Un viaggio fra anima, scienza e orientamenti teorici
Non sempre la professione fa l’uomo; oggi c’è un surplus di figure professionali, un pullulare di eccellenza e titoli in ogni ambito. La competizione, lo scavalcare, hanno fatto perdere di vista il rispetto dell’altro. Figuriamoci un “matto”. Un diverso. La psicologia è una “scienza umanistica”, perché si serve dello strumento più semplice ma, al contempo, più potente per indagare e scorgere la verità: la parola. Siamo sicuri che questo strumento di ricerca sia adatto a tutti? Siamo sicuri che un titolo, o un paio, avvalorino l’uso di un qualcosa di tanto fragile come l’animo umano?
Carl Gustav Jung: “L’importante è che io mi ponga davanti al paziente come un altro essere umano”.
La psicologia come scienza
Ma in realtà, chi è lo psicologo? Per psicologia si intende quella scienza che analizza i comportamenti umani latenti e manifesti. Una scienza che si fonda sul metodo sperimentale e ha come oggetto di studio l’attività psichica, ovvero la soggettività di un individuo e l’individualità bio-psico-sociale nella quale è inserito e in quest’ultima analizzato.
Spesso e volentieri è stata criticata la metodologia della disciplina psicologica, etichettata come “scienza molle” al pari di altre rientranti nelle scienze umane. Tuttavia possiede delle caratteristiche sufficienti affinché possa essere definita scienza, in primis empirismo e obiettività, oltre che l’uso del metodo induttivo caratterizzato da:
- Osservazione
- Esperimento
- Teoria
- Ipotesi
- Legge
Padre della psicologia sperimentale fu W. Wundt, fondatore di un laboratorio di ricerca psicologica a Lipsia nel 1879. Oggetto di studio fu la psicofisiologia dei sensi, l’attenzione e i suoi tempi di reazione. Da questo momento storico la psicologia è acclamata come scienza.
Approcci e orientamenti psicologici
Psicologia della Gestalt
In seguito all’avvento della psicologia, ci fu un vero e proprio pullulare di approcci e orientamenti, ognuno dei quali prese come riferimento un oggetto di studio specifico. Uno dei più noti orientamenti psicologici nasce all’inizio del Novecento in Germania: la Psicologia della Gestalt. L’analisi fu cercare di dimostrare sperimentalmente la totalità delle funzioni psichiche. I gestaltiani studiavano quindi la percezione. In altre parole, un fenomeno doveva essere analizzato nella sua totalità e non esaminando ogni singola parte per arrivare al globale. Nasce con questo nuovo approccio la prima opposizione in materia psicologica: la percezione della totalità e dell’intero che si oppongono alle teorie associazionistiche di Wundt. L’esplicazione più esilarante avviene tramite le illusioni ottiche, punto focale della teoria gestaltiana. La loro convinzione era fondata sul fatto che si potesse comprendere un individuo da come quest’ultimo organizzava le percezioni, arrivando quindi a comprendere come organizzasse i pensieri.
Strutturalismo e funzionalismo in America
La psicologia in seguito prese pian piano a diffondersi anche oltre oceano, negli USA. La scuola americana si avvaleva per lo più di due orientamenti: lo strutturalismo e il funzionalismo. Il primo approccio teorico fu ideato da Titchener, che basava le sue teorizzazioni sul metodo di Wundt, diffondendo la psicologia sperimentale in America. Il secondo approccio, contrapposto allo strutturalismo, guidato da James, interpretava i processi mentali come funzioni e disposizioni in cui l’organismo si adatta all’ambiente circostante, sociale e fisico.
Le scuole russe: condizionamento classico e scuola storico-culturale
In Russia l’irrompere della psicologia fu contraddistinto principalmente dall’avvento delle scoperte dovute a Ivan Pavlov, Nobel per la medicina nel 1904: attraverso lo studio dei meccanismi fisiologici compiuti tramite esperimenti su animali, gettò le prime basi su quello che poi sarebbe divenuto l’orientamento comportamentista. Attraverso la scoperta del riflesso condizionato, il cosiddetto condizionamento classico, Pavlov dimostrò la possibilità di far sorgere un comportamento preciso associandolo a un determinato stimolo. Diversa accezione per la scuola storico-culturale di Lev Vygotskij, opposta al comportamentismo che stava imperando, in quegli anni, negli Stati Uniti. L’assunto base era l’esperienza e per queste ragioni lo sviluppo cognitivo di un bambino doveva essere analizzato valutando le componenti sociali, culturali e ambientali. La pedologia fu la disciplina guida di questo approccio, fondata appunto sulla riorganizzazione dei processi mentali sotto l’influenza dei fattori sociali e culturali.
