Che cos’è la Psicologia?

Un viaggio fra Anima, Scienza ed Orientamenti Teorici

Per qualcuno è arte magica, per altri sono i medici che non ce l’hanno fatta, per altri ancora, è la professione di ”amico legalizzata”; ”La psicologia non è una scienza”, dicono. E forse, hanno ragione. Chi può saperne, contemporaneamente,  di filosofia e neurobiologia? La formazione dello psicologo è eclettica: perché la psicologia è multidisciplinare. E non è adatta, dovrebbe essere aggiunto, a quella pienezza spavalda e poco umile; piuttosto, è schiva ma concreta, straripante ma con tocco delicato.

La Psicologia come scienza

Non sempre la professione fa l’uomo; oggi è un surplus di figure professionali, un pullulare di eccellenza e titoli in ogni ambito. La competizione, lo scavalcare, hanno fatto perdere di vista il rispetto dell’altro. Figuriamoci un ”matto”. Un diverso. La psicologia è una ”scienza umanistica”, perché si serve dello strumento più semplice ma, al contempo, più potente per indagare e scorgere la verità: la parola. Siamo sicuri che questo strumento di ricerca sia adatto a tutti? Siamo sicuri che un titolo – o un paio – avvalorino l’uso di un qualcosa di tanto fragile come l’animo umano?

Carl Gustav Jung

L’importante è che io mi ponga davanti al paziente come un altro essere umano

Ma in realtà, chi è lo Psicologo? Per psicologia si intende quella scienza che analizza i comportamenti umani latenti e manifesti. Una scienza che si fonda sul metodo sperimentale ed ha come oggetto di studio l’attività psichica, ovvero, la soggettività di un individuo e l’individualità bio-psico-sociale nella quale è inserito ed in quest’ultima analizzato.

Spesso e volentieri è stata criticata la metodologia della disciplina psicologica, etichettata come ”scienza molle” al pari di altre rientranti nelle scienze umane: tuttavia, possiede delle caratteristiche sufficienti affinché possa essere definita scienza, in primis empirismo ed obiettività, oltre che l’uso del metodo induttivo caratterizzato da:

  • Osservazione
  • Esperimento
  • Teoria
  • Ipotesi
  • Legge

Padre della Psicologia Sperimentale fu W.Wundt fondatore di un laboratorio di ricerca psicologica a Lipsia, nel 1879. Oggetto di studio fu la psicofisiologia dei sensi, l’attenzione ed i suoi tempi di reazione. Da questo momento storico la Psicologia è acclamata come scienza.

Approcci psicologici

Psicologia della Gestalt

In seguito all’avvento della psicologia, ci fu un vero e proprio pullulare di approcci ed orientamenti, ognuno dei quali prese come riferimento un oggetto di studio specifico. Uno dei più noti orientamenti psicologici nasce all’inizio del ‘900 in Germania: Psicologia della Gestalt. L’analisi fu cercare di dimostrare sperimentalmente la totalità delle funzioni psichiche. I Gestaltiani studiavano quindi la percezione. In altre parole un fenomeno doveva essere analizzato nella sua totalità e non esaminando ogni singola parte per arrivare al globale. Nasce con questo nuovo approccio la prima opposizione in materia psicologica: La percezione della totalità e dell’intero che si oppongono alle teorie associazionistiche di Wundt. L’esplicazione più esilarante, avviene tramite le illusioni ottiche, punto focale della teoria Gestaltiana. La loro convinzione era fondata sul fatto che si potesse comprendere un individuo da come quest’ultimo organizzava le percezioni arrivando quindi a comprendere come organizzasse i pensieri.

Strutturalismo e Funzionalismo in America

La psicologia in seguito, prese pian piano a diffondersi anche oltre oceano, negli USA. La scuola americana, si avvaleva per lo più di due orientamenti: Lo strutturalismo ed il funzionalismo. Il primo approccio teorico fu  ideato da Titchener che basava le sue teorizzazioni sul metodo di Wundt, diffondendo la psicologia sperimentale in America. Il secondo approccio, contrapposto allo strutturalismo, guidato da James interpretava i processi mentali come funzioni e disposizioni in cui l’organismo si adatta all’ambiente circostante, sociale e fisico.

