Il significato dei colori: il blu

Il blu e il significato dei colori 

Nell’ambito del significato dei colori, gli psicologi del profondo associano il blu ed in particolare la sfumatura di azzurro, al rilassamento psichico, ad una moderata, lieve e superiore configurazione della vita, tant’è vero che spesso questo colore simboleggia la spiritualità e la meditazione.

In Europa, nel Medioevo e nel Rinascimento il blu era considerato un colore caldo e solo nel XIX secolo assume ufficialmente lo status di colore freddo.

 

Simbolismo e neuromarketing 

blu notteDa una breve analisi sociologica è emerso che il blu è il colore preferito da più della metà della popolazione occidentale. Il blu evoca sogno, lontananza, infinito ed infatti è emblematico che il cielo e il mare siano proprio di questo colore. La lontananza suscita anche nostalgia e non è un caso infatti che il “blues” porti quel nome. La notte viene in genere rappresentata nei fumetti in blu piuttosto che nera. In Canada e negli Stati Uniti l’uscita dagli uffici viene detta “ora blu”. In Occidente nell’ambito del significato dei colori il blu rappresenta il colore della fedeltà e della fede. È anche il simbolo di pace tant’è che è il colore dell’ONU, dell’UNESCO e di altre grandi istituzioni. È il colore del fresco, dell’acqua (nelle società antiche e medievali l’acqua era rappresentata in verde) e della sterilizzazione (infatti viene usato in ambiente ospedaliero). Evoca la nobiltà: “essere di sangue blu”. Per secoli, a causa della difficoltà di tingere gli indumenti di blu, ha invece rappresentato un colore “del sotto-nero”, degli abiti scoloriti e slavati, oltre che da lavoro come quelli dei contadini.

Secondo gli scienziati il blu innesca negli esseri umani associazioni involontarie con il cielo, il mare, gli orizzonti lontani, le spiagge paradisiache e di conseguenza “giorni di relax”.

Il colore dell’acqua, della spiritualità e della meditazione

Secondo gli scienziati il blu innesca negli esseri umani associazioni involontarie con il cielo, il mare, gli orizzonti lontani, le spiagge paradisiache e di conseguenza “giorni di relax”. 

neuromarketingQuesto colore inoltre incentiva le emissioni delle onde alfa del cervello, che favoriscono le intuizioni “geniali”.

Nell’ambito del neuromarketing si stanno sviluppando degli studi per individuare ciò che può stimolare i consumatori all’acquisto ed a questo proposito è risultato importante, ad esempio, la scelta di una particolare tinta nel packaging dei prodotti così come la nuance della tinta sulle pareti dei negozi. Il blu viene spesso scelto per l’interno dei negozi perché suscita una percezione di rilassamento inducendo nel cliente una sensazione di calma che lo accompagna nella scelta del prodotto. Invece questo colore viene spesso utilizzato per le pareti degli uffici dove si svolgono lavori creativi.

Esistono colori nell’ambito della moda che sono diventati un marchio come il blu di Tiffany che è stato brevettato e che appare come un blu tendente al verde. I prodotti che suscitano frescura spesso sono rappresentati in blu ed è anche il colore convenzionale del web.

 

Breve storia del blu

Michel Pastoureau, lo storico più importante sul tema dei colori, ha addirittura dedicato un intero libro al racconto della storia del blu. Gli antichi Romani non lo apprezzavano perché veniva associato ai barbari. Solo dal XII secolo la sua sorte cambiò e in pochi decenni iniziò a conoscere una notevole valorizzazione, diventando anche di moda nei tessuti, negli emblemi e nell’arte. In questo secolo, la Madonna fu una delle prime immagini a vestire di blu. Perfino sul piano linguistico, le lingue volgari diedero forma ad un ricco lessico al riguardo. Grazie a notevoli progressi tecnici i tintori cominciarono a poter riprodurre tonalità vivide di blu sui tessuti mentre i maestri vetrai riuscirono a mettere a punto il cosiddetto “blu Chartres” da applicare sulle miniature. Successivamente la Riforma protestante, nel XVI secolo, lo favorirà ulteriormente in quanto farà acquisire al blu un titolo di colore “onesto”.

blue jeansNel XVIII secolo, intorno al 1706, venne scoperto il “blu di Prussia”, elaborato dal chimico prussiano J. Diesbbach, da cui il nome di Prussia. Questa particolare tonalità di blu, inizialmente utilizzata per tingere le stoffe, venne successivamente molto utilizzato in pittura. Così nel giro di pochi anni il blu di Prussia si diffuse a livello internazionale anche perché poco tossico e poco costoso. Questa invenzione fu rivoluzionaria in quanto per anni pittori e tintori avevano avuto difficoltà a produrre blu molto scuri utilizzabili su ampie superfici. Il difetto però del blu di Prussia è l’essere poco stabile se esposto alla luce. Dopo la prima guerra mondiale questa sfumatura di blu venne molto usata per tingere gli abiti perché era un colore austero e dal costo moderato. Sempre in quest’epoca iniziò ad essere utilizzata per le uniformi e gli abiti di uso quotidiano, anche la tonalità del blu marino. “Blu jeans” fu un’espressione che iniziò ad essere utilizzata solo nel 1920, anche se già dal 1870 i jeans inventati da Levi Strauss erano tutti di colore blu. Il cotone denim utilizzato era tinto con l’indaco. A partire dagli anni ’80 del ‘900 i jeans perdono l’esclusività del blu diversificandosi anche in altri colori.

Scopriremo in futuro gli eventuali sviluppi del significato dei colori e quindi anche del blu.

 

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