Freud e la nascita della psicoanalisi
Orientamento che nasce da Sigmund Freud, neurologo viennese, sotto l’influenza dell’ambito psichiatrico. Obiettivo base di questo approccio fu scoprire da dove originassero determinati comportamenti manifestati nel quotidiano. L’innovazione maggiore fu sicuramente la scoperta di una parte recondita, irrazionale e pulsionale della nostra psiche, a cui Freud diede il nome di inconscio. L’obiettivo del medico viennese fu proprio questo: stilare strategie che potessero portare a galla quella parte nascosta per poterla analizzare. Esempi noti furono l’analisi di comportamenti quali gli atti mancati, i lapsus, l’interpretazione dei sogni.
Comportamentismo
Nasce nel 1913 negli Stati Uniti grazie a John Watson. Oggetto di studio di questo nuovo approccio fu il comportamento osservabile negli esseri viventi: la concezione comportamentista si basava sull’assunto stimolo-risposta (S-R), in cui si evidenziava come una stimolazione che agisce su un organismo ne determini la risposta dell’organismo stesso. Rifacendosi quindi alle teorie pavloviane, si ipotizzava che il comportamento venisse appreso tramite condizionamento. Fra i maggiori esponenti della scuola comportamentista si ricorda Skinner, famoso per le sue Skinner Box, scatole di labirinti atti a studiare i comportamenti manifesti dei ratti tramite l’associazione S-R. Tuttavia le teorie comportamentiste vennero criticate per la loro visione semplicistica, non idonea alla spiegazione di comportamenti psicologici complessi.
Cognitivismo
A differenza del comportamentismo, dove l’uomo era ridotto a una serie di comportamenti osservabili da portare in analisi, i cognitivisti introdussero il concetto di “mente”. L’obiettivo di questo approccio è lo studio dei processi mediante i quali le informazioni vengono recepite, elaborate e memorizzate dal sistema cognitivo. Il modello di funzionamento della mente secondo questo approccio è similare a quello dei moderni software: la mente è il software che riceve informazioni dall’ambiente esterno (input), le elabora e le restituisce come informazioni in uscita (output). Il modello a cui si rifaceva l’orientamento cognitivista era appunto il modello HIP (Human Information Processing). Come il comportamentismo, destò numerose critiche in quanto dipingeva l’individuo come un essere artificiale che non corrispondeva all’uomo realistico inserito nel suo ambiente naturale.
Neuropsicologia e neuroscienze
L’analisi dei processi psichici correlati ai meccanismi anatomici da cui dipende il loro funzionamento, nello specifico. Precursore di questo nuovo tipo di approccio fu Paul Broca, noto per la scoperta di quella che ai più è conosciuta come afasia di Broca. Scoprì infatti come ogni centro cerebrale, in questo caso il linguaggio o la mancanza di quest’ultimo nella fattispecie, debba essere fatto risalire a un centro cerebrale specifico.
Domande frequenti
Che cos’è la psicologia?
È la scienza che analizza i comportamenti umani latenti e manifesti. Si fonda sul metodo sperimentale e studia l’attività psichica, cioè la soggettività dell’individuo e l’individualità bio-psico-sociale nella quale è inserito.
La psicologia è davvero una scienza?
Sì. Pur essendo stata etichettata come “scienza molle”, possiede empirismo e obiettività e si serve del metodo induttivo, basato su osservazione, esperimento, teoria, ipotesi e legge. La nascita della psicologia sperimentale viene fatta risalire al laboratorio fondato da Wundt a Lipsia nel 1879.
Quali sono i principali orientamenti della psicologia?
Tra i più noti ci sono la psicologia della Gestalt, lo strutturalismo e il funzionalismo americani, le scuole russe di Pavlov e Vygotskij, la psicoanalisi di Freud, il comportamentismo di Watson e Skinner, il cognitivismo e, più di recente, la neuropsicologia e le neuroscienze.
Chi è considerato il padre della psicologia sperimentale?
Wilhelm Wundt, che nel 1879 fondò a Lipsia il primo laboratorio di ricerca psicologica, dedicato allo studio della psicofisiologia dei sensi, dell’attenzione e dei tempi di reazione.
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