Il bianco e il significato dei colori
Pochi colori sono tanto ambigui quanto il bianco. Da un lato può essere considerato l’assenza di colore, una superficie vuota su cui non si è deposto nulla; dall’altro rappresenta l’unificazione cromatica perfetta, perché la luce bianca racchiude tutti i colori dello spettro. Questa doppia natura si riflette nei significati che gli attribuiamo, capaci di passare dalla purezza assoluta alla morte e al lutto a seconda della cultura e del contesto.
Simbolismo del bianco
Nella tradizione occidentale il bianco evoca purezza, castità, innocenza, verginità, pulizia, freddo, saggezza e vecchiaia, ma anche aristocrazia, monarchia, pace e semplicità. È il colore di chi occupa una posizione superiore, come i colletti bianchi dell’industria, e al tempo stesso quello dei fantasmi, del divino e della luce primordiale.
Il quadro cambia radicalmente spostandosi di continente. In gran parte dell’Oriente e dell’Africa il bianco è il colore della tristezza, della disgrazia, della morte e del lutto: lo stesso colore che da noi accompagna i matrimoni, altrove segna i funerali. È un buon esempio di come il significato di una tinta non sia universale, ma il prodotto di una storia culturale.
Nella liturgia cristiana il bianco indica invece innocenza e gioia, e per questo viene usato nei battesimi, nei matrimoni, nelle solennità della Madonna e del Signore, nel tempo del Natale e della Pasqua. Qui il colore diventa segno di una festa e di una purezza che la comunità riconosce e condivide.
Il bianco nel neuromarketing
Nel neuromarketing il bianco comunica freschezza, pulizia, speranza, bontà, luce, sterilità, semplicità, verità, pudore, minimalismo, perfezione e innocenza. Per questo lo si ritrova spesso nei settori domestico, religioso, medicale, tecnologico, giuridico, nuziale, funerario e del design, dove serve a trasmettere ordine, fiducia e igiene.
Sul piano dell’abitare, il color designer Jean-Gabriel Causse, specializzato nel significato dei colori e negli effetti della percezione cromatica sul comportamento umano, offre indicazioni molto concrete. Il bianco sulle pareti, sostiene, è ottimo nei bagni perché evoca pulizia, ma è sconsigliabile nelle camere dei bambini, dato che non è una tinta né stimolante né rilassante. Nelle abitazioni conviene usarlo solo se contrapposto a colori vivaci, in particolare sulle pareti opposte alle finestre, perché rimanda i raggi solari; un bianco opaco, inoltre, dà l’impressione di alzare i soffitti.
Causse sconsiglia il bianco sulle pareti degli uffici, perché non favorisce un buon lavoro e può perfino indurre alla depressione, mentre lo ritiene adatto a ospedali, ambienti medici e cucine industriali, dove suggerisce igiene e pulizia. All’esterno degli edifici il bianco è utile nelle zone calde perché riflette la luce: non a caso i greci ricoprono da tempo le abitazioni di calce bianca. A conferma, un gruppo di ricercatori della Florida ha dimostrato che un tetto bianco può ridurre il consumo dei condizionatori d’aria del 23 per cento.
Breve storia del bianco
Nell’antichità il bianco era considerato un colore al pari degli altri: già nelle grotte paleolitiche si usavano materie gessose per ottenere figure di questo colore. Dal tempo degli antichi romani, e ancora oggi, con il bianco si rappresentano gli spettri e i fantasmi che reclamano giustizia e sepoltura, tanto che l’eco del mondo dei morti viene descritta proprio in bianco. Nel Medioevo si aggiungeva del bianco alle pergamene dei manoscritti miniati, che in precedenza erano beige.
Gli antichi distinguevano il bianco opaco, in latino albus, dal bianco brillante, candidus: nell’Antica Roma i candidati eleggibili indossavano candide toghe bianche, da cui deriva la stessa parola candidato. Questa differenza si è conservata in alcune lingue di origine germanica, ma non in italiano. A partire dalla Guerra dei Cent’anni, tra il XIV e il XV secolo, si cominciò a usare la bandiera bianca per chiedere la fine delle ostilità, in contrapposizione al rosso, colore della guerra.
Il bianco come simbolo di pulizia
Per secoli la biancheria, sia per la casa sia intima, doveva essere rigorosamente bianca. Le ragioni erano molteplici: morali, perché nel Medioevo si considerava osceno indossare biancheria di altro colore; igieniche, in contrapposizione allo sporco rappresentato dal nero; e pratiche, dato che i tessuti venivano fatti bollire per lavarli e questo li faceva scolorire. Ancora oggi il bianco esprime l’eccellenza della pulizia, al punto che si è sempre cercato di indicare un super-bianco, cioè un bianco ancora più bianco: nel Medioevo lo si otteneva con il color oro, oggi invece con l’azzurro.
Il bianco del divino e dell’abito da sposa
Nel 1854 venne istituito il dogma dell’Immacolata Concezione e il bianco divenne il secondo colore della Madonna, dopo il blu. Anche i sovrani, la cui autorità derivava dal potere divino, avevano adottato il bianco per distinguersi dagli altri schieramenti politici, e per lo stesso motivo ancora oggi i componenti delle sette scelgono questo colore nei rituali, considerandolo la cromia del divino. Nella religione cristiana, infine, divenne essenziale che le donne arrivassero vergini al matrimonio, per assicurare la paternità dei figli e quindi l’eredità e la genealogia. Questa esigenza divenne col tempo una vera ossessione, tanto che l’abito da sposa, tradizionalmente rosso, divenne rigorosamente bianco a partire dalla fine del XIX secolo, quando i valori borghesi presero il sopravvento su quelli aristocratici.
Domande frequenti
Perché il bianco è considerato un colore paradossale?
Perché può essere letto in due modi opposti. Da un lato è visto come un non-colore, l’assenza di tinta; dall’altro rappresenta l’unificazione di tutti i colori, dato che la luce bianca contiene l’intero spettro solare. Questa doppia natura spiega la sua ricchezza simbolica.
Il bianco significa la stessa cosa in tutte le culture?
No. In Occidente è legato a purezza, gioia e matrimonio, mentre in gran parte dell’Oriente e dell’Africa è il colore della tristezza, della morte e del lutto. Il significato di un colore dipende dalla storia e dalla cultura che lo hanno costruito.
Dove conviene usare il bianco in casa?
Secondo il color designer Jean-Gabriel Causse, il bianco è ottimo nei bagni perché evoca pulizia ed è efficace sulle pareti opposte alle finestre, perché riflette i raggi solari, oltre a dare l’impressione di alzare i soffitti. È invece sconsigliato nelle camere dei bambini e negli uffici, dove non stimola e può indurre alla depressione.
Perché l’abito da sposa è bianco?
Non lo è sempre stato: l’abito da sposa era tradizionalmente rosso. Divenne rigorosamente bianco a partire dalla fine del XIX secolo, quando i valori borghesi presero il sopravvento su quelli aristocratici e il bianco si legò all’idea di purezza e verginità richiesta alla sposa.
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