Il rosso nel significato dei colori in psicologia
Nell’ambito del significato dei colori, gli psicologi del profondo associano il rosso visto nei sogni alle emozioni. Il rosso è il colore per eccellenza nel sistema simbolico dell’antichità, che ruotava attorno a tre poli fondamentali: il rosso, il bianco e il nero. Si tratta di un colore ambiguo, capace di rappresentare sia il buono sia il cattivo. Basti pensare alle fiabe: in Cappuccetto Rosso il colore ha una valenza positiva, mentre nella mela rossa di Biancaneve assume una valenza negativa. Questa doppia natura è ciò che rende il rosso così potente nella nostra esperienza emotiva.
Simbolismo e neuromarketing
Il rosso viene associato soprattutto all’aggressività, al potere, all’amore, alla passione, alla seduzione, al peccato, alla lussuria, al lusso, al comunismo, alla trasgressione, al materialismo, al fuoco (si pensi agli estintori o ai pompieri) e al sangue (la Croce Rossa, il sangue di Cristo). Inoltre serve a segnalare, tanto che lo ritroviamo nei segnali stradali, ferroviari, marittimi e aerei, nei segnali d’allarme che indicano pericolo, nei segnali di divieto, nelle correzioni dei compiti scolastici e in molte spie luminose. È il colore della simbologia della Pentecoste, del fuoco dello Spirito Santo e dell’inferno. È spesso prediletto dai bambini nella scelta dei giocattoli, dei frutti, delle marmellate e dei dolci.
Michel Pastoureau, lo storico più importante nello studio del significato dei colori, fa notare che, malgrado la sua forte simbologia, in alcuni casi il rosso viene scelto raramente: un computer rosso, per fare un esempio, sembrerebbe poco serio.
Perché il rosso funziona nel marketing
Il rosso evoca vicinanza e calore. Nel neuromarketing viene usato per attirare i clienti e compare spesso sulle insegne esterne dei negozi, nelle scritte delle pubblicità e nei packaging delle merci. È dimostrato che il rosso stimola l’appetito, ed è quindi ideale nei ristoranti, e che induce eccitazione, energia e attenzione: per questo motivo viene spesso scelto per le pareti degli uffici dove si svolgono lavori operativi.
Breve storia del rosso
Il rosso è sempre stato valorizzato dall’uomo perché spiccava rispetto al mondo circostante, e i pigmenti per ricavarlo furono trovati molto presto. Già nel Neolitico lo si estraeva dalla robbia, un’erba dalle radici tintorie, da alcuni metalli e dall’ocra rossa. Nella Roma imperiale la cosiddetta porpora romana si ricavava dalla murice, una conchiglia rara e per questo riservata solo all’imperatore e ai suoi condottieri.
Nel Medioevo, dal momento che le colonie di murici sulle coste della Palestina e dell’Egitto erano in via di estinzione, si dovette ripiegare sul chermes, estratto dall’insetto cocciniglia essiccato e schiacciato. Anche se la chimica del colore rosso iniziò presto a svilupparsi, la raccolta dei materiali e la fabbricazione restavano laboriose e costose; ne valeva però la pena, perché il risultato era un colore splendido e resistente. Le differenze di rosso erano date dalla materia da cui lo si ricavava, e questo influiva sul prezzo e sulla luminosità: la gente più povera portava una colorazione meno splendente, mentre la più ricca indossava abiti di un rosso più acceso.
Rosso, potere e religione
A partire dal XIII secolo il papa e i cardinali iniziarono a vestire di rosso. Nello stesso periodo, però, sui quadri si dipingevano diavoli rossi e nei romanzi i cavalieri demoniaci erano rossi: questa ambiguità venne accettata senza problemi. I riformisti protestanti consideravano invece il rosso immorale e sinonimo della perversa Roma, e ritenevano indispensabile che ogni buon cristiano bandisse questo colore. A partire dal XVI secolo gli uomini smisero di vestirsi di rosso, eccetto i cardinali e alcuni ordini cavallereschi. Negli ambienti cattolici le donne potevano indossarlo, mentre il blu diventava un colore maschile perché più discreto, invertendo così le abitudini medievali: nel Medioevo, dopo il XII secolo, le donne vestivano di azzurro come la Vergine e gli uomini di rosso, segno di potere e di guerra.
Un’altra ambivalenza fu l’usanza, fino al XIX secolo, del vestito da sposa rosso come simbolo dell’amore divino e, allo stesso tempo, l’obbligo per le prostitute di portare un copricapo rosso come simbolo dell’amore carnale, che le rendeva facilmente identificabili in strada. Non va dimenticata l’usanza di porre lanterne rosse sulla porta dei bordelli, da cui la denominazione di quartiere a luci rosse. Il rosso divenne anche il colore della toga dei giudici e dei guanti e del cappuccio del boia, oltre ad aver sempre rappresentato il colore della guerra: fino al XIX secolo molte uniformi militari erano rosse.
Il rosso nelle culture orientali
Nell’Antica Cina il rosso era il colore sacro della dinastia Chou (1050-256 a.C.) e, allora come in epoche successive, fu il colore simbolo di felicità e di vitalità. Oggi in Cina è un colore portafortuna e, nell’ambito del significato dei colori, viene associato alla gioia e alla ricchezza. Questa lettura positiva mostra come il significato del rosso non sia universale ma profondamente legato al contesto culturale in cui viene interpretato.
Domande frequenti
Qual è il significato del colore rosso in psicologia?
In psicologia il rosso è associato alle emozioni intense: passione, amore, aggressività, energia. Gli psicologi del profondo lo collegano alla vita emotiva e lo considerano un colore ambiguo, capace di evocare sia sentimenti positivi sia stati di allarme e pericolo.
Perché il rosso viene usato così tanto nel marketing?
Perché evoca calore e vicinanza, attira l’attenzione e stimola l’appetito. Per questo compare su insegne, packaging e pubblicità, ed è particolarmente diffuso nel settore della ristorazione, dove favorisce eccitazione ed energia.
Perché il rosso ha sia significati positivi sia negativi?
Perché fin dall’antichità è un colore ambiguo: rappresenta l’amore e la passione ma anche il sangue, il peccato e il pericolo. Le fiabe, la religione e la storia mostrano questa doppia valenza, accettata da sempre senza contraddizioni.
Il significato del rosso è uguale in tutte le culture?
No. In Occidente prevale la doppia valenza tra amore e pericolo, mentre in Cina il rosso è soprattutto simbolo di felicità, vitalità e fortuna. Il significato dipende quindi dal contesto culturale.