorità a ciò che è rilevante.

Qual è la differenza tra attenzione space-based e object-based?

L’attenzione space-based funziona come un fascio di luce che illumina una porzione di spazio, entro cui elaborare le informazioni. L’attenzione object-based, invece, si orienta verso oggetti specifici e discriminati, come i volti, ed è presente già nella prima infanzia.

Cosa preferiscono guardare i neonati?

I neonati sono attratti soprattutto dagli oggetti in movimento e, in particolare, dai movimenti biologici. A quattro mesi mostrano già una preferenza per gli stimoli sociali, come i volti, rispetto a quelli non sociali.

Cosa si intende per shift dell’attenzione?

Lo shift è il passaggio dell’attenzione da un oggetto all’altro. Si articola in tre fasi: il disancoraggio dall’oggetto attuale, lo spostamento e l’ancoraggio al nuovo oggetto. Spostare l’attenzione restando all’interno dello stesso oggetto risulta più rapido che passare a un oggetto diverso.

L’attenzione visuo-spaziale si organizza fin dai primi mesi di vita attorno a due paradigmi complementari, space-based e object-based, e a una precoce preferenza per gli stimoli sociali e per il movimento biologico. Comprendere come funziona nello sviluppo tipico è essenziale per riconoscere le traiettorie atipiche, dato che l’attenzione è tra i primi processi coinvolti nei disturbi del neurosviluppo.
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