Coppia e Relazioni

Amore? Se scappa mi piace

È capitato a tutti di sentirsi attratti proprio da chi si mostra freddo, distante e un po’ sfuggente. Lo dice anche un luogo comune molto diffuso: in amore vince chi scappa. Ma cosa spinge davvero l’essere umano a inseguire un partner che si nega? Dietro la ricerca dell’amore evitante si nascondono meccanismi psicologici precisi, legati […]

Amore? Se scappa mi piace
È capitato a tutti di sentirsi attratti proprio da chi si mostra freddo, distante e un po’ sfuggente. Lo dice anche un luogo comune molto diffuso: in amore vince chi scappa. Ma cosa spinge davvero l’essere umano a inseguire un partner che si nega? Dietro la ricerca dell’amore evitante si nascondono meccanismi psicologici precisi, legati al desiderio, all’autostima e al bisogno di misurare il proprio valore. Capirli è il primo passo per uscire da una corsa che non porta mai a destinazione.

L’amore evitante: una corsa dietro chi fugge

Si osserva molto spesso la tendenza a rincorrere amanti che si sottraggono, due linee parallele destinate a non incontrarsi mai. La persona desiderata appare tanto più affascinante quanto più resta irraggiungibile, e ogni segnale di distanza, invece di scoraggiare, sembra alimentare il trasporto. È un fenomeno talmente comune da essere diventato un cliché, eppure dietro questa dinamica si nasconde qualcosa di profondamente umano: il modo in cui funziona il nostro desiderio.

Il desiderio, motore dell’azione umana

Il desiderio è il motore che muove le nostre azioni. Continuamente fantastichiamo su obiettivi da raggiungere, e questo mette in moto le nostre risorse, indirizzandole verso ciò che riteniamo importante per la nostra felicità. Durante il cammino verso la meta l’individuo si sente vitale, produttivo, e prova benessere per il semplice fatto di essere in movimento.

C’è di più: più la strada è tortuosa e piena di ostacoli, più l’oggetto del desiderio acquista valore. In base a quanto ci percepiamo capaci di raggiungere i nostri traguardi, valutiamo il nostro potere personale, e l’ostacolo aumenta il valore dello sforzo. Se ci riesco, allora sono davvero capace. Esiste anche un meccanismo inverso: in base agli sforzi compiuti, l’oggetto verso cui ci dirigiamo viene sopravvalutato rispetto alle sue caratteristiche reali. Se mi sono impegnato così tanto, ragioniamo, vuol dire che lo desidero davvero e non posso mollare adesso.

Quando finalmente l’oggetto è in nostro possesso, però, dopo un iniziale stato di benessere comincia a perdere le sue qualità pregiate e a piacerci sempre di meno. Nel frattempo prende già forma un nuovo oggetto desiderabile, verso cui rivolgiamo le energie. A prima vista sembra un gioco di eterna insoddisfazione, ma questo meccanismo ha un ruolo cruciale nel nostro equilibrio psichico: in assenza di desiderio sperimenteremmo la stagnazione, fatta di vuoto, noia e tristezza.

Perché desidero proprio l’amore evitante?

Quando questa logica si applica al rapporto sentimentale, il suo valore adattivo viene meno. Desiderare l’ultimo modello di auto o una promozione sul lavoro sono contesti in cui è funzionale misurare il proprio potere personale. In campo sentimentale, invece, ciò che dovrebbe muoverci nella ricerca del partner è altro: il bisogno di relazione, non la sfida.

Quando la conquista di un amante è particolarmente difficile, per i meccanismi appena descritti il suo valore cresce e con esso il desiderio. Più l’altro si nega, più si alimenta una sfida con sé stessi e con le proprie capacità di ottenere quell’amore. Così ci si allontana dalla dimensione di coppia e ci si avvicina a qualcosa di ego centrato, in cui l’altro conta meno della prova che dobbiamo superare.

Non è un caso che la corsa dietro chi fugge sia molto diffusa in adolescenza, una fase in cui si costruisce la personalità e si cercano continue occasioni per misurare il proprio valore e nutrire l’autostima. Nella fase di conquista è lecito che ci sia anche un bisogno di misurarsi, ma il protagonista dovrebbe restare il bisogno di relazione. Se tratto l’amante come uno strumento di misura del mio potere, una volta ottenuta la sua attenzione sarò portato a desiderarne un altro, restando bloccato per sempre nella fase di conquista senza appagare mai il bisogno di legame.

C’è infine un rischio ulteriore: se non possiedo altre strade per alimentare la mia autostima, nel momento in cui abbandono l’attività di corteggiatore, magari per una relazione stabile, il mio valore percepito subisce un declino e affiorano sentimenti di vuoto, tristezza e insoddisfazione.

Come smettere di cercare l’amore evitante

Misurare il proprio potere e godere di una relazione soddisfacente sono due motori differenti e ugualmente importanti. Per trarne benessere è fondamentale che ciascuno venga applicato al contesto giusto. Il primo passo è riflettere sulla dinamica relazionale in corso, per separare i reali attributi positivi dell’altra persona dalle proprie insicurezze. In questo lavoro può aiutare anche l’analisi delle relazioni passate, alla ricerca di schemi che si ripetono.

Il secondo passo è dirigere le proprie energie verso un progetto personale, lavorativo o creativo, capace di nutrire l’autostima in modo più sano. Quando il bisogno di misurare il proprio valore trova spazi adeguati, la relazione sentimentale può tornare a essere ciò che dovrebbe: un luogo di incontro e non un campo di prova. Se la dinamica appare radicata e si ripresenta in ogni rapporto, il confronto con uno psicologo può offrire uno spazio prezioso per comprenderne le radici.

Domande frequenti

Perché ci attrae chi si mostra distante?

Perché entra in gioco il meccanismo del desiderio: l’ostacolo aumenta il valore percepito dell’obiettivo e lo sforzo della conquista alimenta l’idea che quella persona sia importante. È la difficoltà stessa, più che la persona reale, ad accendere il trasporto.

L’amore evitante è la stessa cosa dell’attaccamento evitante?

Sono due cose collegate ma distinte. Qui parliamo della tendenza a inseguire chi si nega, spesso per misurare il proprio valore. Lo stile di attaccamento evitante, invece, descrive chi tende a sfuggire dall’intimità. Le due dinamiche possono incastrarsi: chi insegue trova nel partner sfuggente il bersaglio perfetto.

Inseguire chi scappa è sempre un problema?

Un po’ di sfida nella fase di conquista è normale e persino fisiologico. Diventa un problema quando la conquista è l’unico motore, perché in quel caso non si appaga mai il bisogno di relazione e si resta intrappolati in una ricerca senza fine.

Quando è utile rivolgersi a uno psicologo?

Quando lo schema si ripete in ogni relazione, quando genera sofferenza o quando ci si accorge di non riuscire a costruire legami stabili. Un percorso psicologico aiuta a distinguere i bisogni autentici dalle insicurezze e a trovare modi più sani di nutrire l’autostima.

Inseguire l’amore evitante è spesso un modo per misurare il proprio valore, non per costruire un legame. Il desiderio si accende davanti all’ostacolo, ma una volta ottenuta la conquista l’interesse svanisce e la corsa ricomincia. Uscirne significa riconoscere la dinamica, nutrire l’autostima attraverso progetti personali e restituire alla relazione il suo vero scopo: incontrare l’altro, non vincere una sfida.
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