Le scuole Russe: Condizionamento Classico e Scuola storico culturale

In Russia l’irrompere della psicologia fu contraddistinto principalmente dall’avvento delle scoperte dovute ad Ivan Pavlov, Nobel per la medicina nel 1904: attraverso lo studio dei meccanismi fisiologici compiuti tramite esperimenti su animali, gettò le prime basi su quello che poi sarebbe divenuto l’orientamento comportamentista; attraverso la scoperta del riflesso condizionatocondizionamento classicoPavlov dimostrò la possibilità di far sorgere un comportamento preciso associandolo ad un determinato stimolo.Diversa accezione per Scuola Storico-culturale di Lev Vygotskij opposta al comportamentismo che stava imperando, in quegli anni, negli Stati Uniti. L’assunto base era l’esperienza e per queste ragioni lo sviluppo cognitivo di un bambino doveva essere analizzato valutando le componenti sociali, culturali ed ambientali. La pedologia fu la disciplina guida di questo approccio, fondata appunto sulla riorganizzazione dei processi mentali sotto l’influenza dei fattori sociali e culturali.

Freud e la nascita della Psicoanalisi

Orientamento che nasce da Sigmund Freud, neurologo viennese, sotto l’influenza dell’ambito psichiatrico: obiettivo base di questo approccio fu scoprire da dove originassero determinati comportamenti manifestati nel quotidiano. L’innovazione maggiore fu sicuramente la scoperta di una parte recondita, irrazionale, e pulsionale della nostra psiche, a cui Freud diede il nome di inconscio. L’obiettivo del medico viennese  fu proprio questo: stilare strategie che potessero portare a galla quella parte nascosta per poterla analizzare. Esempi noti furono l’analisi di comportamenti quali: gli atti mancati, i lapsus, l’interpretazione dei sogni.

Comportamentismo 

Nasce nel 1913 negli Stati Uniti grazie a John Watson. Oggetto di studio di questo nuovo approccio fu il comportamento osservabile negli esseri viventi: la concezione comportamentista si basava sull’assunto Stimolo – Risposta (S-R) in cui si evidenziava come una stimolazione che agisce su un organismo ne determini la risposta dell’organismo stesso. Rifacendosi quindi alle teorie Pavloviane, si ipotizzava che il comportamento venisse appreso tramite condizionamento. Fra i maggiori esponenti della scuola comportamentista si ricorda Skinner, famoso per le sue Skinner Box, scatole di labirinti atti a studiare i comportamenti manifesti dei ratti, tramite l’associazione S-R. Tuttavia, le teorie comportamentiste vennero criticate per la loro visione semplicistica, non idonea alla spiegazione di comportamenti psicologici complessi.

Cognitivismo

A differenza del comportamentismo dove l’uomo era ridotto ad una serie di comportamenti osservabili da portare in analisi, i cognitivisti introdussero il concetto di ”mente” . L’obiettivo di questo approccio è lo studio mediante i quali le informazioni vengono recepite, elaborate e memorizzate dal sistema cognitivo. Il modello di funzionamento della mente secondo questo approccio è similare a quello dei moderni software: la mente è il software che riceve informazioni dall’ambiente esterno (input) che elabora e restituisce come informazioni in uscita (output). Il modello a cui si rifaceva l’orientamento cognitivista era appunto il modello HIP, (Human Information Processing). Come il comportamentismo destò numerose critiche in quanto dipingeva l’individuo come un essere artificiale che non corrispondeva all’uomo realistico inserito nel suo ambiente naturale.

Neuropsicologia e Neuroscienze

L’analisi dei  processi psichici correlati ai meccanismi anatomici da cui dipende il loro funzionamento, nello specifico. Precursore di questo nuovo tipo di approccio fu Paul Broca, noto per la scoperta di quella che ai più è conosciuta come l’afasia di Broca. Scoprì infatti come ogni centro cerebrale, in questo caso il linguaggio o la mancanza di quest’ultimo nella fattispecie, debba essere fatto risalire ad un centro cerebrale specifico.

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