I vicoli ciechi dell’evoluzione

Il nostro cervello si è evoluto troppo in fretta?

Una spiegazione alle tante storture che affliggono la società, ai disastri causati dall’uomo, al perché esiste il male: forse è che il nostro cervello si è sviluppato in tempi troppo rapidie con modalità svantaggioseper l’armonia della natura.

In altre parole, l’evoluzione, accrescendo a dismisura il numero dei nostri neuroni e le loro interconnessioni, avrebbe imboccato un vicolo ciecoe intrapreso un tentativo deleterio, avrebbe commesso un errore.

Il discorso è particolarmente difficile, perché ci muoviamo sempre e comunque secondo una logica umana e antropocentrica, l’unica di cui disponiamo.

E il concetto di errore è tipicamente umano, troppo umano. Se non riusciamo a centrare uno degli obiettivi che ci prefiggiamo invochiamo l’errore a nostra scusante.

Ma la natura non si prefigge obiettivi, non ha scopi, se non quelli che arbitrariamente l’uomo le attribuisce. Essa procede a caso e per tentativi, avendo a disposizione tempi infinitidurante i quali gli incontri e gli scontri tra infinitielementi producono infinitevariazioni, la gran parte delle quali viene abbandonata strada facendo.

Arthur Koestler e il fantasma dentro la macchina

Arthur Koestler, scrittore e saggista ungherese naturalizzato britannico, ha scritto: «La strategia dell’evoluzione, come ogni altra strategia, è soggetta a tentativi e ad errori.» (The Ghost in the Machine, London, Hutchinson & Co Publishers, 1967, p. 267)

E inoltre: «L’evoluzione è stata paragonata a un labirinto di vicoli ciechi, e non c’è nulla di strano o improbabile nella tesi che la dotazione originale dell’uomo, ancorché superiore a quella di ogni altra specie vivente, contenga tuttavia qualche errore o carenza che lo predispongono all’auto-distruzione.» (p. XI della Prefazione)

Una traccia di questi errori è individuabile, sempre secondo Koestler, nel mito della cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre e nei tanti miti sulla Caduta che si sono sviluppati a tutte le latitudini del pianeta.

Una spiegazione più razionale potrebbe essere la seguente: la crescita del cervello umano è stata di una straordinaria velocità, fatto del tutto inconsueto nel panorama evolutivo.

Nel libro citato, Koestler riporta una frase del neurologo Judson Herrick: «…la corteccia umana è una sorta di crescita tumorale che è diventata così grande che le sue funzioni sono fuori dal normale controllo e corrono in modo irregolare come un motore a vapore che ha perso il suo conducente.» (p. 273)

Peter Wessel Zapffe mentore di Thomas Ligotti

Nel 1933 il filosofo norvegese Peter Wessel Zapffeaveva scritto che lo svilupparsi della coscienza aveva creato « … una breccia nella profonda unità della vita, un paradosso biologico, un abominio, un’esagerazione di portata disastrosa. La vita aveva superato il suo obiettivo, staccandosi via dal resto.»

E inoltre: «Una specie troppo pesantemente armata di uno spirito possente, era divenuta una minaccia per la propria salvezza … Nonostante i suoi nuovi occhi, l’uomo era ancora radicato nella materia, la sua anima imbastita di essa e subordinata alle sue cieche leggi. Eppure egli poteva vedere la materia come estranea, comparare se stesso a tutti i fenomeni e sentire i propri processi vitali … Essa (la natura, n.d.a.) ha realizzato un miracolo con l’uomo ma non lo riconosce più. Egli ha perso diritto di residenza nell’universo, ha mangiato il frutto dell’Albero della Conoscenza ed è stato espulso dal Paradiso. Egli ha potere sul mondo ma lo maledice, avendolo preso in cambio dell’armonia della propria anima, della propria innocenza,dell’intima pace nelle braccia della vita.»

Queste affermazioni, che sembrano uscite più dalla penna di un poeta che non da quella di un filosofo, sono contenute in un breve saggio dal titolo “L’Ultimo Messia” ed hanno ispirato allo scrittore americano Thomas Ligottiil libro “Cospirazione contro la Razza Umana”.

Non so se Koestleravesse conosciuto il pensiero di Zapffe, assai poco noto prima cheLigottilo sdoganasse (oltretutto l’opera principale del filosofo norvegese non è neppure tradotta in inglese). In ogni caso entrambi hanno individuato nel formarsi della coscienza umana un errore della natura e, pur senza attribuire a ciò una valenza corruttrice nei confronti della natura stessa, hanno ritenuto il medesimo fonte di gravi problemi psicologici per l’essere umano.

È possibile “auto-riparare” un errore dell’evoluzione?

Ma, per tornare ad Arthur Koestler, nella sua opera citata vi è un’affermazione che sembra aprire uno spiraglio alla speranza.

A p. 272 egli scrive che dobbiamo esaminare la possibilità che l’uomo «…possa portare un difetto di fabbricazione all’interno del suo cranio, un errore costruttivo che potenzialmente minaccia la sua estinzione, ma che potrebbe ancora essere corretto da uno sforzo supremo di autoriparazione».

Ecco la “pars construens” appena accennata dallo scrittore ungherese, in mancanza della quale dilagherebbe inevitabilmente la disperazione.

Ma si tratta di una strada percorribile? In cosa consisterebbe questo “sforzo supremo di autoriparazione”?

Ecco un buono spunto per le future discussioni da sviluppare in questa rubrica su “I limiti dell’intelligenza”.

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